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Islanda nel caos il capo del governo getta la spugna

Gunnlaugsson prima prova a sciogliere le Camere poi si dimette. Con la moglie una società a Panama

Andrea Tarquini, la Repubblica • 6/4/2016 • Copertina, Internazionale • 639 Viste

Esplode in Islanda al massimo livello la crisi dei “Panama Papers”. Il premier conservatore Sigmundur David Gunnlaugsson, coinvolto nei depositi offshore, ha gettato la spugna ieri sera presentando le sue dimissioni dopo una giornata pesante: prima aveva escluso ogni dibattito, poi aveva minacciato di sciogliere l’Althingi (Parlamento), e solo il no del capo dello Stato Olafur Ragnar Grimsson lo aveva fermato. La situazione a Reykjavik si fa di ora in ora più incandescente e un voto di fiducia che potrebbe travolgere quel che resta dell’intera maggioranza di centrodestra è possibile a ore. In vista di elezioni anticipate difficilmente evitabili, le opposizioni (“Pirati” e socialdemocratici) hanno il vento in poppa. L’Islanda in piazza, in nome del rigore nordico tradito dall’establishment, spera di divenire esempio di trasparenza per il mondo cambiando la Costituzione. «E’ un’eruzione politica, in una piccola democrazia abituata a eruzioni vulcaniche», commentano fonti diplomatiche a Reykjavik. Gunnlaugsson, leader del Partito del progresso (centrodestra nazionalista) avrà un successore provvisorio nell’attuale ministro dell’Agricoltura, Sigurdur Ingi Johansson. Ma la sopravvivenza della coalizione con l’altro gruppo conservatore, il Partito dell’Indipendenza di Benediktsson, è appesa a un filo: gli alleati minori dubitano. E i franchi tiratori crescono nella maggioranza.

E’ il terremoto politico più grave a Reykjavik da quando la crisi finanziaria internazionale del 2008 mandò in fallimento le tre maggiori banche del paese, dimezzò il Pil in pochi mesi e produsse un’ondata di licenziamenti, nuova povertà e suicidi. Secondo i Panama Papers, Gunnlaugsson e la moglie (entrambi ricchi di famiglia, in una società dominata da armatori, big della pesca e finanzieri) erano proprietari ognuno a metà della Wintris, una delle aziende con sede a Panama. Lo avevano tenuto segreto, anche dopo la legge del 2009 che obbligava ogni politico a dichiarare ogni patrimonio anche all’estero. Conflitto d’interessi inaccettabile. E Wintris aveva guadagnato anche nelle banche fallite. «Non ho fatto nulla d’illegale, posso difendermi sciogliendo il Parlamento», aveva minacciato Gunnlaugsson ieri mattina dopo che i dimostranti che assediano pacificamente il Parlamento lo avevano bersagliato di formaggio fresco. Ma con una mossa senza precedenti, il capo dello Stato gli ha detto di no: «Si consultano tutti, sciogliere l’Althingi non è compito del premier». Conflitto costituzionale, crisi di sistema e rivolta della gente in nome della questione morale. La crisi ha portato i nervi a fior di pelle nella maggioranza, scrive il Morgunbladid, principale quotidiano nazionale: né Gunnlaugsson né il leader del partito suo alleato hanno fornito il minimo d’informazioni a deputati e dirigenti delle forze politiche.«E con appena 38 deputati su 63 dell’Althingi, si fa presto a perdere il terreno sotto i piedi».

( a. t.)

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