Almaviva, licenziamenti più vicini

Almaviva, licenziamenti più vicini

Per i sindacati bisogna estendere al settore i sostegni al reddito della logistica. Tremila posti a rischio, solo 5 giorni per un accordo

Mancano cinque giorni all’invio delle lettere che sanciranno il licenziamento di 2.988 operatori di call center di Almaviva Contact: 1.670 a Palermo, 918 a Roma e 400 a Napoli. Oggi scadono i contratti di solidarietà in piedi da 4 anni. Ieri pomeriggio i lavoratori, in presidio davanti al ministero dello Sviluppo economico, hanno atteso il nuovo round tra azienda, sindacati, rappresentanti degli enti locali e governo, dopo gli incontri andati a vuoto della scorsa settimana.

Prima della plenaria, c’è stato un faccia a faccia tra i segretari generali di categoria e la dirigenza Almaviva. La riunione è andata avanti fino a sera. Secondo indiscrezioni, la proposta di partenza dell’azienda sarebbe stata la stessa di aprile, respinta poi dai dipendenti con un referendum: sei mesi di ammortizzatori sociali per eventuali soluzioni ma, soprattutto, per individuare la cifra esatta e anche il profilo individuale dei lavoratori da mandare in mobilità, per rientrare dalle commesse perse e da quelle non abbastanza redditive. «Almaviva non ha affatto ripetuto la proposta che è stata bocciata dal referendum – è quanto filtra da fonti aziendali – Per noi, per ora, l’unico punto fermo è la procedura di riorganizzazione aziendale». Sindacati, ministero e Almaviva hanno continuato a trattare oltre le 20.

Il 4 maggio il 95% dei dipendenti ha bocciato l’intesa raggiunta al Mise, che prevedeva per sei mesi contratti di solidarietà applicati al 45% a Palermo e Roma e al 35% a Napoli con sospensione dei licenziamenti. Una misura che sarebbe pesata su buste paga già molto basse. In cambio il governo si impegnava a correggere un settore caratterizzato da gare al massimo ribasso che non coprono il costo del lavoro, dalla mancata applicazione delle leggi per scoraggiare le delocalizzazioni e del mancato rispetto della norma sulla continuità occupazionale per le imprese che effettuino un cambio di appalto (ieri è stata definita la disciplina in merito tra associazione di categoria e sindacati). Trascorso il semestre, senza un cambiamento sostanziale, si sarebbero riattivate le procedure di licenziamento.

La posizione di Almaviva Contact è chiara: «Il piano di riorganizzazione si è reso indispensabile per l’urgenza di riportare l’azienda in condizioni di equilibrio industriale nell’attuale contesto di mercato». La società avrebbe continuato ad accumulare perdite superiori a 1,5 milioni di euro al mese, strumenti difensivi come il contratto di solidarietà non basterebbero più. Il governo ha messo sul tavolo ammortizzatori sociali per tre anni e l’impegno a tenere aperto un tavolo di settore. La viceministra Teresa Bellanova venerdì ha precisato: «Nessuno può pensare di imporre in una vertenza aziendale una riforma del mercato del lavoro che abbiamo già fatto sei mesi fa».

Sugli ammortizzatori sociali proposti dal governo è scontro con i sindacati confederali: «Il ministero ha proposto un mix previsto dal Jobs Act: 6 mesi di contratto di solidarietà in deroga, 12 mesi di cassa integrazione dal fondo speciale per i call center, 12 mesi di contratto di solidarietà con il fondo residuale, 6 mesi di cassa integrazione con il fondo residuale». Secondo i sindacati è un percorso non attuabile: «Ogni tipo di ammortizzatore necessita di una diversa organizzazione del lavoro; il mix non opererebbe in continuità automatica, ma sarebbe necessaria l’apertura di una procedura di mobilità da parte dell’azienda alla fine di ogni periodo». Infine, ogni ammortizzatore prospettato prevede una diversa ricaduta salariale.

«Per consentire agli interventi di produrre effetti – spiegano i confederali – è necessario dotare il settore di ammortizzatori sociali stabili e strutturati. Sarebbe necessario inserire le attività di call center tra quelle che consentono di avere accesso alle tipologie per l’industria, 36 mesi continuativi, come già avviene per la Logistica e la Grande distribuzione». Quanto agli interventi sulla legislazione dei call center, in base a un’indagine fatta dai dipendenti Almaviva le norme non vengono rispettate. Circa il 48% degli operatori contattati ha risposto dall’estero e non è mai stata data la possibilità di scelta tra un operatore in Italia o di uno fuori Ue.



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