Accordo Italia-Ue sulla flessibilità la manovra 2017 ridotta a 8 miliardi
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Intorno alle otto di ieri sera a Palazzo Chigi e al Tesoro hanno tirato un sospiro di sollievo: l’accordo con la Commissione sui conti è finalmente blindato. Un’intesa sulla quale le parti hanno lavorato per mesi, siglata politicamente e confermata più volte, garantita dallo stesso Juncker per metterla al riparo dai falchi, ma che ha rischiato di deragliare all’ultimo miglio su dettagli tecnici usati come una clava dai rigoristi interni alla Commissione. Così il governo, salvo ulteriori drammatizzazioni, domani otterrà il via libera alla politica economica di Renzi e Padoan.
Il rush finale del negoziato in realtà non ha toccato il 2016. Per quest’anno l’ok appariva scontato: Bruxelles scriverà un rapporto sull’Italia per il mancato rispetto delle regole su debito (che resterà fermo al 132,7% anziché scendere) e deficit previsto dall’articolo 126.3 del Trattato, ma poi concederà la massima flessibilità prevista dalle regole Ue (0,75%) sul deficit e riconoscerà una serie di attenuanti per giustificare lo scostamento dagli obiettivi. Con il risultato che il rapporto non si trasformerà in quella procedura d’infrazione che avrebbe legato le mani a Renzi nel biennio elettorale. La discussione è stata invece sul 2017. Roma grazie alla flessibilità chiuderà l’anno in corso con un deficit al 2,3% del Pil anziché all’1,4, uno sconto di 14,5 miliardi sull’austerità. Un margine di manovra che avrebbe dovuto ripagare l’anno prossimo, portando il deficit all’1,1% con un risanamento monstre da 20 miliardi da approvare con la legge di stabilità a ottobre, alla vigilia del referendum costituzionale. Inaccettabile per Renzi, che dopo mesi di negoziati ha ottenuto uno sconto anche sul 2017 inizialmente vietato dalle norme Ue ed osteggiato da commissari e governi rigoristi: nel 2017 l’Italia potrà fermare il risanamento all’1,8%, dunque una correzione di “soli” 8 miliardi (0,5%), da fare alzando l’Iva o tagliando le spese, con un nuovo sconto da 11 miliardi. Se fino a questo punto pur tra mille difficoltà l’accordo c’era, nelle ultime ore dettagli tecnici uniti a un tentativo di rimettere in discussione l’intesa firmato dai falchi hanno complicato le cose (in più i commissari di centrodestra hanno provato a tenere in ostaggio l’Italia per salvare la Spagna, dove con i conti allo sbando Rajoy resta in carica fino al voto di giugno). La scorsa settimana c’è stato un carteggio tra Padoan e la Commissione. Per Bruxelles nel percorso immaginato dal ministro per scendere nel 2017 all’1,8% mancavano circa 3,2 miliardi degli 8 necessari. Inoltre la Ue chiedeva a Roma di impegnarsi garantendo un risanamento in miliardi, non in percentuali di Pil, con la contrarietà del governo che non vuole impiccarsi su cifre precise (tutti si aspettano che Renzi nei prossimi mesi chieda ulteriori sconti). Ieri sera è stato trovato l’accordo, che sarà formalizzato in un nuovo scambio di lettere prima di domani, quando arriverà il via libera che dovrebbe essere blindato oggi nella riunione dei capi di gabinetto della Commissione. L’Italia si impegnerà a stringere i bulloni ma dovrebbe ottenere l’uso di un linguaggio sfumato, pur con l’avvertimento che sarà tenuta sotto controllo. Con l’Unione in bilico tra Brexit e Schengen, a Bruxelles e Berlino nessuno vuole uno scontro con l’unico governo stabile e filo Ue rimasto in un grande Paese.
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