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L’Italia finanzierà hotspot in Albania

Migranti. Pronto un piano di intervento con Tirana. Previsti pattugliamenti congiunti nell’Adriatico e mezzi per il controllo delle frontiere

Carlo Lania, il manifesto • 9/3/2016 • Copertina, Diritti umani & Discriminazioni, Europa, Immigrati & Rifugiati • 851 Viste

Pattugliamenti congiunti italo-albanesi nel mar Adriatico e hotspot in Albania, costruiti con il contributo italiano, dove identificare e selezionare i migranti. La chiusura definitiva della rotta balcanica, annunciata due giorni fa a Bruxelles al termine del vertice tra Ue e Turchia e ribadita anche ieri dal premier ungherese Orban e da quello sloveno Cerar, non rappresenta certo una sorpresa per il Viminale. Da settimane infatti i tecnici del ministero degli Interni collaborano con i colleghi albanesi alla realizzazione di un piano utile ad arginare eventuali arrivi di profughi in partenza dalla sponda opposta dell’Adriatico.
Per ora si tratta solo di un’ipotesi di lavoro che impegna gli esperti di entrambi i Paesi e va detto che non c’è nulla che segnali sbarchi imminenti lungo le coste pugliesi. Ma il giro di vite imposto dai paesi balcanici e dell’Austria con la chiusura delle frontiere, insieme alla decisione di Bruxelles di abbandonare i profughi nelle mani di Ankara rispedendo dall’altra parte dell’Egeo anche gli oltre 30 mila che già si trovano in Grecia, renderà inevitabile per chi fugge dalla guerra la ricerca di nuove rotte per l’Europa. Due i percorsi possibili. Partendo dalla Grecia il primo passa dall’Albania, attraversa Montenegro e Bosnia per arrivare in Croazia. Rotta possibile ma improbabile, perché Zagabria è tra i paesi che hanno adottato restrizioni nei confronti dei profughi e perché la Bosnia ha già annunciato di aver pronta una squadra operativa in grado di intervenire in 24 ore al confine se si dovessero registrare flussi di migranti nel proprio territorio.
Resta dunque la seconda via, più semplice e diretta, che prevede il passaggio in Albania e da lì, attraverso l’Adriatico, in Puglia.
La scorsa settimana il ministro degli Interni albanese Saimir Tahir era a Roma, al Viminale, dove ha incontrato il collega Alfano. E’ stato deciso di rafforzare la collaborazione tra le due polizie e di fornire a Tirana attrezzature per il controllo delle frontiere, assicurando anche la formazione del personale. In quella sede sono stati decisi anche i pattugliamenti congiunti nell’Adriatico e la realizzazione di hotspot in Albania. Dal 2014 Tirana si vede riconosciuto la status di paese candidato all’ingresso nell’Unione europea, un risultato considerato un successo del premier socialista Edi Rama, e pertanto ha tutto l’interesse a mostrare la sua disponibilità. «Noi non apriremo i confini, ma non costruiremo neanche dei muri. Siamo disposti a collaborare e a fare la nostra parte all’interno di un comune piano europeo», ha ribadito non a caso nei giorni scorsi Rama, che lunedì ha incontrato a Tirana il sottosegretario alla presidenza del consiglio Sandro Gozi.
Anche da noi, però, si lavora alla ricerca di nuovi posti da destinare all’accoglienza dei migranti . Va detto che sia il governatore della Puglia Michele Emiliano che il sindaco di Bari Antonio Decaro si sono detti disponibili ad accogliere eventuali profughi in arrivo, e quindi non dovremmo assistere alle scene già viste in altre regioni del nord. Ma, è bene ricordarlo, si tratta di scenari ancora ipotetici. Come ha confermato pochi giorni fa anche il procuratore di Lecce Cataldo Motta, per il quale i migranti non dispongono neanche delle barche necessarie per attraversare l’Adriatico. «E se hanno i mezzi – ha aggiunto – questi sono piccoli e non vedo quindi come possano arrivare in massa».
Rotta balcanica a parte è probabile che l’avvicinarsi della primavera porti una ripresa degli sbarchi sulle rotta più tradizionale per noi del Mediterraneo meridionale. Attualmente in Italia 120 mila migranti sono ospitati nelle strutture di accoglienza. Nonostante gli arrivi siano diminuiti rispetto all’anno scorso, al Viminale ritengono possibile che siano necessari altri 30 mila posti che si stanno cercando in collaborazione con Regioni e Comuni.

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