Trudeau

Trudeau, i muscoli del Canada pacifista

Il suo è un messaggio politico prima che fisico: multiculturale e progressista

VITTORIO ZUCCONI, la Repubblica • 31/3/2016 • Copertina, Internazionale • 790 Viste

WASHINGTON. MENTRE un terzetto di quasi, o ultra, settuagenari, Clinton, Trump e Sanders, si strappano i non sempre abbondanti capelli per conquistare il timone degli Usa, il grande vicino del Nord, il Canada, ostenta l’agile e muscolosa forza del quarantaquattrenne Trudeau, suo fresco primo ministro eletto e diventato ora la risposta nordamericana all’ostentata fisicità del russo Putin.
Il premier canadese Justin Trudeau, 44 anni, fa yoga sulla scrivania, in una foto riapparsa in questi giorni sui social network
CHE sia un involontario, o invece malizioso messaggio del Canada agli Stati Uniti, nel contrasto fra la battaglia quotidiana dei possibili futuri capi di stato Usa con rughe, calvizie, acciacchi, celluliti, flaccidità, disturbi geriatrici, riporti e trapianti di peluria e la prorompente fisicità del leader canadese, sarebbe politicamente scorretto insinuare, ma le immagini valgono notoriamente più di mille parole. «I canadesi ci stanno trollando », ha risposto una giornalista della Cnn che ha per prima diffuso il book del Premier, che tradotto dall’internettese significa «ci stanno sfottendo».

Il paradosso di una nazione che si vuole giovane, come gli Stati Uniti, e dopo un filotto di quarantenni succeduti a Bush il Vecchio nel 2001 ora si riscopre Paese politico per vecchi, si illumina nella serie di immagini che filtrano dal Grande Nord e ritraggono un uomo politico sfacciatamente vincente, senza la prepotenza bellicosa di Putin, ma con la più mite e pacifica cultura dello yoga.

Dagli archivi del 2013, spunta la foto di Trudeau nella posizione detta del “mayurasana”, del pavone, bilanciato su un tavolo reggendo il corpo lungo quasi un metro e 90 orizzontale sulle mani, la stessa posa che il padre scomparso, anche lui premier, Pierre, assunse per i fotografi.
Ma se la vanità sprizza dalle foto di Putin, dalle espressioni volitive e machiste tra il domatore di belve e il distruttore di oppositori, il “pavone” dello yoga rappresenta tutt’altro, essendo la rappresentazione fisica del benigno volatile che protegge la famiglia dalle serpi, simbologia del bene contro il male.

E c’è qualche cosa di ancora più simbolico nella galleria del giovane ”liberal”, progressista, che lo scorso anno demolì a sorpresa la maggioranza regnante dei conservatori con una vittoria elettorale massiccia. Justin Trudeau, rampollo della famiglia che già aveva dato un premier per 11 anni fra il ‘68 e il ‘79 e poi di nuovo negli Anni ‘80 nella persona del padre Pierre, ha stravinto con una piattaforma elettorale “buonista” che si legge come l’esatto opposto degli umori tossici prevalenti a sud della frontiera.

Lo yoga, del quale Justin è un cultore accanito, come conferma il suo istruttore David Gilleneau che ha diffuso la foto del “pavone”, è un messaggio politico, prima che culturale o fisico.

Trudeau è dichiaratamente per l’accoglienza, la pace, il multiculturalismo e la multietnicità, una filosofia che si traduce bene nei voti della popolazione di immigrati generosamente accolta in Canada, fra i quali ormai più di un milione di indiani, 600mila soltanto a Toronto. Al polo opposto dell’omofobia e della misoginia che impregna i repubblicani Usa, partecipa entusiasticamente alle parate del Gay Pride. Esalta il “fitness” e la vita nei “great outdoors”, l’immensità ancora intatta del Canada, preferendo le slitte trainate dai cani sulla neve o il kajak sul quale pagaia insieme alla moglie Sophie, ai jumbo jet con rubinetteria placcata oro di Trump e alle scenografie dei comizi prodotti per la tv. Danza il bhangra, il ballo popolare indiano, ripreso in un videoclip divenuta virale. E si è messo in urto con il cardinale di Toronto per le sue convinzioni “pro scelta”, per l’interruzione volontaria di gravidanza, la marijuana e la contraccezione.

Di vent’anni più giovane di Putin, che dall’alto dei suoi ben tenuti 63 anni distanza i 44 di Trudeau, il premier canadese ha portato più in là quel culto del fitness fisico che per alcuni sta diventando la manifestazione tangibile del fitness politico. Le danze, come l’ultimo tango argentino di Obama, sono d’obbligo, come anche la first lady Michelle ha più volte esibito. Ritratti di capi di stato e governo in palestra, o sudati nello jogging, sono golosamente diffusi dagli uffici stampa.
Accenni di pancetta e pinguedine sono letti come sinistri auspici di crisi politiche e di sfacelo morale, in un culto della fisicità che ha raggiunto il livello più desolante nella ripetute assicurazioni date da Donald Trump sulle misure delle mani e sulla funzionalità dei suoi genitali, un abisso mai raggiunto nella storia della politica americana.
Trudeau, grazie allo yoga che promette un’esemplare fusione di fisicità e di spiritualità riesce a essere fusto senza essere bullo, ricordando i suoi trascorsi di attore e di uomo di teatro. Ma è chiaramente un uomo politico di nuova generazione, quanto Putin è l’ultimo prodotto di un antichissimo albero, ben oltre la semplice anagrafe che, a sud della frontiera con gli Usa, ha offerto deprimenti quarantenni. Ancor più vecchi dentro dei settuagenari in corsa per la Casa Bianca che li hanno eliminati.

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