Rozza

Milano, giustizia fai da te dell’assessora cleaning & graffiti

L’assessora all’arredo urbano Carmela Rozza partecipa al “cleaning Day” a Milano e imbratta con una vernice bianca una macchina in divieto di sosta. “Il mio è un gesto di ribellione”

Andrea Cegna, il manifesto • 3/4/2016 • Copertina, Paure, conflitti, sofferenze urbane, Politica & Istituzioni • 855 Viste

L’azione diventa un caso politico con Forza Italia e la Lega Nord in una campagna elettorale dove prevalgono i discorsi sulla legalità, la proprietà privata e l’ordine

MILANO La campagna elettorale milanese passa dalla ripulitura dei muri e ieri ha reso protagonista Carmela Rozza l’assessora all’arredo urbano, ribattezzata “Assessora Cleaning & graffiti”. In occasione del primo giorno dell’iniziativa “cleaning day” a cui parteciperanno 1400 persone per ripulire i muri da scritte e tag di 60 edifici scolastici, Rozza ha usato un rullo da imbianchino, imbevuto di vernice bianca, per imbrattare la portiera di una macchina in divieto di sosta, e parcheggiata vicino a uno scivolo per portatori di handicap in via Monviso. A suo avviso il veicolo ostacolava il lavoro di pulizia dei volontari che indossavano tute bianche.

La scena è stata ritratta dai fotografi ed è diventata un caso. Sostenitrice dell’ideologia del decoro, l’assessora Rozza ha giustificato il suo atto come una “ribellione contro un gesto di arroganza”. L’azione è avvenuta durante un’iniziativa definita da Rozza come “un momento didattico per gli studenti e di crescita civile per tutta la comunità”. Praticamente, ha invitato gli studenti e i cittadini a imitarla in casi analoghi di infrazione stradale con prevedibili conseguenze di denunce e atti amministrativi contro il vandalismo. Una dimostrazione di senso civico e didattico ineccepibile.

“I vigili, cui abbiamo segnalato la situazione, hanno elevato la contravvenzione ma non è stato possibile rimuovere l’auto data la particolare posizione in cui è stata lasciata”. Rozza, che non è stata multata dai vigili, ha precisato che la sua azione “non produce alcun danno sulla superficie della vettura e che la striscia è stata rimossa pochi minuti dopo da un volontario”.

L’assessora ha interpretato il suo atto in polemica con quello di Maria Stella Gelmini, l’ex ministro dell’Istruzione impegnata nella campagna a sostegno del candidato sindaco Stefano Parisi per Forza Italia. “Forse questo signore – ha detto alludendo al proprietario del veicolo – ha voluto seguire l’esempio di Gelmini che si è fatta immortalare di fronte ad auto in sosta vietata quasi a difendere la scelta dei proprietari”.

Stefano Parisi si è detto «senza parole» e ha contrapposto l’ideologia del decoro dell’assessora Rozza alla difesa della “proprietà privata”. “Una cosa è ovviamente cercare di lavorare per eliminare tutti i comportamenti irregolari degli automobilisti, un’altra è rovinare l’automobile di un privato. Questo è il senso che la sinistra ha della proprietà privata”. Ad alzare il livello del dibattito elettorale milanese tutto legalità e ordine ci ha pensato Paolo Grimoldi, segretario della Lega Lombarda e deputato della Lega Nord, che ha definito l’assessora di Pisapia una “bulla di strada”.

L’atto esemplare di Rozza ha richiamato l’attenzione su uno dei temi più presenti nella politica milanese post-Expo. Il comune guidato da Pisapia è in prima linea nella battaglia pro-decoro, insieme all’associazione Retake. La campagna di “pulizia metropolitana” si è resa necessaria per mostrare una città pulita, ordinata spendibile in occasione della Milano Marathon 2016 prevista oggi.

Il cambio di passo a Milano è avvenuto il 3 maggio 2015 con la marcia”Nessuno tocchi Milano” guidata da Pisapia. La manifestazione nacque come risposta alla NoExpoMayDay del 1 maggio e si trasformò in una parata nel nome del decoro e della legalità.

Una decina di giorni dopo, un altro “cleaning day” cancellò un murales di Pao, street artist milanese, in via Cesariani. Pao, raccontò in quei giorni, che il dipinto era stato realizzato senza alcun permesso ma con il consenso dei frequentatori della piazza, dei genitori e degli abitanti.

In poco meno di un anno il “cleaning day” è diventato un tassello culturale e politico nel disegno di una città che cancella i conflitti e le differenze sociali come scritte sui muri.

Le associazioni anti-writing hanno una storia lunga a Milano. Nate nei primi anni Duemila si sono allargate a macchia d’olio in tutto il paese. Queste esperienze sono diventate nell’ultimo biennio la cifra delle politiche contro il “degrado urbano” e rappresentano un completamento della stagione delle delibere comunali securitarie e proibizioniste iniziate alla metà degli anni Novanta.

In questa cornice va considerata anche la chiusura notturna della stazione centrale del capoluogo lombardo con i cancelli che negano il ricovero notturno ai senza tetto, obbligati a cercare ricovero lontano dagli occhi, e dal cuore, in mancanza di una politica dell’accoglienza che superi l’emergenza e l’emarginazione.

Trionfa l’idea di una città turbata da murales che abbelliscono luoghi grigi e dimenticati, dai senza tetto che dormono per strada, automobili in divieto di sosta, mozziconi e spazzatura. Gli attivisti del decoro che, con un certo sarcasmo, sono definiti “spugnette” vorrebbero vedere le strade in ordine come il proprio salotto.

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