Comunità di Sant’Egidio

In viaggio con Omar, 6 anni ammutolito dalle bombe

Nelle storie delle tre famiglie partite dalla Grecia con l’aereo pontificio i segni della guerra. Dal finestrino gli occhi puntati sul mare e poi su Roma

Marco Ansaldo, la Repubblica • 17/4/2016 • Copertina, Diritti umani & Discriminazioni, Immigrati & Rifugiati, Storie • 598 Viste

Per un primo periodo l’ospitalità sarà garantita dalla comunità di Sant’Egidio. Fiori e tamburi a Santa Maria in Trastevere

CERTO PASSARE dalla guerra nella frazione di Zamalka, periferia di Damasco, al campo profughi di Lesbo — dove i suoi compagni disegnano gli amici che annegano — ai giardini immacolati del Vaticano è uno bello shock per il piccolo Omar, sei anni. Maglietta azzurra, la pelle di sotto bruciata dal sole, una frangetta di capelli neri e due occhi vivacissimi, Omar è stato catapultato nel giro di sole 2 ore dall’inferno al paradiso. Da un campo profughi affollato, dove devi fare la fila per mangiare e andare in bagno, a un appartamento lindo e silenzioso, protetto dai volontari della Comunità di Sant’Egidio, nella città di Roma.

Ieri mattina non sapeva nemmeno di dover andare all’improvviso in Europa, quella chimera vagheggiata per anni da papà Osama e da mamma Wafa. Lui aveva ancora nella testa la sua casa di Damasco, che adesso non c’è più perché l’hanno bombardata durante la guerra. Omar si svegliava tutte le notti. Per un po’ aveva pure smesso di parlare. Poi ieri gli hanno detto di prepararsi, che sarebbe andato via, ma subito.
Ora, in coda al volo, lontano dagli sguardi dei grandi, ci sono le hostess delle linee aeree italiane, con la divisa verde, che gli offrono caramelle. Sono meglio delle mentine arrivate da altri due signori, e che ha rifiutato perché troppo forti.
Omar deve andare in bagno, ma non c’è nessuna fila. Dietro di lui c’è Masa, la sorella, otto anni, una spanna più alta, e la mamma Wafa, con il velo bianco sul capo a coprirsi i capelli. Dopo che la casa era rimasta distrutta non c’era più da restare in Siria. Meglio fuggire. Andare in Grecia, verso quel sogno che chiamavano Europa. E poi? Poi niente, chissà. Poi, invece, è arrivato il Papa, venuto da Roma che ha caricato tutta la famiglia sull’aereo.
Due ore passano veloci, e Omar mentre l’aereo vola verso Ciampino mette il naso contro l’oblò. Prima il mare e poi la città.
Salta sulla scaletta, una mano alla mamma, l’altra a Masa. Guarda la gente che affolla l’aeroporto. I vestiti colorati. I ragazzi con i telefoni in mano. Omar continua a non spiccicare parola, ma la sua testa registra tutto. Un poliziotto lo scorta, un prelato gli dà una pacca sulla spalla. Lui osserva i carabinieri con la divisa nera. Sale su un pulmino bianco e fila via. Destinazione: Sant’Egidio e poi il Vaticano. Papa Francesco lo saluta con un sorriso grande. Forse domani comincia una nuova vita.

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