Johannes Hahn

L’accoglienza turca: città-lavoro per i siriani

il commissario europeo all’Allargamento dell’Ue, Johannes Hahn è sbarcato ieri ad Ankara alla testa di una nutrita delegazione di funzionari di Bruxelles ufficialmente per incontrare delle organizzazioni non governative che si occupano dei 2 milioni di profughi siriani dislocati nel territorio turco

Rachele Gonnelli, il manifesto • 4/3/2016 • Copertina, Diritti umani & Discriminazioni, Europa, Immigrati & Rifugiati • 635 Viste

Il tempo stringe, il vertice con la Turchia per la soluzione della crisi migranti è lunedì e l’obiettivo per la Ue, lo ha chiarito ieri il primo ministro olandese Mark Rutte come presidente di turno dei 28, è stellare: «Abbiamo bisogno di riportare il flusso migratorio a un livello da cui si possa vedere lo zero», ha detto.

«Non si può ottenere uno zero assoluto — ha soggiunto –ma almeno abbattere i numeri da cui partiamo ora». Si tratta, perciò di «scoraggiare i viaggi pericolosi per mare promuovendo l’immigrazione legale», ma non ha spiegato come.

Più chiaro è l’obiettivo di aumentare le rendition in Turchia di persone che non hanno possibilità di ottenere l’asilo in Europa e «accelerare gli accordi per i rimpatri di cittadini di paesi terzi e di migranti economici». Lunedì, ha concluso Rutte, la Ue e la Turchia si presenteranno con un risultato minimo da perseguire e con un risultato preferito, più vicino possibile allo zero, appunto.

Ieri dalla Grecia verso la Turchia sono ripartiti i primi 308 migranti respinti alle porte dell’Europa. Si tratta per lo più di marocchini, tunisini e algerini. Finora la Turchia si era sempre rifiutata di riaprire le sue frontiere con la Grecia per riammettere sul suo suolo i migranti «irregolari», lasciando sulla carta un accordo bilaterale risalente al 2002.

Invece adesso, in virtù dell’accordo con l’Unione europea da 3,3 miliardi di euro scattato a gennaio, i primi respingimenti sono avvenuti e nei prossimi giorni, prima del vertice di lunedì, proseguiranno, come segno di buona volontà turca e dell’inizio di una nuova cooperazione che in prospettiva mira all’ingresso della Turchia nell’Unione europea. Sempre in questo quadro si deve leggere il viaggio del ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu domani ad Atene.

Nel frattempo il commissario europeo all’Allargamento dell’Ue, Johannes Hahn è sbarcato ieri ad Ankara alla testa di una nutrita delegazione di funzionari di Bruxelles ufficialmente per incontrare delle organizzazioni non governative che si occupano dei 2 milioni di profughi siriani dislocati nel territorio turco.

Johannes Hahn è austriaco come il ministro degli Esteri di Vienna Sebastian Kurz, con il quale condivide anche lo stesso percorso politico: sono usciti entrambi dalla segreteria dei giovani popolari a una ventina d’anni di distanza. Il giovane Kurz dalle grandi orecchie ieri è tornato a impersonare il ruolo dell’ariete contro la politica delle porte aperte ai migranti e contro la Germania di Angela Merkel, pur senza citarla.

Per Kurz il fatto che i migranti si ostinino a voler attraversare il confine con la Macedonia, abbandonando un paese Ue per uno non Ue, sarebbe la prova «che non cercano protezione ma solo un futuro economico migliore e questo — per lui — pur essendo umanamente comprensibile non possiamo offrirlo». Con l’aggiunta di considerare «un grave errore» l’apertura senza limiti all’accoglienza, «che ha spinto molti a partire».

Il suo collega di partito, il commissario europeo Hahn, in un ruolo più pragmatico, più che le ong, ha incontrato ad Ankara la sindaca della città di Gaziatep, Fatma Sahin, che fa parte del partito Akp del presidente Erdogan.

Gaziatep è uno dei più importanti centri dell’industria tessile ed è situata in Anatolia a poca distanza dalla frontiera con la Siria, dista meno di cento chilometri dalla martoriata Aleppo, altro centro dell’industria tessile. In un’ora e mezzo di colloquio Hahn ha lodato la decisione del governo turco di dare il permesso di lavoro agli immigrati siriani, ha parlato dei 12 milioni di aziende tessili europee, della «più dinamica economia turca», dei negoziati in corso per il Ttip, della necessaria «modernizzazione doganale».

«Noi cerchiamo di costruire una nuova città — ha riferito la sindaca -, come abbiamo già dovuto realizzare 50 mila unità abitative, abbiamo iniziato a realizzare infrastrutture di drenaggio delle acque piovane (fogne), per un costo di 450 milioni di sterline e servono altri fondi per la formazione degli immigrati siriani». La signora Sahin ha quindi portato a casa l’impegno allo stanziamento di 365 milioni (dei 3,3 miliardi previsti). «Incontro costruttivo», ha commentato Hahn su Twitter.

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