Front National

Front National e les Républicains, voglia di «Podemos della destra patriottica»

Francia. L’obiettivo è esplicito: far cadere gli steccati tra la frontisti e repubblicani per sostenere Marine Le Pen. Intanto Hollande crolla nei sondaggi

Guido Caldiron, il manifesto • 29/5/2016 • Copertina, Europa • 628 Viste

L’obiettivo è esplicito: allargare i confini della destra e costruire dei ponti tra il Front National e les Républicains, il partito neogollista fondato da Nicolas Sarkozy. «Droite hors les murs», la tre giorni di incontri in programma questo weekend a Béziers, la città del sud del paese conquistata due anni orsono da una lista frontista guidata da Robert Ménard, ex presidente di Reporters sans frontières, si propone di far cadere gli steccati tra la destra nazionalista e quella repubblicana per sostenere Marine Le Pen.

Mentre Hollande crolla nei sondaggi, sotto i colpi della loi travail, all’opposto dello scacchiere politico c’è chi comincia a lavorare per le presidenziali. Così, quella di Béziers, fortemente voluto dal sindaco Ménard e dalla rivista conservatrice Valeurs actuelles, già in prima fila nella mobilitazione contro il «matrimonio omosessuale», rappresenta solo la prima di una serie di iniziative che prepareranno la corsa all’Eliseo del prossimo anno.

Si dice che la vera mente dell’operazione sia Patrick Buisson, il giornalista di estrema destra già tra i consiglieri di Sarkozy che avrebbe puntato questa volta su Le Pen, ma la cui presenza alla kermesse resta incerta. Sta di fatto che la stessa formula di «destra oltre i muri» che gli è stata attribuita sintetizza prima di tutto quello che è lo stato d’animo dominante in molti, militanti come notabili, della «destra plurale».

Se infatti, come indicano da tempo le indagini d’opinione, la leader frontista non dovrebbe avere alcuna difficoltà a superare il primo turno delle presidenziali, per vincere le sarebbero invece necessari un certo numero di voti provenienti dal centrodestra. Del resto, in occasione delle regionali dello scorso anno, la gauche scelse di sostenere proprio i candidati conservatori pur di non consegnare alcuna regione al Fn. L’analisi, sintetizzata da Robert Ménard, è perciò chiara: «Con i suoi toni anti-sistema e la sua linea in difesa dello Stato contro la Ue, il Fn ha sfondato tra i lavoratori e l’elettorato della sinistra, ma ora per vincere davvero deve riuscire anche a parlare a quella destra liberale, identitaria e che sostiene i valori della tradizione i cui consensi possono fare la differenza». Inoltre, in futuro Marine Le Pen potrebbe vedersela con un esponente della gauche, ma molto più probabilmente con una figura centrista dei Républicains: ad oggi nella pletora dei contendenti alle primarie del centrodestra, il sindaco di Bordeaux, Alain Juppé, considerato un moderato, sopravvanza e di molto lo stesso Sarkozy. L’idea è perciò quella di schierare tutte le truppe disponibili contro la sinistra, con la consapevolezza che la vera sfida potrebbe però giocarsi a destra.

In attesa del probabile arrivo del noto giornalista del Figaro Eric Zemmour, star del piccolo schermo e forse la figura più nota di questo circuito culturale neoreazionario, la lista dei partecipanti alle dieci tavole rotonde della kermesse comprende intellettuali come Alain de Benoist, da oltre trent’anni capofila della «nouvelle droite culturale» e lo scrittore Renaud Camus, cui si deve la tesi «grand remplacement», la «sostituzione di popolo» che si attuerebbe attraverso l’immigrazione, imprenditori come il re di internet Arnaud Dassier o Charles Beigbeder, quest’ultimo già tra i leader del Medef, la Confindustria transalpina, e vicino all’ex segretario del partito di centrodestra Ump, Jean-François Copé, la presidente della Manif pour tous, Ludovine de la Rochère, e una serie di politici come l’ex deputato dell’Ump Jérôme Rivière e l’ex frontista Jean-Yves Le Gallou, teorico della «preferenza nazionale», gli ex consiglieri regionali del centrodestra Sébastien Chenu e Olivier Bettati, ma soprattutto il vicepresidente del Fn Louis Aliot, compagno di Marine Le Pen, e i due deputati del partito, Gilbert Collard e Marion Maréchal-Le Pen.

Un parterre che indica come molti muri siano di fatto già caduti tra le diverse anime della destra, ma che Robert Ménard ha sfruttato anche per lanciare un nuovo movimento, «Oz ta droite», che a suo dire dovrebbe tradurre in concreto i propositi unitari dell’iniziativa. «È venuto il momento di una sorta di Podemos della destra patriottica», ha affermato senza ironia il sindaco lepenista di Béziers.

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