Tempa Rossa

Puglia e Basilicata lite da 170 milioni su Tempa Rossa

Dietro le polemiche sull’ambiente il braccio di ferro sulle royalties che divide le due regioni

Paolo Griseri, la Repubblica • 3/4/2016 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Copertina, Politica & Istituzioni • 3718 Viste

VIGGIANO ( PZ) Per far funzionare un pozzo di petrolio è decisivo allacciarsi a un oledodotto. E su quell’allacciamento che si è scatenata la battaglia di Tempa Rossa, ultimo episodio della guerra del petrolio che divide i paesi del Golfo. Non il Golfo Persico ma quello nostrano che disegna lo Ionio tra Basilicata e Puglia. Per risolvere lo scontro è stato varato l’ormai famosissimo emendamento Guidi, quello che attribuisce al ministero dello sviluppo il potere di decidere se e come fare l’oleodotto. È l’emendamento galeotto annunciato dall’ex ministro al fidanzato con l’improvvida telefonata intercettata: “Abbiamo rimesso l’emendamento in Stabilità”.

L’EMENDAMENTO
Mentre ormai la politica discute sulle conseguenze delle dimissioni di Federica Guidi proviamo a ripercorrere le tappe della guerra. Chi ha scritto materialmente l’emendamento è il sottosegretario all’economia Pierpaolo Baretta. Che racconta: “Il ministero dello sviluppo ci mandò il testo dell’emendamento per inserirlo nella legge di Stabilità. La logica era semplice: era da considerarsi di interesse strategico, e dunque di decisione governativa e non regionale, non solo l’impianto di trattamento degli oli che la Total sta realizzando a Tempa Rossa in Basilicata ma anche il tratto di 8 chilometri di tubazioni necessari a collegare i pozzi all’oleodotto già esistente per Taranto e i serbatoi per contenerlo nella raffineria. Abbiamo scritto l’emendamento, il ministero dello sviluppo lo ha approvato e lo abbiamo messo nella legge”. È dopo aver visto quel testo che Guidi fa la telefonata al fidanzato. Ma l’alternativa a quel provvedimento sarebbe ecologicamente disastrosa: “Potremmo caricare il petrolio sui camion e portarlo così alla raffineria di Taranto”, hanno detto in questi mesi i vertici della Total. Una provocazione. Chi conosce le strade della Basilicata sa che sarebbe un rischio enorme. Ed è per evitare quel rischio che l’Eni ha fatto realizzare negli anni scorsi dalla Snam l’oleodotto di 132 chilometri che unisce i pozzi di Viggiano (in Basilicata, quaranta chilometri in linea d’aria da Tempa Rossa) alla raffineria di Taranto.

LA RIVOLTA DELLA PUGLIA
Contro la possibilità di utilizzare lo stesso oleodotto anche per il petrolio che uscirà dai pozzi Total di Tempa Rossa è nata una forte opposizione in Puglia. La questione è stata tra gli argomenti principali della campagna elettorale dell’attuale governatore, Michele Emiliano. Gli ambientalisti di Taranto si oppongono al progetto perché prevede di realizzare nell’area della raffineria due serbatoi per lo stoccaggio del greggio: uno da 120 e l’altro da 60 mila tonnellate. “Due enormi serbatoi che rischiano di aumentare l’inquinamento di una città già martoriata dalla vicenda dell’Ilva”, scrive nei suoi volantini il comitato contro il progetto Tempa Rossa. Che prosegue: “A questo si deve aggiungere l’impatto di nuove petroliere nel golfo”. Nel suo materiale informativo Total ribatte che “i due serbatoi previsti si aggiungono agli altri 103 attualmente esistenti”, lasciando intendere che al massimo l’inquinamento aggiuntivo sarebbe il 2 per cento dell’attuale. In ogni caso la Total promette serbatoi assolutamente stagni e senza possibilità di fuoriuscita. Anche sulle petroliere la guerra è accanita. Per trasportare 2,7 milioni di tonnellate di greggio, la produzione annua prevista dalla Total, saranno necessarie 90 petroliere, una ogni tre giorni. Oggi a Taranto ne arriva la metà, una cinquantina. Con il progetto Total il traffico triplicherebbe.
LE ROYALTIES
Ma c’è un altro punto che alimenta lo scontro. Si chiama denaro. Il calcolo è presto fatto: sono in gioco 168.008.428 euro, 168 milioni di euro di royalties che nel 2015 sono finite tutte o alla Regione Basilicata (142 milioni e 800 mila) o ai comuni lucani dove sorgono i pozzi (25 milioni e 200 mila). Con l’emendamento dello scandalo il governo ha privato la Regione Puglia di ogni voce in capitolo. La Regione ha impugnato il provvedimento di fronte alla Corte Costituzionale e a maggio si dovrebbe avere la sentenza. Nel frattempo la questione di chi abbia titolo a decidere è finita in uno dei quesiti referendari contro le trivelle. Il quesito è stato annullato perché il governo è intervenuto riformando in parte il famoso emendamento. “Ma questo – dicono al ministero dell’Economia – non compromette l’efficacia della norma nella vicenda di Tempa Rossa. “Siamo contrari al progetto di Tempa Rossa perché non vogliamo esporre la baia di Taranto al rischio di un incidente rilevante”, dice il governatore pugliese Michele Emiliano. Che aggiunge: “Siccome è stato costruito un impianto sulla terra ferma in un’altra Regione ci hanno detto che, non sapendo dove portar via il petrolio, hanno deciso di passare da casa nostra. Così non va. Queste cose si decidono insieme”. Perché accanto alla battaglia ambientale c’è una questione economica: come mai le royalties finiscono tutte in Basilicata mentre i rischi per l’ambiente li corrono anche i cittadini di Taranto?

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