Uccisi due italiani prigionieri in Libia Riconosciuti dalle foto
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Il 20 luglio dell’anno scorso 4 tecnici italiani della Bonatti, una società di impianti petroliferi, venivano sequestrati durante un viaggio via terra dal confine tunisino verso l’impianto Eni di Mellita, 60 chilometri a Ovest di Tripoli. Da ieri c’è la certezza che due di quei rapiti sono stati uccisi in uno scontro a fuoco dei rapitori con una milizia di Sabrata che da giorni, dopo l’attacco aereo americano a un covo dello Stato islamico, in tutta la regione sta dando la caccia ai miliziani del Califfo.
I loro nomi sono Fausto Piano e Salvatore Failla: i corpi dei due italiani presto rientreranno in Italia. Per il momento il sottosegretario ai servizi Marco Minniti ha confermato che il riconoscimento è stato fatto «con ragionevole certezza» comparando con un programma informatico le foto dei due da vivi con le immagini dei corpi di due «militanti europei dell’Is» che i miliziani di Sabrata avevano esibito come nemici stranieri uccisi nella sparatoria.
Non erano due “ foreign fighters”, erano invece due dei quattro italiani che con un convoglio di pick-up venivano trasferiti da Sabrata in una zona più sicura per i rapitori. Ieri sia Minniti che il capo dei servizi segreti italiani, l’ambasciatore Giampiero Massolo, hanno confermato quello che avevano ripetuto sin da luglio: i quattro italiani erano nelle mani di un gruppo criminale, magari vicino agli islamisti ma non direttamente una milizia islamista, e tantomeno all’Is.
Secondo una fonte libica sentita ieri da Repubblica, il suggeritore del rapimento del 20 luglio sarebbe un libico, Musaab Mustafà Abdulqassam Abugrein, che qualcuno crede potesse avere motivi di risentimento verso la Bonatti. Per questo un suo incaricato in luglio avrebbe indotto i quattro italiani in trappola quando dal confine tunisino suggerì loro che il percorso via terra era sicuro (l’Eni spostava i suoi uomini verso Mellitah in elicottero o in nave). Nessuna conferma concreta al ruolo di questo personaggio libico di Sabrata, ma conferma generale che si trattasse di sequestro a scopo di riscatto.
Ieri sia Minniti che il direttore del Dis Massolo hanno indicato che gli altri due italiani sarebbero vivi E anche per questo il presidente del Consiglio Matteo Renzi in una riunione con Minniti e i ministri Gentiloni, Alfano e Pinotti ha ripetuto che «dobbiamo essere prudenti, la situazione in Libia è troppo delicata e non solo perché abbiamo altri due ostaggi, perché ci si possa far prendere la mano».
Ma contro Palazzo Chigi e il Quirinale ha tuonato il capo della Lega Matteo Salvini: «Hanno le mani sporche di sangue. Vergognoso che il governo non si degni di riferire in Parlamento sulla libia. La guerra non si fa per indiscrezioni sui giornali».
Per Silvio Berlusconi «l’accaduto sottolinea drammaticamente la complessità della situazione libica e l’elevato rischio di causare vittime innocenti se si dovessero intraprendere interventi frettolosi o superficiali ».
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