Austria, una barriera al Brennero

Austria, una barriera al Brennero

È Vienna il faro di pensiero e azione per l’Europa che vuole tornare ai muri. In settembre aveva «informato» (non «concordato») con Bruxelles che avrebbe reintrodotto «controlli temporanei a tutte le frontiere». In ottobre aveva costruito una rete al confine con la Slovenia «per semplice management di afflusso dei migranti». In inverno aveva tessuto quell’alleanza neo asburgica che ha poi infranto le regole sulla libera circolazione di Schengen chiudendo i confini in tutti i Balcani. E tanto peggio per la Grecia rimasta sola a sostenere il flusso dei rifugiati che arrivavano in canotto a migliaia.

In marzo, con l’accordo turco-europeo per la deportazione dei non-siriani, l’Austria ha ottenuto il timbro Ue sulla sua politica di blocco della porta balcanica. Ieri ha cominciato a smontare i guardrail sull’autostrada del Brennero per costruire una barriera metallica che la possa, al bisogno, dividere dall’Italia. I primi pali di sostegno alla nuova rete si pianteranno oggi. La prospettiva austriaca è di trattare l’Italia come la Grecia, alla stregua di un campo profughi a cielo aperto. In mancanza di condivisione del peso della migrazione, in sostanza di frontiere aperte, se davvero il flusso dei migranti dovesse crescere a dismisura, la posizione italiana quest’estate si farà difficile. Anche perché, sempre grazie alla leadership austriaca, a Bruxelles non è stata neppure fissata una data per iniziare a ridiscutere il trattato di Dublino sulle regole sul diritto d’asilo.

«La struttura al Brennero sarà lunga 250 metri e attraverserà sia l’autostrada sia la strada statale», ha detto il capo della polizia tirolese Helmut Tomac. Nel progetto del cantiere è compreso anche un ufficio coperto che funga da centro di registrazione. Ovviamente il tutto avviene «per semplice management di afflusso».

Ognuno per sé e muri per tutti. Pare il nuovo motto dell’Ue. L’Austria ha da tempo avvertito senza infingimenti delle sue paure. La ministra degli Interni Johanna Mikl-Leitner prima della sua visita di venerdì con l’omologo italiano Angelino Alfano aveva sostenuto che «sono in arrivo quest’estate sulle coste italiane 300 mila migranti e Roma non può contare sul fatto che il Brennero resti aperto». Il sotto testo del discorso austriaco è lampante: l’Italia ha tutto l’interesse a non registrare chi arriva sulle sue coste e a permettere che risalga indisturbato verso nord. Ma se Roma non li blocca, dice Mikl-Leitner, l’Austria si difenderà da sola dallo tsunami migrazione. Detto fatto. La rete al Brennero potrebbe essere già in funzione a maggio e, dovesse servire, c’è già in programma di usare i soldati al confine, professionisti, riservisti o di leva. Visioni da 1914 a dispetto di qualunque monito.

Proprio ieri papa Francesco era tornato a criticare i muri in un suo messaggio scritto. «Il muro dell’indifferenza è il grande ostacolo da rimuovere» tra le nazioni. «La cronaca dei tempi recenti, ci dimostra che se parlo di muri non è solo per usare un linguaggio figurato, ma perché si tratta della triste realtà».

Il presidente austriaco Heinz Fischer ha cercato di smorzare le polemiche sulla nuova barriera con l’Italia. Ha spiegato che il progetto «non prevede muri o filo spinato» e «intende avere il minor impatto possibile sul traffico di persone e merci. Servono però più controlli per chi vuole entrare in Europa». Sulla stessa linea il leader della Lega Nord Matteo Salvini: «Evidentemente l’Austria ha politici che difendono gli interessi dei loro cittadini. Fa bene. Altro che il buonista Mattarella».

Andrea Nicastro



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