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Fumata nera sul contratto, metalmeccanici scioperano

Federmeccanica chiude al confronto, Fiom Fim e Uilm reagiscono: dodici ore di astensione dal lavoro e due sabati con blocco degli straordinari, il 28 maggio e l’11 giugno

Riccardo Chiari, il manifesto • 25/5/2016 • Copertina, Lavoro, economia & finanza, Sindacato • 663 Viste

Sciopero. La fumata nerissima uscita da viale dell’Astronomia, nel giorno dell’ennesimo incontro fra i sindacati metalmeccanici, Federmeccanica e Assistal (impiantistica), porta Fiom Fim e Uilm a un’immediata risposta: dodici ore di sciopero e due sabati con blocco degli straordinari, il 28 maggio e l’11 giugno. Quanto alle astensioni dal lavoro, le prime quattro ore saranno organizzate a livello locale nei prossimi giorni, e un’intera giornata di sciopero il 9 e 10 giugno, a seconda delle regioni.
Per capire la portata dello scontro, ecco la chiave di lettura dell’incontro in Confindustria fatta da Marco Bentivogli della Fim Cisl, solitamente cauta quando si tratta di incrociare le braccia: “Non si può dire che il contratto nazionale è importante e poi presentare una proposta che dà risposta al 5% della categoria e fa diventare residuale il contratto. Nella proposta di Federmeccanica si arriva alla alternatività dei due livelli di contrattazione: non si spinge sulla contrattazione aziendale, ma la si colpisce con una operazione di assorbimento con il livello nazionale. Portare il sistema contrattuale ad un solo livello, ed esaltare la politica dei salari individuali, fa parte di relazioni industriali del primo novecento”.
Anche dal sindacato che più raccoglie simpatizzanti di destra, l’Ugl, i commenti sono improntati a una palpabile delusione: “Anche se sono apprezzabili le soluzioni condivise su welfare e formazione – fa sapere il segretario metalmeccanico Antonio Spera – è inaccettabile la rigidità sugli aumenti salariali, e il tentativo di marginalizzare il contratto nazionale”.
“Dopo sei mesi di trattativa – ricordano congiuntamente Fiom, Uilm e Fim – Federmeccanica è ferma di fatto sullo schema proposto lo scorso 22 dicembre, secondo cui il Ccnl non riconosce più alcun aumento salariale alla stragrande maggioranza della nostra categoria, e addirittura si penalizza chi in questi anni ha svolto la contrattazione nei luoghi di lavoro. L’unica disponibilità, dopo tutto questo tempo, è la semplice riedizione e applicazione dello stesso schema, ovvero un Ccnl a valere per una quota di lavoratori inferiore al 5% della categoria. E anche gli approfondimenti svolti sulle tematiche da noi richieste, in ben quattro sedute (10, 11, 16 e 17 maggio) non hanno prodotto avanzamenti sostanziali delle posizioni di Federmeccanica e Assistal”.
“Lo schema – spiega Maurizio Landini della Fiom – è quello di modificare il modello contrattuale, in modo che il salario non cambi più per tutti con il contratto nazionale. Non è accettabile. Per giunta Federmeccanica usa la contrattazione aziendale per scardinare il contratto nazionale, quando invece bisogna utilizzare entrambi gli strumenti”. Chiude Rocco Palombella della Uilm: “Non c’è più tempo da perdere, è necessario intensificare la mobilitazione con iniziative nei luoghi di lavoro e sul territorio, per far cambiare idea alle controparti e sostenere finalmente una vera trattativa per realizzare un buon contratto nazionale”. Per bocca del suo dg Stefano Franchi, Federmeccanica replica ribadendo che la sua proposta potrà vedere delle aperture ma nessuna modifica sostanziale. Ancora muro contro muro.

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