pena di morte

La casa farmaceutica Pfizer al boia Usa: «Non uccidete più con i nostri farmaci»

Stati uniti. La Pfizer contro le iniezioni letali: «La medicina ha lo scopo di guarire le persone e non di determinarne la morte»

Marina Catucci, il manifesto • 15/5/2016 • Copertina, Diritti umani • 727 Viste

NEW YORK Anche la casa farmaceutica Pfizer si è aggiunta alla lista dei produttori di farmaci che si rifiutano di vendere prodotti utilizzabili per le iniezioni letali negli Stati uniti.
Essere associati alle attività del boia non è il massimo per nessun marchio, di questo le case farmaceutiche si sono accorte da un pezzo ed hanno progressivamente rinunciato ad aver come cliente il braccio della morte statunitense.

«La medicina ha lo scopo di guarire le persone, di migliorarne la qualità della vita e non di determinarne la morte» ha dichiarato la Pfizer nel proprio comunicato stampa.
Fino ad ora erano già una ventina, tra americani ed europei, i produttori di farmaci ad essersi chiamati fuori da questo commmercio, ma Pfizer è la più grande e quindi influente, in grado dunque di dettare la linea a livello mondiale.

«Con l’annuncio di oggi tutti i produttori con licenza dell’Fda (la Federal Drug Administration) hanno bloccato le vendite dei loro prodotti se destinati a essere usati per le esecuzioni», ha detto al New York Times Maya Foa di Reprieve, un gruppo londinese impegnato sul fronte dei diritti umani «gli stati che applicano la pena di morte – ha continuato Foa – devono adesso rivolgersi al mercato nero se vogliono farmaci da usare per l’iniezione letale».

Questo ammutinamento delle case farmaceutiche ha fatto registrare nel 2015 una forte diminuzione di condanne a morte proprio per la mancanza di materia prima.
Alcuni stati hanno cercato di aggirare il problema rivolgendosi all’estero e attingendo a scorte di prodotti non autorizzati dalla Fda ma questi sono stati sequestrati alla frontiera dai federali; altri hanno utilizzato composti miscelando vari elementi, ma i veleni ricavati hanno causato delle morti atroci e portato in tribunale più di uno stato, in quanto i legali dei detenuti uccisi con la pena capitale hanno aumentato la pressione sulle autorità chiedendo una maggiore trasparenza sull’origine dei farmaci letali.

Questa presa di posizione da parte delle case farmaceutiche è un grande passo avanti sulla strada dell’abolizione della pena capitale in America ma non annulla il problema; la sedia elettrica (con cui furono uccisi, ad esempio Sacco e Vanzetti), è ancora in uso in diversi stati, così come la camera a gas.
L’iniezione letale è sempre stata percepita come il mezzo più «civile» per applicare la pena capitale; se questa non è disponibile il ricorrere ad altri mezzi solleva comunque gli stessi problemi di sconfino nel reato di tortura.

Il tema della pena di morte è sempre stato estremamente controverso in America ed il dibattito sull’opportunità di abolirla definitivamente in tutti gli Stati uniti prosegue ormai da decenni.
Ad averla formalmente e legalmente abolita sono solo 19 stati su 50, il primo ad abolirla è stato il Michigan nel 1846, seguito sette anni dopo dal Wisconsin. Uno stato ultra repubblicano e conservatore come l’Alaska l’ha abolita nel 1957, mentre stati super liberal come la California o lo stato di New York la prevedono, anche se non viene applicata (in California dal 1914).

Nello Stato di New York, la Corte Suprema statale ha dichiarato la pena di morte incostituzionale, ma il Congresso statale non ha ancora approntato, né tanto meno approvato, una legge che l’abolisca del tutto, malgrado abbia commutato tutte le condanne a morte in ergastolo senza possibilità di scarcerazione. Durante il suo discorso al congresso, lo scorso settembre, papa Francesco aveva fatto calare il gelo, specialmente tra le file repubblicane, chiedendo ai rappresentanti del popolo che si propone come il portabandiera ufficiale della libertà e modello del mondo occidentale, di abolire la pena di morte, se – come sostengono – vogliono difendere la vita.

Essere contro la pena di morte non è mai stata una posizione popolare per un candidato presidente, anche se, negli ultimi vent’anni si è vista diminuire la percentuale degli americani a favore. In questa tornata elettorale Hillary Clinton si pone per un’ulteriore limitazione della pena capitale ma non per la sua abolizione, mentre Bernie Sanders, che proviene dal Vermont, uno stato che l’ha abolita nel 1964, è totalmente contro la sua applicazione. Trump, invece, è del tutto favorevole e la auspica per chiunque uccida un poliziotto.

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