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Mutui, 240 mila famiglie in arretrato

Il decreto crea un doppio regime trattando diversamente chi è insolvente e subisce il pignoramento dei tribunali (52 mila l’anno) e chi lo sarà in futuro, con vendite in tempi più brevi ma estinzione garantita del debito

VALENTINA CONTE, la Repubblica • 5/3/2016 • Copertina, Diritti consumatori & utenti, Lavoro, economia & finanza • 1041 Viste

Nel 2014 ben 240 mila famiglie si sono trovate in arretrato con il pagamento del mutuo. E almeno altre 321 mila, per evitare di saltare la rata, hanno messo da parte qualche bolletta di acqua, gas, riscaldamento, elettricità, condominio. Se a questi dati Istat si aggiungono i 52.606 pignoramenti di immobili contati da Adusbef e Federconsumatori in 35 tribunali italiani (il ministero della Giustizia non ha il dato), con un aumento di quasi il 12% rispetto all’anno prima, si capisce che il tema della casa che va alle banche dopo 7 rate di mutuo non pagate, e senza passare per le aste giudiziarie, sia di grande interesse e preoccupazione.

Il governo ha già mostrato, in verità, di voler tornare sui propri passi, correggere il decreto legislativo che recepisce la direttiva europea numero 17 del 2014, tramite apposito emendamento parlamentare, e allungare il numero di rate a 18. Ma i dubbi rimangono. Intanto c’è da chiarire bene che si tratta di rate mensili, anche non consecutive, di mutui nuovi (norma dunque non retroattiva). E che la clausola di inadempimento – la possibilità cioè per la banca di pignorare la casa dopo un anno e mezzo di problemi a incassare la rata – è facoltativa. Punto questo che però non rassicura nessuno, visto che ben difficilmente chi contrae mutuo potrà opporsi alla condizione, pena il rifiuto della banca ad erogare i soldi.

Il perito nominato dal tribunale e la possibilità per la famiglia in difficoltà di farsi assistere da un esperto di fiducia non tolgono il fatto che, senza un giudice a valutare caso per caso, la tutela per il consumatore sembra diminuire. «La direttiva Ue in realtà non imponeva la soluzione individuata dal governo», osserva Francesco Di Ciommo, docente di diritto privato alla Luiss. «Il comma 4 dell’articolo 28 non contiene alcun riferimento alla vendita diretta delle case espropriate da parte delle banche». E cosa significa questo? «Il governo ha scelto, probabilmente con ragione, di aiutare le banche più che i debitori a liberarsi prima possibile dei loro crediti in sofferenza».

Parliamo di almeno 20 miliardi di sofferenze con garanzie reali in pancia alle banche italiane, secondo gli ultimi calcoli di Bankitalia. Prestiti per l’acquisto di immobili che faticano a rientrare. D’altro canto i tempi medi di recupero delle somme per le banche sono i più lunghi d’Europa: 6 anni per le procedure fallimentari, 4 anni per quelle esecutive immobiliari. Sempre secondo Bankitalia, il tasso di decadimento nel periodo che va da ottobre 2014 a ottobre 2015 è stato dell’1,17% sui numeri assoluti e dell’1,4% sul valore. Tradotto significa che in un anno su 100 mutui solo 1,17 è andato in default. E che su 100 euro di mutuo appena 1 euro e 40 è andato in fumo. Ovviamente questo dato non è in contrasto con l’altro Istat, perché Bankitalia tiene conto dei default (chi non ha pagato 7 rate), mentre Istat dei ritardi anche temporanei delle 240 mila famiglie (il 6,3% di quelle con mutuo) che hanno saltato almeno una o due rate e, pur non ancora a rischio pignoramento, in pesante difficoltà.

D’altro canto i pignoramenti negli anni della crisi sono triplicati: dal 2006 al 2014 ben 110 mila famiglie si sono viste sottrarre la casa (+162%). «Come se fosse scomparsa Ancona o Bolzano o Terni», dicono Adusbef-Federconsumatori. C’è poi l’altra questione aperta: il doppio binario giuridico che la norma introduce tra vecchio e nuovo moroso. Nel primo caso (le norme in corso), se il ricavato della vendita all’asta non è sufficiente ad estinguere il debito, la parte residua rimane in capo al debitore. Nel secondo caso (le norme future), la banca può trattenere dalla vendita diretta della casa solo quanto dovuto: l’eventuale eccedenza va al debitore (il patto marciano), ma il debito è estinto anche se il ricavato è inferiore. Punto delicato: a fronte di una probabile perdita per la banca, dobbiamo aspettarci nei prossimi anni erogazioni di mutui ancora più oculate e ristrette?

La proposta del governo di portare da 7 a 18 le rate convince solo in parte i consumatori. Codacons annuncia ricorso alla Consulta. Altroconsumo suggerisce alternative, prima di arrivare alla risoluzione automatica del mutuo. Adoc dubita dell’eliminazione del filtro del giudice. Adusbef-Federconsumatori parla di «inaccettabile palliativo» e chiede il «ritiro del decreto capestro».

 

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