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Mutui, le rassicurazioni Abi non rassicurano

Casa. I banchieri: «Libera contrattazione tra famiglie e istituti». Ma si tratta di contraenti alla pari? I Cinquestelle bloccano i lavori parlamentari. Governo e Pd si dicono pronti a modifiche, ma senza chiarire i termini

Antonio Sciotto, il manifesto • 3/3/2016 • Copertina, Diritti consumatori & utenti, Lavoro, economia & finanza • 503 Viste

ROMA Nonostante l’Abi, l’associazione delle banche italiane, cerchi di gettare acqua sul fuoco, non si placa la polemica sul decreto delle 7 rate: quello che permetterebbe agli istituti di credito di mettere in vendita immediatamente e senza passare per un’asta giudiziaria la casa su cui è accesa l’ipoteca, dopo che il cliente/debitore non ha saldato un certo numero di bollettini. I deputati Cinquestelle ieri hanno bloccato le attività della Commissione Finanze della Camera, dove la norma è in discussione, mentre i banchieri, e in qualche misura anche il governo, cercavano di rassicurare.

«Non riguarda fatti del passato ma la possibilità e l’eventualità per il futuro, lasciata alla libera contrattazione tra famiglie e istituti bancari», ha spiegato il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli. «Non si tratta di recupero crediti perché riguarderebbe il passato, mentre qui si parla di futuro», ha poi aggiunto. «Esiste anche un fondo salva-mutui per le moratorie presso il Tesoro. Sono logiche europee, ce ne sono anche altre, comunque noi non ce ne siamo interessati», ha concluso.

L’argomento «non temete, riguarda solo il futuro», non è che di per sé tranquillizzi più di tanto: è stato ampiamente usato in passato per riforme poi realizzate (come lo smantellamento dell’articolo 18) o più di recente solo minacciate (l’intervento sulle pensioni di reversibilità), e non fa altro che tranquillizzare sulla non retroattività chi di un diritto gode già (ma poi, diciamocelo, raramente si sono viste norme retroattive). Per chi dovesse stipulare contratti di mutuo in futuro, vorrebbe rassicurare piuttosto l’insistenza sul carattere “contrattuale” della nuova norma: si inserirebbe solo se lo vogliono le parti.

Ma le famiglie hanno pari potere contrattuale rispetto a una banca? O non devono più spesso penare per ottenere fiducia, dovendosi sottoporre in molti casi all’accettazione di polizze o addirittura all’acquisto di azioni che in condizioni normali non avrebbero preso?

«La casa non si tocca», «Ritirate il decreto», i cartelli branditi dai deputati Cinquestelle, che dopo la protesta di ieri hanno annunciato altre azioni di ostruzionismo e blocco dell’attività parlamentare su questo particolare decreto. «Questa norma oggi non si voterà grazie alla nostra azione di blocco, domani (oggi per chi legge, ndr) proveremo a fermarla in altro modo» ha detto il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio (M5S).

Beppe Grillo ha detto la sua su Twitter: «#LaCasaNonSiTocca! Non glielo permetteremo! Siamo con i cittadini, non con le banche!». E su Facebook ha poi aggiunto: «Ci hanno tolto il lavoro, ci hanno prosciugato le buste paga con tasse sempre più alte. Ora vogliono toglierci la casa senza nemmeno passare dal giudice».

Sulla stessa linea le associazioni dei consumatori, che con il Codacons hanno già annunciato un esposto contro il provvedimento, e non sono disponibili ad accettare che questa riforma possa passare.

Il governo ha cercato di non scoprire le carte più di tanto, e ad esporsi è stato il viceministro all’Economia Enrico Zanetti: l’esecutivo è «disponibilissimo» ad apportare correzioni al decreto attuativo della direttiva Ue sui mutui: «Potrebbe essere corretto cambiando il riferimento alle sette rate con un riferimento ad archi temporali».

Il Pd si difende, accusando i Cinquestelle di fare «propaganda» e di diffondere paure immotivate tra cittadini e consumatori. «La prossima settimana riproporremo il testo del parere, dal quale si evincerà con chiarezza che la nuova norma sarà tutta a vantaggio del debitore. Il gravissimo episodio di oggi (ieri per chi legge, ndr) altro non è, dunque, che il tentativo di costruire sul nulla una volgare speculazione politica», dicono Michele Pelillo, capogruppo Pd, e Giovanni Sanga, relatore del dlgs (decreto legislativo, in attuazione, come detto sopra, di una direttiva europea).

Il Pd, spiegano i due deputati, «era pronto a fare, alla Commissione Finanze, la sua proposta di parere sul decreto. Per sciogliere i nodi e porre formalmente fine agli equivoci, essa conteneva la richiesta di chiarimenti e la soppressione di parte del testo. Ma ci è stato impedito di farlo, come è stato impedito al governo di entrare nell’Aula della Commissione».

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