Il Cairo, gas lacrimogeni sugli oppositori Oltre cento arresti

Il Cairo, gas lacrimogeni sugli oppositori Oltre cento arresti

IL CAIRO. Un’ondata di arresti soprattutto al Cairo, caccia aperta non solo agli oppositori ma a tutti coloro che con una telecamera o un cellulare hanno cercato di riprendere le proteste nella capitale egiziana. Tutte le città d’Egitto ieri erano blindate fin dalle prime ore del mattino. Auto, camion e mezzi blindati di polizia e dell’esercito schierati a presidio dei luoghi simbolo, come piazza Tahrir al Cairo, migliaia di agenti per bloccare le manifestazioni annunciate dai gruppi di opposizione al presidente Abdel Fatah Al Sisi. Le proteste — subito vietate — erano contro la cessione delle due isole di Tiran e Sanafir all’Arabia Saudita. Incidenti, gas lacrimogeni e un centinaio di fermati solo nella capitale.

Il centro del Cairo è stato completamente isolato dal resto della città, alcune strade come quella che ospita il sindacato dei giornalisti — uno degli organismi di punta contro la repressione del regime — è stata chiusa con paratie d’acciaio. Chiunque ha cercato di avvicinarsi è stato fermato. Qui è finita in manette Basma Mustafa, la collega che intervistò per prima i familiari dei “presunti assassini” di Giulio Regeni uccisi tutti però in uno scontro a fuoco con la polizia. E poi ancora i colleghi Mohamed al Sawi, Mohamed al Shama e Mustafa Reda. Fra i fermati una decina di attivisti del Partito socialdemocratico egiziano, qualcuno del Movimento 6 aprile. Di prima mattina, era stato arrestato anche Ahmed Abdallah, capo della Commissione egiziana per i diritti e libertà, organizzazione che documenta le sparizioni forzate nel Paese. Altre decine di fermati, poi rilasciati a Dokki nel pomeriggio, dove un’altra protesta di 200 persone è “fallita” per l’intervento della polizia con gas lacrimogeni e pallottole di gomma. Il sindacato dei giornalisti ha denunciato l’arresto di 35 colleghi, 25 dei quali poi rilasciati in serata. ( f. s.)

 



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