«I corridoi umanitari modello per l’Europa»

«I corridoi umanitari modello per l’Europa»

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Lo stesso giorno in cui in Grecia cominciano i rimpatri forzati dei migranti verso la Turchia, a Roma tre organizzazioni religiose, Comunità Sant’Egidio, la Federazione delle Chiese Evangeliche e la Tavola Valdese, mostrano un’altra faccia dell’Europa, quella di chi alla repressione e alla esternalizzazione delle frontiere in un paese che non garantisce il rispetto dei diritto umani preferisce mostrarsi solidale e capace di strappare davvero i migranti alle organizzazioni criminali. «Oggi l’Ue ha derogato le sue responsabilità», accusano Marco Impagliazzo e Luca Maria Negro, rispettivamente presidente della Comunità di Sant’Egidio e della Federazione della Chiese Evangeliche pensando a quanto succede sulle isole greche. Atti di forza tutt’altro che necessari visto che esistono vie sicure per garantire a chi fugge dalla guerra ingressi sicuri e legali in Europa. Come i corridoi umanitari organizzati dalle tre comunità grazie a un protocollo firmato a dicembre con i ministeri degli Affari esteri e degli Interni. Il primo viaggio, il 29 febbraio scorso, ha permesso di far arrivare in Italia da un campo profughi libanese 97 siriani che sono stati accolti in case private e parrocchie.

Si è trattato di persone scelte per le loro condizioni ritenute particolarmente delicate, perché malati, anziani o appartenenti a nuclei familiari numerosi. Come Falak, piccola siriana di 7 anni arrivata in Italia prima di tutti gli altri per le sue condizioni di salute. Originaria di Homs, dopo che la casa in cui viveva è stata distrutta durante un bombardamento si è trasferita in Libano con il padre, la madre e un fratellino più piccolo dove ha passato quasi due anni in un campo profughi. Lì ha perso un occhio a causa di un tumore e avrebbe probabilmente perso anche l’altro se grazie al corridoio umanitario non fosse arrivata in Italia e curata dai medici del Bambin Gesù dove è stata sottoposta a un ciclo di chemio. Adesso Falak sta meglio, vive con la famiglia in una casa messa a disposizione dalla Comunità di Sant’Egidio e l’anno prossimo potrà iscriversi a scuola.

Per lei, come per gli altri 96 profughi arrivati a febbraio la vita è ricominciata. «I corridoi umanitari sono l’alternativa ai muri, alla reti e ai respingimenti», spiega Impagliazzo. Un’alternativa resa possibile dall’articolo 25 del regolamento europeo sui visti che consente il trasferimento di profughi dalle aree di crisi. Il tutto in totale sicurezza sia per i profughi – che non devono più mettere la propria vita nella mani dei trafficanti – che per gli Stati che li ospitano visto che tutti i richiedenti asilo vengono identificati sia al momento della partenza che al loro arrivo in Europa.

I costi del progetto ammontano a 1,2 milioni di euro completamente a carico delle tre comunità religiose, che vi investono il ricavato dell’8×1.000 e quello della campagna di donazioni lanciata da Sant’Egidio. «Ospitare un rifugiato in un centro Sprar costa 32 euro al giorno, grazie al lavoro dei volontari siamo riusciti a far scendere questa cifra fino a 20 euro al giorno», proseguono Impagliazzo e Negro. In tutto si conta di portare in Italia duemila profughi fino al 2017. Il prossimo viaggio è fissato per la fine di aprile e prevede l’arrivo di altri 150 migranti. «Siamo stati i primi in Europa ad aprire i corridoi umanitari – concludono i rappresentanti delle chiese – Adesso speriamo che questa esperienza possa essere adottata anche da altri paesi».



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