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Bond per gestire i profughi Ecco il progetto di Bruxelles

Il piano in linea con la proposta di Renzi per tenere i costi fuori dai bilanci

Federico Fubini, Corriere della Sera • 21/4/2016 • Copertina, Diritti umani & Discriminazioni, Europa, Immigrati & Rifugiati • 805 Viste

Non senza ragione, negli ultimi anni il governo tedesco si è abituato a pensare che la Commissione Ue a ogni passaggio delicato seguirà i suoi consigli. Niente per ora impedisce che accada ancora una volta il prossimo 28 giugno. Quel giorno, l’ennesima data europea dell’ultima spiaggia, i leader dei 28 Stati si troveranno a Bruxelles per discutere due argomenti che in teoria non avrebbero mai dovuto accavallarsi: come finanziare la prevenzione di nuove ondate migratorie nel Mediterraneo e come rispondere al referendum britannico sulla secessione dalla Ue fissato per il giorno prima, il 27 giugno.

È possibile che almeno sul primo punto la Commissione segua ancora una volta la Germania. Wolfgang Schäuble, il ministro delle Finanze di Berlino, ha già messo in chiaro a Bruxelles le sue preferenze: le risorse per l’emergenza migratoria vanno trovate nei circa 150 miliardi di euro l’anno dell’attuale bilancio dell’Unione, per esempio riducendo i sussidi agricoli o altri programmi tradizionali. Un sistema di guardia comune alle frontiere marittime dell’Unione si potrebbe finanziarie così, ritiene Schäuble. In via subordinata la Germania pensa a un prelievo «europeo» di scopo sulla benzina, anche a costo di rendere gli elettori sempre più ostili sia verso Bruxelles che nei confronti dei migranti.

Almeno per ora però la Commissione Ue lavora a idee diverse. Un documento riservato della direzione generale Economia e finanza (Ecfin) di Bruxelles del febbraio scorso prospetta qualcosa di simile a quanto poi proposto dall’Italia la settimana scorsa: emissioni di obbligazioni comuni europee da parte di un’agenzia specializzata. «La crisi dei rifugiati ha potenzialmente implicazioni significative, benché molto incerte, per la finanza pubblica» si legge nel documento informale, riservato solo a pochissimi funzionari di vertice della Commissione. Secondo i suoi autori l’approccio attuale — tolleranza per le spese in più dei singoli Stati — non può funzionare a lungo. «Anche permettere un rinvio temporaneo del pareggio di bilancio non equivale a un’efficace spalmatura del costo fiscale dell’impatto della crisi». L’emergenza migratoria rischia infatti di durare ben oltre le scadenze concesse ai vari Paesi per portare i deficit verso quota zero. E anche cambiare la destinazione d’uso del bilancio dell’Ue, come propone Schäuble, secondo il documento «non farebbe la differenza» perché i margini di spesa restano comunque ristretti.

Di qui la proposta presentata nel documento riservato dell’Ecfin: un eurobond in tutto salvo che nel nome, accuratamente evitato per non irritare Berlino. Si fa presente nel testo che esiste «un precedente su scala ridotta per gestire una crisi umanitaria anticipando le spese sul terreno, mentre si permette di far emergere solo gradualmente l’impatto per il deficit e il debito». Il riferimento va al Fondo per i vaccini e allo Strumento finanziario internazionale per l’immunizzazione. Sono due agenzie create lo scorso decennio dai governi europei, che funzionano esattamente così: emettono obbligazioni per coprire certe spese specifiche, sulla base dell’impegno dei governi a rimborsare pro quota quei titoli alla scadenza. La conclusione del documento di Bruxelles è chiara: «Il debito dell’agenzia non andrebbe considerato debito pubblico dei governi», almeno fino a quando le obbligazioni comuni non andranno rimborsate con i fondi dei singoli Stati.

Il vantaggio finanziario sarebbe nel diluire nel tempo gli oneri dell’emergenza migratoria, potenzialmente per decine di miliardi l’anno. E di farlo grazie all’emissione di titoli a interessi vicinissimi allo zero. Resta l’opposizione della Germania, pressoché isolata ma determinatissima a evitare qualunque condivisione del debito con gli Stati del Sud Europa. La tragedia dell’Unione europea è che questo rischia di essere il punto più facile all’ordine del giorno del prossimo vertice. L’altro sarà il referendum europeo voluto dal governo di Londra, nell’illusione che strappare una maggioranza contro la secessione fosse davvero scontato.

Federico Fubini

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