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Il governo Valls contro la “convergenza delle lotte”

Francia . Settimana di scioperi. Valls cerca di rompere l’accerchiamento, con concessioni categoria per categoria. Ma la loi Travail non si tocca. Il padronato: Cgt teppista, terrorista

Anna Maria Merlo, il manifesto • 31/5/2016 • Copertina, Lavoro, economia & finanza nel mondo • 793 Viste

PARIGI Lo spettro del governo è l’obiettivo della Nuit Debout: la «convergenza delle lotte». Per evitare che l’incendio sociale dilaghi, il governo cerca di spegnere i focolai, uno alla volta, cercando di circoscrivere i problemi specifici delle categorie in agitazione. E intanto cerca di riannodare il dialogo con i sindacati contestatori della Loi Travail: Manuel Valls ha telefonato sabato a tutti i leader, compreso Philippe Martinez della Cgt, che il presidente del Medef (padronato), Pierre Gattaz, ha accusato ieri in un’intervista a Le Monde di essere alla testa di un sindacato di «teppisti, terroristi». Per Gattaz, la Cgt è responsabile di comportamenti da codice «penale» e di una «dittatura stalinista» da parte dei tipografi Cgt, che hanno impedito la scorsa settimana l’uscita dei quotidiani perché avevano rifiutato di pubblicare un intervento di Martinez (L’Humanité esclusa, perché l’ha pubblicato). Per il Ps queste non sono altro che «affermazioni inaccettabili». Martinez ha giudicato «piuttosto un buon segno» la telefonata di Valls.
Stasera inizia uno sciopero «illimitato» alle Sncf, ma il governo ha fatto delle proposte che hanno convinto la Cfdt (anch’essa sul piede di guerra, malgrado difenda la Loi Travail che ha contribuito a modificare) a ritirare la minaccia: la protesta riguarda un problema specifico delle ferrovie, alcune modifiche nell’organizzazione del lavoro in vista dell’apertura della rete ad altri operatori. L’Unsa sciopera accanto a Cgt e Fo, ma la protesta dovrebbe avere effetti limitati, visto il peso della Cfdt (un quarto dei macchinisti). Il governo ha proposto di non modificare il cosiddetto accordo «19-6», che prevede per i ferrovieri che hanno il fine settimana di riposo di non avere carichi di lavoro dopo le 19 di venerdì e prima delle 6 di lunedì. L’Unsa non si fida e per questo mantiene il preavviso di sciopero, confermato dopo le voci di ieri su possibili dimissioni del presidente della Sncf, Guillaume Pepy, che non sembra condividere le concessioni del governo. Sciopero proclamato anche alla Ratp, la metropolitana parigina, da giovedì. I piloti hanno votato uno sciopero lungo, ma senza data di inizio. Ieri, la Cgt ha bloccato la discarica di Ivry-sur-Seine, la più grossa dell’Ile-de-France. A Le Havre resta bloccato il porto per gli idrocarburi, che forniscono il 40% del carburante degli aeroporti di Orly e Roissy. Total ha ancora i benzinai a secco e 6 raffinerie su 8 lavorano a rilento.

Il governo incrocia le dita per gli intermittenti dello spettacolo: a fine aprile c’è stato un accordo di principio su questo «regime speciale», che deve ora essere convalidato a livello intercategoriale. Hollande ha ricevuto i premi Nobel scientifici che avevano protestato per una minaccia di tagli alla ricerca e ha confermato l’impegno di stanziare 134 milioni.

Resta il cuore del problema: il braccio di ferro sulla Loi Travail. Qui Valls ha scelto la linea dura. Gattaz minaccia: se verrà modificato l’articolo 2 (quello dell’ «inversione della gerarchia delle norme», che dà priorità agli accordi aziendali su quelli di categoria) «chiederemo il ritiro della legge» – ha detto – perché «è la sola disposizione interessante dopo la riscrittura» del testo. Gattaz non vuole sentir parlare di una tassazione superiore per i contratti a termine, «un’eresia».

Il governo è nella tempesta, il ministro dell’Economia, Emmanuel Macron, naviga ormai per conto suo con una nuova formazione politica, En marche! – che ha organizzato un porta a porta per tastare il terreno in vista di un’eventuale candidatura alle presidenziali – su posizioni ancora più liberiste. Ci sono voci di dimissioni. Valls vuole tener duro sulla Loi Travail, sperando che funzioni «il baratto» tra legge generale e concessioni particolari alle varie categorie in agitazione. Il ministro degli Interni, Bernard Cazeneuve (soprannominato «Gazneuve», per i gas lacrimogeni) aspetta i risultati dell’inchiesta amministrativa sul grave incidente avvenuto alla fine della manifestazione di giovedì a Parigi. Un giovane fotografo freelance è stato gravemente ferito alla testa, adesso è in coma artificiale, in un momento di tensione in coda al corteo. Non è ancora chiaro cosa lo abbia colpito alla tempia, provocandogli una emorragia cerebrale e possibili danni neurologici permanenti.

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