prescrizioni

La prescrizione elettorale

Giustizia. Renzi punta a accelerare i tempi della riforma per giocare la carta nelle urne. L’Ncd oppone ancora resistenza, ma non troppo: «Modifiche al testo della camera nei limiti del possibile»

Andrea Colombo, il manifesto • 28/4/2016 • Carcere & Giustizia, Copertina, Politica & Istituzioni • 1233 Viste

L’ordine di Renzi è tassativo: «Accelerare i tempi. Varare la riforma della prescrizione prima delle amministrative. Dimostrare che il governo sta dalla parte delle toghe e non dei corrotti». Gli incaricati sono il responsabile Giustizia del Pd Ermini e il capogruppo al Senato Zanda. Si incontrano, si danno da fare, arrivano a un pelo dall’obiettivo. Resta un ostacolo, la resistenza di Alfano e dei suoi centristi, una parte dei quali, però, è pronta a cedere in nome dell’interesse superiore. «Sono ragionevolmente ottimista», chiosa a metà pomeriggio il ministro Orlando.

Oggi la commissione Giustizia voterà l’abbinamento delle nuove norme sulla prescrizione alla riforma del processo penale, al quale verrà accorpato anche il ddl intercettazioni. Pacchetto unico, tempi sincronizzati. Il punto di partenza sarà il testo già approvato dalla Camera, quello proposto dalla presidente della commissione giustizia Donatella Ferranti, Pd. A imporlo è stato il presidente del Senato Grasso: «Non si può bypassare la Camera». Ufficialmente non è una scelta definitiva. «E’ un fatto formalmente dovuto – mette le mani avanti il capogruppo Ncd Schifani – ma ci saranno intese di maggioranza finalizzate a modificarlo nei limiti del possibile».

La chiave dell’accordo dovrebbe essere tutta in quella formuletta: «Nei limiti del possibile». Il testo della Camera prevede di aumentare di 3 anni i termini della prescrizione: da 12 a 15. Nel caso di reati contro la Pubblica amministrazione, però, gli anni di innalzamento sono 9. La prescrizione per i processi di corruzione scatterebbe solo dopo 21 anni. Nell’emendamento che la settimana prossima dovrebbe fissare il nuovo accordo di maggioranza qualcosina all’Ncd bisognerà concedere. Ma «i limiti del possibile» sono molto stretti.

Prima che si aprano le urne, Renzi ha bisogno di giocare una carta clamorosa sul fronte della giustizia, e su questa decisione ha ora il pieno appoggio anche del guardasigilli Orlando, che pure considerava la formula approvata dai deputati troppo rigida. «Stiamo lavorando per rendere pressoché impossibile che i processi in questa materia possano finire nel nulla». Alla fine l’offerta sarà uno sconticino: per la corruzione i termini saranno aumentati “solo” di 7 o più probabilmente 6 anni.

Sulla carta i centristi raccolti in Area popolare otterranno una maggiore elasticità per quanto riguarda gli altri reati, diversificando l’aumento dei termini della prescrizione tra processo di primo grado (un anno) e sentenza definitiva (altri due anni). Otterranno anche che contestualmente si proceda in direzione del processo breve. Sono chiacchiere, o tutt’al più contentini. Quel che Renzi vuole dagli alleati di governo, ma anche dagli alati di Verdini, è una resa quasi incondizionata. E’ certo di ottenerla perché, se anche dovessero mancare i loro voti, quasi certamente verrebbero rimpiazzati dall’M5S, che dell’aumento dei termini della prescrizione ha fatto uno dei principali cavalli di battaglia.

I centristi potranno in compenso sorridere sul fronte delle intercettazioni. Governo e Pd sono infatti decisi ad assumere come propria la circolare inviata mesi fa dal procuratore di Torino Armando Spataro, che ieri è stato ascoltato dalla commissione Giustizia insieme ai procuratori di Roma Pignatone e di Firenze Creazzo. Al termine dell’audizione Spataro ha solo ammesso che, a parere suo e degli altri procuratori, la delega al governo in materia di intercettazioni non dovrebbe essere del tutto in bianco, come al momento è, ma «necessiterebbe di ulteriori specificazioni».

L’obiettivo del procuratore di Torino, messo giù nero su bianco nella sua circolare del 14 febbraio scorso approvata in assemblea da una cinquantina di pm, è l’estrapolazione dal fascicolo e la distruzione, al termine delle indagini preliminari, di tutte le intercettazioni «irrilevanti» ai fini dell’inchiesta oppure «contenenti dati sensibili». Più che sulle intercettazioni in sé è un intervento drastico sulla loro pubblicazione: quello a cui mirava il governo dall’inizio. Ma se a proporlo è un magistrato di grido tutto sarà più facile.

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