razzismo

Odio razziale punito solo se è pubblico “Legge stravolta”

Per introdurre l’aggravante del negazionismo depotenziato il reato di istigazione: processi a rischio

ALBERTO CUSTODERO, la Repubblica • 27/4/2016 • Copertina, Diritti umani & Discriminazioni, Osservatorio razzismo & discriminazioni • 2456 Viste

Più difficile punire chi istiga all’odio razziale secondo il nuovo testo della legge Mancino approvato con voto bipartisan dalla commissione Giustizia del Senato. Nonostante il testo con la modifica porti la firma della relatrice, la dem Rosaria Capacchione (che ha recepito un emendamento del forzista Giacomo Caliendo), è lo stesso pd a lanciare l’allarme.

Il pasticcio politico riguarda il nuovo testo della legge Mancino, licenziato in prima lettura dal Senato un anno fa e in seconda dalla Camera. E che ora è tornato a Palazzo Madama per la terza approvazione. Il ddl introduce l’aggravante della negazione della Shoah, in un articolo, il 3 bis, in cui si parla espressamente di “pubblica istigazione” e di “pubblico incitamento” al “negazionismo”.

La norma in vigore oggi punisce chiunque istighi all’odio razziale anche in posti privati (come sedi di partiti, di culto, di associazioni). Mentre il nuovo testo prevede in un comma che anche l’istigazione al “negazionismo” sia reato, a patto che sia commesso in luoghi pubblici.

La polemica è scoppiata quando il testo del ddl del Senato ha esteso le parole “pubblicamente” anche alle discriminazioni razziali nel loro complesso. A denunciare il rischio di un «restringimento » del campo di azione della legge Mancino è, dall’altro ramo del Parlamento, la deputata Donatella Ferranti, presidente della commissione Giustizia della Camera, che se la prende col senatore Caliendo, attribuendogli la responsabilità della modifica, e scatenando la reazione di Forza Italia. «Non è ammissibile che non sia punibile l’istigazione all’odio razziale commessa in luoghi privati. È un comportamento troppo grave per restare impunito, preludio di altri reati successivi». «In un momento storico e sociale così delicato — aggiunge Ferranti — , depotenziare la legge Mancino è un atto politicamente incomprensibile, con il rischio che indagini e processi in corso impostati sull’attuale tenore della norma vengano travolti da una sostanziale depenalizzazione ».

«Trovo davvero sconcertante — dichiara il presidente dei senatori di Forza Italia, Paolo Romani — che l’onorevole Ferranti faccia pesanti allusioni e dietrologia a buon mercato su un emendamento del senatore Caliendo, peraltro assorbito da quello della relatrice del Pd».

Ieri sera s’è svolta una riunione dei democratici per trovare una quadra al conflitto tra deputati e senatori dem. Oggi alle 13 scadrà il termine per la presentazione degli emendamenti per la definitiva approvazione in aula. Non è escluso che ne venga presentato uno per eliminare il contenzioso. Il timore dei senatori, così come fu espresso in prima lettura da Luigi Manconi (Pd), è dovuta a «quel labile confine che separa la libertà di espressione dalla violazione dell’altrui dignità». Insomma, il ddl, a Palazzo Madama fa paura in entrambi gli schieramenti a chi teme l’uso del diritto penale laddove si manifestino opinioni personali. Ma come si spiega questa spaccatura nel Pd? «Forse — spiega Ferranti — c’è stato al nostro interno un fraintendimento interpretativo, o non si sono valutate bene le conseguenze ».

 

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