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Case e palazzi per quattro miliardi Gli attici a San Pietro affittati a mille euro

Ma quanto è ricco lo Stato più piccolo del mondo? I primi ad azzardare un numero preciso, con tutti i rischi del caso, sono stati i Radicali

Lorenzo Salvia, il manifesto • 17/5/2016 • Copertina, Società • 586 Viste

ROMA Ma quanto è ricco lo Stato più piccolo del mondo? I primi ad azzardare un numero preciso, con tutti i rischi del caso, sono stati i Radicali. Dicevano 3 miliardi di euro, mettendo nel conto sia gli immobili sia l’incasso dell’otto per mille. Dal Vaticano non è mai arrivata una smentita diretta, anche se di commenti ne lasciavano filtrare. E in effetti i Radicali sbagliavano. Per difetto. «Ci sono 26 istituzioni relazionate alla Santa Sede che possiedono beni immobiliari per un valore contabile totale di euro un mrd al 31.12.2012. Una valutazione di mercato indicativa dimostra una stima del valore totale dei beni di 4 volte più grande rispetto al valore contabile, o euro 4 mrd». Insomma, 4 miliardi di euro.

Il documento — un tempo segreto, ormai abbastanza conosciuto grazie ai due libri inchiesta che lo hanno riportato, con relativo processo a seguire — arriva dalla Cosea, la commissione interna voluta da papa Francesco proprio per fare luce sulle finanze del Vaticano. Ma forse anche questa è un’approssimazione per difetto. Secondo il gruppo Re — una società che gestisce immobili per gli enti ecclesiastici, ed è più volte intervenuta sulla materia — il 20% del patrimonio italiano farebbe capo in qualche modo alla Chiesa. Cosa vorrebbe dire tradotto in miliardi? Una cifra infinitamente superiore, ai limiti dell’incredibile. A spanne siamo sopra ai mille miliardi di euro, visto che l’intero patrimonio italiano vale circa 6 mila miliardi di euro, secondo il dipartimento delle Finanze. E in teoria il conto dovrebbe anche salire con il passare del tempo visto che, solo a Roma, ogni anno ci sono 10 mila testamenti a favore della Chiesa. Nel calcolo del gruppo Re, però, entrano anche gli immobili che poco hanno a che vedere con l’invito alla sobrietà arrivato da Bergoglio: le chiese, ad esempio, ma anche le 9 mila scuole, i 4 mila ospedali o centri di cura.

Oltre al «quanto», però, c’è anche il «come».

Il documento della commissione papale dice che gli immobili della Chiesa generano un «reddito totale da locazione pari a 88 milioni di euro». Pochino. Come mai? Un attico da 100 metri quadri vista San Pietro viene affittato per mille euro al mese. A spanne la metà del suo valore di mercato. Chi è andato in pensione continua a pagare la tariffa super scontata per i dipendenti (70% in meno) fino a otto anni dopo la fine del contratto. E poi la cifra effettivamente riscossa è spesso più bassa di quella concordata. Lo Stato più piccolo del mondo ha un patrimonio straordinario che, messo a reddito per bene, potrebbe generare ancora più risorse per le sue tante attività pastorali, di carità e di sostegno ai poveri. E che invece è stato utilizzato, a volte, come un benefit di favore. Magari sommandolo al patrimonio immobiliare privato di alcuni uomini di Chiesa. Ce ne sono stati anche di importanti — da Angelo Bagnasco a Giovanni Battista Re ad Angelo Sodano — che non hanno mai avuto proprietà. Non tutti, però. Monsignor Salvator Cassisa, ex vescovo di Monreale, risultava proprietario insieme ad alcuni familiari di due case a Palermo, una a Erice (più tre in usufrutto), 14 a Trapani, con l’aggiunta di un terreno da 26 ettari.

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