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Monsignor Bregantini: “Basta con il petrolio serve più rispetto per i nostri territori”

In altre regioni come la Basilicata i miglioramenti promessi per l’economia non si sono visti

PAOLO RODARI, la Repubblica • 15/4/2016 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Copertina • 607 Viste

«Anche se non è facile schierarsi questa volta perché non c’è una comune condivisione degli obiettivi, come vescovo sono per il “si”».

Monsignor Giancarlo Bregantini, arcivescovo di Campobasso-Bojano, noto per il suo impegno in Molise contro le centrali a biomasse, per il lavoro e l’ambiente in quanto già presidente di Giustizia e pace in Cei, in merito al referendum sulle trivelle dice: «Nel rispetto delle posizioni di tutti e dei diversi pareri, auspicando che in tanti vadano a votare come segno di partecipazione, sono per limitare le trivellazioni in favore del rispetto dei nostri territori già tanto sfruttati».

Lei rispetta il parere di tutti, ma è preoccupato per il voto?

«Come vescovi di queste regioni abbiamo spiegato di essere preoccupati riguardo al riproporsi di progetti di sfruttamento petrolifero di vaste aree dei nostri territori e delle nostre coste denominati “Ombrina 2”, “Elsa”, “Rospo mare”, da parte della multinazionale britannica Rockhopper Exploration. Questi progetti, a suo tempo abbandonati per la contrarietà delle popolazioni, purtroppo si ripropongono».

Questi progetti non aiutano il vostro territorio?

«Ampi territori a vocazione turistica, agricola, vitivinicola, saranno definitivamente snaturati da questa deriva fossile nonostante in altre regioni, come la Basilicata, interessate da queste estrazioni, non si siano constatati i promessi miglioramenti nell’economia, né nella occupazione. Non possiamo che esprimere sconcerto per scelte politiche che prevedono la trasformazione del territorio in distretto minerario per gli idrocarburi; il riconoscimento del carattere strategico praticamente di ogni infrastruttura legata agli idrocarburi; la sottrazione alle Regioni di tutte le procedure di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale), per le attività di ricerca, prospezione ed estrazione in terraferma, avocate allo Stato».

Abruzzo e Molise sono ricche di risorse, che molto potrebbero dare (e guadagnare) da seri progetti di “sfruttamento”?

«Sì, ma ci sono altre strade da percorrere. Ad esempio fare in modo che sia favorito il fotovoltaico, riducendone i costi».

Francesco ovviamente non si è espresso in merito. Anche se l’enciclica “Laudato Sì” e l’ultima esortazione “Amoris laetitia” sono testi espliciti sulla salvaguardia del creato.

«La salvaguardia dell’ambiente è un tema che Francesco ha ben chiaro. Essa deve essere al centro di una politica per il bene comune e che rifugga da interessi particolari ed egoistici, che possano compromettere il benessere di tutti e la capacità di futuro delle giovani generazioni. Auspico che gli organi competenti favoriscano la scelta da parte dei cittadini di uno stile di vita più rispettoso dell’ambiente con l’uso di energie rinnovabili. Serve un cambio di prospettiva radicale che richiede l’emergere di una biociviltà, che preferisca la vita al lucro, il bene collettivo ai profitti individuali, la cooperazione alla competizione».

 

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