B’Tselem: «Il sistema giudiziario militare copre crimini contro i palestinesi»

B’Tselem: «Il sistema giudiziario militare copre crimini contro i palestinesi»

GERUSALEMME L’annuncio di B’Tselem è giunto ieri negli stessi minuti in cui i media israeliani riferivano dell’accordo definitivo raggiunto dal premier Netanyahu con il partito di estrema destra Yisrael Beitenu. Un’intesa che rafforza il governo e assegna un ministero fondamentale come la difesa ad Avigdor Lieberman, tra i leader politici che in questi giorni, con più forza, chiedono di scagionare il sergente Elor Azaria che ha ucciso a sangue freddo un palestinese non in grado di nuocere che poco prima aveva ferito un soldato israeliano. Proprio la linea dell’Esercito e del ministero della difesa nei casi come quello di Azaria sono alla base della decisione presa dall’ong israeliana che tutela i diritti umani nei Territori palestinesi occupati: da oggi in poi B’Tselem non invierà più ai comandi militari le denunce dei palestinesi contro i soldati. «La nostra organizzazione – ha comunicato B’Tselem – non intende più assistere le autorità nel loro tentativo di creare un falso quadro che giustizia sia fatta…non c’è più alcun vantaggio nel perseguire la giustizia e la difesa dei diritti umani, lavorando con un sistema la cui funzione reale si misura dalla sua capacità di continuare a coprire con successo atti illeciti e proteggere gli autori». L’ong riferisce dati eloquenti. Dal 2000 in poi ha sottoposto alle autorità militari 739 casi di abusi e violazioni gravi a danno dei palestinesi in Cisgiordania. In 182 di questi non è stata avviata alcuna procedura, in 343 le indagini sono state chiuse e solo in 25 ci sono state delle conseguenze nei confronti dei soldati accusati.

L’altro fattore dietro l’annuncio di B’Tselem è il sistema di applicazione della legge militare che, afferma l’Ong, compromette la possibilità di attribuire responsabilità alle alte sfere militari e all’esecutivo politico e che finisce per puntellare l’occupazione. La parvenza di un sistema giudiziario funzionante, spiega la Ong, permette ai rappresentanti israeliani di respingere le denunce fatte sia in Israele che all’estero sulla mancata applicazione delle leggi nei confronti di soldati responsabili di crimini contro i palestinesi. Il passo fatto da B’Tselem potrebbe avere un peso sulla decisione che è chiamato a prendere il procuratore della Corte Penale Internazionale Fatou Bensouda sull’apertura di un’inchiesta sui crimini di guerra in Palestina. Dovesse Bensouda arrivare alla conclusione, come ha fatto B’Tselem, che Israele non vuole di indagare seriamente sul comportamento dei suoi soldati e delle forze di sicurezza, allora la CPI potrebbe proclamare di avere la giurisdizione sui crimini di guerra commessi da cittadini israeliani, dai singoli soldati fino a generali e politici. E forse peserà sulle decisioni di Bensouda anche la vicenda di Breaking the Silence, un’altra ong israeliana che raccoglie e pubblica le testimonianze anonime di soldati che «rompono il silenzio» sui crimini commessi nei Territori occupati. I giudici israeliani stanno esaminando il ricorso presentato da Breaking the Silence contro l’ordine dello Stato di rivelare l’identità dei militari che raccontarono alcuni dei crimini di guerra commessi durante l’offensiva “Margine Protettivo” a Gaza nell’estate del 2014.

È difficile credere che la linea dei comandi militari denunciata da B’Tselem possa cambiare ora che Avigdor Lieberman è diventato il responsabile della difesa nonostante le dichiarazioni “moderate” fatte ieri dal neo ministro che si è impegnato a svolgere «una politica equilibrata» una volta insediato alla guida del dicastero da cui dipende la gestione della vita di milioni di palestinesi. Parole che non convincono i palestinesi. Per il segretario generale dell’Olp e caponegoziatore Saeb Erekat l’insediamento del nuovo esecutivo e di Lieberman alla difesa «avrà come conseguenza l’apartheid, il razzismo e l’estremismo religioso e politico». Di «escalation del razzismo e dell’estremismo» ha parlato anche il portavoce di Hamas a Gaza, Sami Abu Zuhri, che ha chiesto alla comunità internazionale di «assumersi le proprie responsabilità» e, in chiaro riferimento alla linea del negoziato con Israele portata avanti dall’Anp di Abu Mazen, ha invitato chi «ricerca la normalizzazione e la coesistenza con l’occupante a rinunciare a questi fantasmi».



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