deficit

Bruxelles apre alla flessibilità per l’Italia

La Commissione europea orientata a riconoscere lo 0,8% di margine chiesto da Roma per riforme, investimenti e migranti. Ma resta lo scoglio del maxi debito pubblico

Ivo Caizzi, Corriere della Sera • 11/5/2016 • Copertina, Europa, Lavoro, economia & finanza • 704 Viste

BRUXELLES Approvazione delle richieste di flessibilità di bilancio e discussione ancora aperta sul problema del maxi debito pubblico. Sono questi gli orientamenti sull’Italia trapelati dalla riunione preliminare della Commissione europea a Strasburgo sulle valutazioni dei conti pubblici dei Paesi membri, che sono annunciate per il 18 maggio prossimo a Bruxelles. Secondo fonti comunitarie, tra i 28 commissari sarebbe emerso un sostanziale consenso sul fatto che gli investimenti per la crescita, le riforme strutturali e i costi aggiuntivi per affrontare l’emergenza migranti consentano di concedere al governo di Matteo Renzi e del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan i maggiori margini di spesa richiesti l’anno scorso e su cui l’istituzione di Bruxelles aveva rinviato la decisione fino al mese in corso. Roma vorrebbe lo 0,80% del Pil, mentre il limite massimo di Bruxelles sarebbe 0,75%.

Una netta frattura sarebbe emersa invece sulla valutazione del maxi debito pubblico dell’Italia. Alla disponibilità del vicepresidente per gli Esteri della Commissione europea, Federica Mogherini del Pd, si sarebbe contrapposta la rigidità del vicepresidente per l’Economia, il lettone di centrodestra Valdis Dombrovskis, che guida i commissari dei Paesi del Nord in linea con il rigore di bilancio voluto dalla Germania. I «falchi» avrebbero fatto pesare il mancato conseguimento dell’obiettivo di riduzione. Secondo le Previsioni di Primavera dell’istituzione presieduta dal lussemburghese Jean-Claude Juncker l’indebitamento italiano resterà nel 2016 al picco del 132,7% del Pil come nel 2015, mentre Renzi e Padoan avevano annunciato l’inizio della discesa con il 132,4% quest’anno.

Formalmente la Commissione europea è indipendente dai governi nazionali. Ma, oltre alle negoziazioni tra i commissari, di fatto contano molto le trattative al massimo livello politico. Da tempo il premier Matteo Renzi sta negoziando soprattutto con la cancelliera tedesca Angela Merkel, molto influente sulla maggioranza composta dai commissari filo-Berlino. Il governo italiano ha appoggiato l’accordo Ue-Turchia con sei miliardi promessi ad Ankara per frenare i flussi di siriani e iracheni diretti principalmente in Germania. Renzi non ha ottenuto in cambio un accordo analogo con la Libia per l’emergenza migranti nel Mediterraneo centrale, né una revisione del Trattato di Dublino sui rifugiati (che penalizza i Paesi di primo sbarco). Tra Roma e Berlino restano così spazi per evitare la bocciatura della Commissione sul debito.

Anche Francia, Spagna e Portogallo rischiano di essere tra i Paesi della zona euro che non hanno rispettato gli impegni concordati con l’Eurogruppo dei ministri finanziari. Le emergenze migranti e terrorismo, unite ai fattori geopolitici, sconsiglierebbero quindi di aprire sui conti pubblici ulteriori contrasti a Bruxelles tra i Paesi membri. Da quanto è trapelato dalla riunione della Commissione a Strasburgo, Juncker, che da sempre sui vincoli di bilancio si schiera con la leader del suo partito europopolare Merkel, l’avrebbe capito. Insieme al suo primo vicepresidente, l’olandese Frans Timmermans, eurosocialista come Renzi, intenderebbe mediare un compromesso per l’Italia e gli altri Paesi a rischio, consapevole del particolare momento attraversato dall’Europa. L’ex premier lussemburghese teme anche l’effetto nell’Europarlamento di una eventuale bocciatura sul debito al governo Renzi. Potrebbe fargli perdere il consenso degli eurosocialisti, dove il Pd ha un peso importante, privandolo della maggioranza finora risultata necessaria per restare al vertice del Palazzo Berlaymont di Bruxelles. La soluzione potrebbe essere limitarsi ai richiami e concedere uno slittamento del rispetto degli impegni sul debito in considerazione della crescita più bassa prevista in Italia nel 2016 (1,1% invece dell’1,4% del Pil). Commissari filo-Berlino avrebbero però fatto notare anche il peggioramento del bilancio dell’Italia e il rinvio dell’obiettivo del pareggio.

Ivo Caizzi

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