Lo sciopero delle tute blu: «Aumento per tutti o noi non ci fermiamo»

Lo sciopero delle tute blu: «Aumento per tutti o noi non ci fermiamo»

Finora le imprese si sono incantate sempre sulle stesse slide, un po’ come ama fare il nostro premier: 14 incontri con i sindacati, 14 volte la stessa solfa. «Bisogna redistribuire la ricchezza lì dove si è creata, basta aumenti a pioggia». Il presidente degli industriali metalmeccanici – Fabio Storchi – vuole segnare con questa filosofia il nuovo corso dell’imprenditoria italiana, servendo sul piatto di Vincenzo Boccia, che si insedierà alla guida di Confindustria da fine maggio, un ventaglio di ricette senza precedenti. Sarebbe una vera «rivoluzione» – non c’è dubbio – ma contro il menù di Federmeccanica scendono oggi in piazza le tute blu di tutta Italia, 4 ore in 100 città, per chiedere «aumenti veri e uguali per tutti»: un mantra che Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil – ineditamente insieme dopo otto anni di divisioni e scontri – ripetono in tutte le occasioni.

Al tavolo dei metalmeccanici, tradizionalmente importante sia per tradizione storica e politica che per entità della categoria (1,6 milioni di addetti, il settore è uno dei fiori all’occhiello del made in Italy), guardano oggi tutti gli altri tavoli aperti. Perché è qui che è precipitata con più chiarezza la partita aperta tra Confindustria, Cgil, Cisl e Uil (per ora sospesa in attesa che Boccia prenda lo scettro da Giorgio Squinzi): quella sul modello contrattuale.

Federmeccanica non ha mai fatto mistero della rivoluzione sognata dagli imprenditori nostrani, e anzi l’ha rivendicata e fatta propria con un Manifesto delle Relazioni Industriali che si è preoccupata di farsi controfirmare da tutti i candidati alla poltrona di Viale dell’Astronomia, Boccia incluso. Non senza divisioni interne, per carità, sia in categoria che nell’associazione generale (per esempio tra piccole e grandi imprese, tra agglomerati privati e colossi pubblici), ma fondamentalmente l’attesa sta tutta nella fine della pioggia. Fine degli «aumenti distribuiti a pioggia», appunto.

«È diventato ineludibile il tema della produttività e del collegamento tra la stessa e i salari – recita il Manifesto di Storchi – In sei anni le retribuzioni pro-capite sono cresciute in termini reali del 6,5% mentre la ricchezza complessivamente prodotta dal settore è diminuita del 18%. Nell’interesse di tutti – Paese, imprese, e lavoratori – le dinamiche salariali devono, invece,essere strettamente collegate ai risultati economici e reddituali conseguiti dalle aziende». (Il neretto è di Federmeccanica, ndr). Concetto su cui, secondo un sondaggio svolto nelle imprese, sarebbero d’accordo anche i lavoratori, hanno spiegato nei giorni scorsi gli industriali.

Ma i sindacati contestano questo ultimo dato: «È vero che hanno condotto un sondaggio – spiega a il manifesto Rocco Palombella, segretario Uilm – ma dei 1600 intervistati pochi sono gli operai, in buona parte si tratta di capi e dirigenti. Con Fim e Fiom abbiamo incontrato nelle ultime settimane 10 mila delegati, coinvolgendo un milione di lavoratori. E loro stanno con noi: ogni euro distribuito, dovrà essere un euro per tutti, e non per pochi».

La proposta di Federmeccanica prevede al contrario un’erogazione di primo livello (quello che dovrebbe diventare l’odierno contratto nazionale) solo per i lavoratori che stanno sotto una soglia di salario minimo: si tratterebbe, secondo i sindacati, solo del 5% degli addetti, praticamente i neoassunti. Tutti gli altri dovrebbero giocarsi la partita degli accordi aziendali: e gli eventuali aumenti ci sarebbero solo in caso di intesa firmata e, a posteriori, di ricchezza effettivamente prodotta.

Palombella parlerà oggi a Reggio Emilia, città dove Storchi ha la centrale della sua Comer Industries. «Non ci stiamo a un contratto che vuole dividere i lavoratori: aumenti differenziati – dice – farebbero paghe differenziate, e questo non converrebbe alle stesse imprese, che si troverebbero a operare in una condizione di dumping. Siamo per mantenere i due livelli: il primo di garanzia, per il potere di acquisto, tenendo conto dell’inflazione e della crescita del settore; il secondo per la produttività. Anche Bce e Bankitalia di recente hanno spiegato che è importante incrementare i salari per sostenere la ripresa».

Il segretario della Fim Marco Bentivogli sarà a Napoli: «La deregulation dei contratti invocata da Storchi non conviene prima di tutto alle stesse Federmeccanica e Confindustria – spiega – Le imprese andrebbero in competizione tra loro, e non avrebbe neanche più senso rimanere iscritte alle associazioni».

Il leader Fiom, Maurizio Landini, parlerà a Milano. Aggiunge che la protesta è solo all’inizio: «Se Federmeccanica non modificherà la proposta sul salario, il conflitto crescerà». Ieri Landini ha incontrato la segretaria Cgil Susanna Camusso: auspicando che i metalmeccanici «rinnovino il loro contratto coerentemente con la proposta di modello contrattuale che abbiamo elaborato insieme a Cisl e Uil», Camusso ha assicurato «il pieno appoggio e il sostegno di tutta la confederazione».



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