Mosca condanna la top gun ucraina Berlino guida la protesta: liberatela

Mosca condanna la top gun ucraina Berlino guida la protesta: liberatela

MOSCA Nadia lo aveva capito già all’inizio del mese, quando aveva iniziato lo sciopero della fame e della sete: «La sentenza contro di me è già scritta, questo processo è inutile». Ieri il giudice che conduce il procedimento nella cittadina di Donetsk, al confine con l’Ucraina, ha confermato i peggiori timori della vigilia. Nel leggere i capi d’accusa contro la pilota ucraina detenuta da due anni ha praticamente sposato la tesi della procura, facendo capire che Nadezhda Savchenko sarà ritenuta colpevole di complicità nell’uccisione di due giornalisti russi che si trovavano nel Donbass durante i combattimenti tra forze regolari ucraine e ribelli filo-russi.

La lettura della sentenza e l’annuncio dell’eventuale pena detentiva (sono stati chiesti 23 anni di carcere) è stata rinviata a oggi, ma le proteste sono scattate immediatamente dopo le prime frasi del giudice Leonid Stepanenko. Il presidente ucraino Petro Poroshenko ha definito l’intera vicenda «una farsa», mentre sua moglie Marina ha chiesto a Michelle Obama di unirsi alla campagna internazionale per il ritorno a casa dei prigionieri ucraini in Russia, «a cominciare proprio da Nadia Savchenko». Il governo tedesco chiede il rilascio della pilota e, dal ministero degli Esteri, commenta: «La condanna è il risultato di un processo contrario ai principi giuridici»

Dichiarazioni sdegnate sono venute anche dagli oppositori russi. Ilya Yashin, vice presidente del partito Parnas, fondato da Boris Nemtsov, assassinato a Mosca, ha sostenuto che la pilota «è stata rapita e imprigionata, creando un vergognoso precedente legale. Si tratta di una pagina triste della storia russa».

Secondo la presidenza ucraina, la donna dovrebbe essere subito liberata in base agli accordi firmati a Minsk tra le parti in lotta. È però probabile che la pilota, una volta condannata, sarà usata per uno scambio di prigionieri con Kiev. Nadia fu catturata nel 2014, durante i combattimenti. Lei ha sempre detto di essere stata presa in Ucraina dai nazionalisti che l’hanno poi «passata» ai russi dopo la morte dei giornalisti avvenuta nel corso di bombardamenti attribuiti alle truppe di Kiev. La procura russa sostiene invece che fu lei a dirigere da terra il tiro dei cannoni e che dopo l’uccisione dei due reporter varcò illegalmente la frontiera e venne catturata sul territorio russo. Quest’ultimo fatto appare però assai poco verosimile, visto che difficilmente un militare ucraino avrebbe scelto di attraversare il confine con la Russia.

Nelle carceri russe ci sono altri prigionieri. In Ucraina, invece, sono stati arrestati due cittadini russi che le autorità di Kiev hanno identificato come agenti del Gru, il servizio segreto dell’esercito. Mosca sostiene invece che i due erano già stati congedati. Potrebbero essere loro i protagonisti di un futuro scambio.

Fabrizio Dragosei



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