Soru

L’ultima tegola colpisce Soru

Accusato di un’evasione fiscale da 2,6 milioni, il patron di Tiscali ed europarlamentare del Pd si dimette da segretario regionale del partito: «Sentenza ingiusta. Spero che verrà ribaltata negli altri gradi di giudizio». Silenzio dai vertici nazionali, mentre i dem della Sardegna, dove la tensione era già alta sulla giunta Pigliaru, respingono l’ipotesi di un commissario

Costantino Cossu, il manifesto • 6/5/2016 • Copertina, Politica & Istituzioni • 516 Viste

CAGLIARI Condannato a tre anni di reclusione per evasione fiscale, il presidente di Tiscali, Renato Soru, si è dimesso dalla carica di segretario regionale del Partito democratico. Conserva invece, almeno per il momento, il seggio di deputato al parlamento europeo. La sentenza è stata emessa ieri dal giudice del tribunale di Cagliari Sandra Lepore. Il pm Andrea Massidda aveva sollecitato una condanna a quattro anni di Soru, accusato di un’evasione di 2,6 milioni di euro in un complesso giro di prestiti concessi dalla società Andalas Ldt (sempre di Soru) a Tiscali.

Le indagini, condotte dalla Guardia di finanza, erano scattate dopo un servizio della trasmissione Anno Zero andato in onda nell’autunno del 2009. Il programma condotto da Santoro era stato il primo a parlare di presunte irregolarità. Secondo il pm Massidda la cifra evasa è esattamente di 2.613.401 euro. Durante la requisitoria il giudice aveva ricostruito nel dettaglio la vicenda giudiziaria di Soru, che si concentra in particolare su un prestito fatto da Andalas Ldt, società di Soru, a Tiscali. Un prestito che, secondo l’accusa, avrebbe generato interessi non dichiarati e dunque un’evasione. Il pm durante la requisitoria era stato duro: «A cosa poteva servire Andalas Ldt, se non ad evadere, esattamente come ipotizzato dalla trasmissione Anno Zero?». Secondo l’accusa Andalas Ldt, con sede a Londra, aveva un capitale sociale di due sterline, non era operativa e non avrebbe pagato imposte né nel Regno Unito né in Italia, ma sarebbe stata utilizzata solamente per prestare circa 27 milioni di euro a Tiscali. «Ovvero Soru che presta i soldi a sé stesso», aveva detto in aula il pm titolare dell’inchiesta, aperta nel 2010. Secondo il pm, la società inglese operava con un conto italiano sul quale venivano incassati i soldi della restituzione del prestito a Tiscali e gli interessi.

«Non mi aspettavo questa sentenza – ha commentato a caldo Soru in tribunale subito dopo la decisione del giudice – Mi aspettavo di essere assolto. Credo sia una sentenza ingiusta. È un momento grave e molto importante della mia vita. Adesso andrò a casa, voglio stare un poco da solo. Non credo di aver commesso reati. Spero che la sentenza sarà ribaltata negli altri gradi di giudizio».

Il tribunale ha deciso anche, a carico di Soru, due anni di «interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese» (interdizione che scatta comunque solo con sentenza definitiva) e la confisca delle somme dovute. Prima della sentenza, il patron di Tiscali aveva deciso – proprio in considerazione del suo ruolo pubblico – di regolarizzare la sua posizione con il fisco. La sua pratica era già finita ad Equitalia. Ma i giudici sono arrivati prima.

La condanna di Soru offre a Beppe Grillo l’occasione di un nuovo duro attacco contro il Pd: «Oggi – scrive nel suo blog la guida carismatica del Movimento Cinque Stelle – tocca a Soru, europarlamentare e capo del Pd in Sardegna. Il gruppo del Pd a Bruxelles si ingrossa con un “eurocondannato”. Cosa aspettano a dimettersi? L’epopea immorale del Pd continua. Chi sarà il prossimo?». Tutto il movimento grillino chiede le dimissioni di Soru dal parlamento europeo. «Apprendo senza stupore – dice la europarlamentare sarda del M5S Giulia Moi – che il condannato Pd del giorno è Renato Soru. Sono sempre più gli uomini vicini a Renzi e al suo cerchio magico ad essere inquisiti, arrestati, condannati. E questo dovrebbe preoccupare tutti gli italiani onesti». «Soru risparmi alla Sardegna – aggiunge Moi – la vergogna di essere rappresentata da un evasore».

Silenzio, invece, almeno per ora, dai vertici nazionali del Pd, mentre in Sardegna la tensione è alta. Tra Soru e la maggioranza che sinora lo ha sostenuto come segretario, si è aperto negli ultimi mesi un conflitto molto serio. Materia del contendere, il giudizio sull’attuale giunta regionale di centro sinistra guidata a Francesco Pigliaru: da promuovere secondo la maggioranza del Pd, da sollecitare ad un’azione più incisiva secondo Soru, che ha chiesto un rimpasto di giunta, un parziale cambio di assessori. In un partito già scosso da fibrillazioni interne mai sopite, la condanna del presidente di Tiscali e le dimissioni da leader regionale aprono nuovi scenari. Due le possibili strade: l’elezione di un nuovo segretario di transizione da parte dell’assemblea sarda del Pd o un commissariamento per effetto di una decisione dei vertici romani. Un’ipotesi, quest’ultima, che non piace agli esponenti dem dell’isola. Ieri il primo a prendere le distanze da questa eventualità è stato Giacomo Spissu, portavoce della maggioranza che sosteneva Soru prima dello stallo: «Mi scalda poco quest’idea. Penso che il Pd sardo sia perfettamente abilitato ad assumere le decisioni conseguenti alle dimissioni di Soru».

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