«Vilipendio delle forze armate». Blitz e accuse contro gli antimilitaristi

«Vilipendio delle forze armate». Blitz e accuse contro gli antimilitaristi

CAGLIARI Ci sono notizie che quando emergono dal brusio continuo della comunicazione ti lasciano, per un attimo, un po’ sospeso. Le leggi, stai per passare alla prossima news ma ti fermi, colpito da un che di stonato. Torni indietro per vedere meglio e ti accorgi che la notizia è di quelle che non sembrerebbe possibile leggere mai e che invece è lì, autentica: un ragazzo denunciato dai carabinieri per «vilipendio delle forze armate». Un reato quasi dimenticato, che ormai il codice penale sanziona con multe di poche migliaia di euro.

È successo l’altro ieri a Cagliari quando, nel cuore della notte, i carabinieri del Nucleo di polizia militare hanno fatto irruzione nell’appartamento dove abitano tre giovani militanti di un’organizzazione antimilitarista, hanno sequestrato il loro computer, manifesti, volantini e persino magliette con slogan contro le basi militari. Al termine del blitz, i ragazzi sono stati accompagnati in caserma e interrogati. Dopo circa un’ora e mezza, sono stati rilasciati. Solo uno di loro è stato formalmente accusato, appunto, per «vilipendio della Repubblica e delle forze armate» e per «rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio».

È dalla manifestazione contro le basi militari che si è svolta a Teulada il 3 novembre delle scorso anno che la procura della Repubblica, la questura di Cagliari e i carabinieri tengono nel mirino le organizzazioni antimilitariste che, in quell’occasione, arrivarono a bloccare, con un corteo che riuscì ad entrare dentro il poligono, un’imponente esercitazione Nato in corso sulle coste sud-occidentali della Sardegna. Già prima della manifestazione ad alcuni militanti la questura aveva consegnato un foglio di via per tenerli lontani da Cagliari e da Teulada. Ora scatta un blitz che, vista l’entità delle accuse, evidentemente derivata dall’inconsistenza delle prove raccolte, ha più che altro il sapore di un’intimidazione.

«Mentre lo Stato, nel totale disprezzo delle sue stesse leggi costitutive, si prepara – scrive il Comitato studentesco contro l’occupazione militare in un documento diffuso ieri – a una nuova guerra di aggressione nei confronti della Libia, i suoi organi repressivi hanno deciso, attraverso fermi, perquisizioni e sequestro di numeroso materiale, di colpire una parte del movimento che si batte per la chiusura delle basi militari in Sardegna».

«Le accuse rivolte agli attivisti – prosegue il documento – sono ridicole: “vilipendio della Repubblica, delle istituzioni costituzionali e delle forze armate” e “rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio”. La prima si riferisce alle critiche rivolte a un ufficiale dell’esercito che, dopo la manifestazione dello scorso 3 novembre al poligono di Teulada che portò alla sospensione delle esercitazioni Nato, dichiarò che quel giorno le esercitazioni erano già terminate alle 12.30, prima dell’ingresso dei manifestanti nella base e, quindi, non per effetto della nostra azione di lotta. Su www.facebook.com/progresTV.net/videos/931917670189217/ è possibile vedere un nostro video che smaschera queste affermazioni». «La seconda accusa – prosegue il documento del Comitato studentesco contro l’occupazione militare – si riferisce invece alla pubblicazione su internet del programma delle esercitazioni in Sardegna. Basta leggere l’articolo 326 del codice penale per capire come queste accuse siano prive di ogni fondamento. Sono rilievi che possono essere mossi soltanto a un pubblico ufficiale che, violando i suoi doveri, rivela notizie d’ufficio che devono rimanere segrete. Il programma delle esercitazioni, invece, era pubblico, visibile a tutti, facilmente reperibile sul web».

«È chiaro – concludono gli antimilitaristi – che il blitz dei carabinieri non è altro che un atto intimidatorio, volto a far desistere dal proseguimento della lotta chi si batte per liberare la nostra terra dal peso delle servitù militari. Ma le accuse sono patetiche e presto o tardi cadranno. Se c’è qualcuno che vilipende non soltanto la Repubblica ma anche la dignità umana, questi sono i militari, sempre pronti a esportare morte e distruzione in giro per il mondo. Le minacce però non ci fermeranno; sono anzi la prova che siamo sulla strada giusta».



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