loi travail

La “loi Travail” in parlamento

Francia . Myriam El Khomri parla di “ambizioni”. Al governo mancano 40 voti. La contestazione continua. E il governo cerca di soffocare Nuit Debout. Appello per proibire il Flash-Ball

Anna Maria Merlo, il manifesto • 4/5/2016 • Copertina, Lavoro, economia & finanza nel mondo • 1035 Viste

PARIGI La legge che nessuno vuole più, la loi Travail contestata da più di due mesi nelle piazze, che la destra considera ormai una “conchiglia vuota” dopo le modifiche apportate alla versione iniziale con il contributo della Cfdt, è arrivata ieri all’Assemblée nationale. Qui dovrà affrontare lo sbarramento di circa 5mila emendamenti, per un testo di 54 pagine. Dopo quindici giorni di dibattiti, il voto solenne è previsto il 17 maggio e il governo – a cui manca una quarantina di voti per avere la maggioranza – potrebbe essere costretto a ricorrere al “49.3”, cioè far passare la legge senza voto, situazione a cui la destra risponderà con una “mozione di censura” (voto di fiducia). Poi toccherà al Senato.

Ieri mattina, poche ore prima dell’inizio del dibattito parlamentare, dei manifestanti della Nuit Debout si sono riuniti alla Concorde, di fronte all’Assemblée nationale, sull’altra sponda della Senna. Più tardi, si sono uniti alla manifestazione agli Invalides, organizzata dai sindacati contrari alla legge (Cgt, Fo, Solidaires, Sud, Unef, organizzazioni liceali, a cui si sono aggiunti anche i quadri della Cfe). Non sono mancati i momenti di forte tensione, che ormai caratterizzano la contestazione, con una presenza invadente della polizia in versione RoboCop. Non lontano dall’Assemblée, un gruppo più radicale si è trovato di fronte a un muro di poliziotti: “capitalismo assassino”, “siamo tutti casseurs”, “sciopero generale”. Agli Invalides, Philippe Martinez, segretario della Cgt, ha ripetuto: “andremo fino in fondo, siamo decisi come il primo giorno, bisogna rimettere i contatori a zero, per un vero dialogo e non la legge della giungla”. Jean-Claude Mailly, segretario di Fo, è sempre per il “ritiro” della legge, “lottiamo per domani, per tutte le generazioni”, ma afferma: “se cambiano tutto, vedremo”. Tensione anche in provincia, a Rennes, Tolosa, Marsiglia, mentre a Nanterre c’è stata una protesta contro il fermo di 13 liceali, accusati di aver incendiato la facciata di un liceo a Levallois-Perret il 5 aprile. Il 12 maggio è prevista un’altra giornata di manifestazioni contro la legge El Khomri.

All’Assembée si affilano i coltelli. La ministra del Lavoro, Myriam El Khomri, ha difeso le “ambizioni” della loi Travail, “più spazio al dialogo sociale, visibilità e chiarezza per le imprese, incoraggiare le assunzioni a tempo indeterminato, mentre oggi sono al 90% a tempo determinato, modernizzare il modello sociale”. Il relatore, il deputato socialista Christophe Sirugue, cerca il compromesso contro la “fronda” socialista, sempre più numerosa. Ci sono state modifiche al testo, per smussare gli angoli più duri, ma il fondo rimane: un Jobs Act che rende più facili i licenziamenti, in nome della teoria neo-liberista che così verrebbero favorite le assunzioni. Tra i punti più contestati dai sindacati c’è “l’inversione della gerarchia delle norme”, cioè il primato che assumerebbero gli accordi di impresa sui contratti di categoria (cambiamento accusato di spalancare la porta al dumping sociale). Contestata anche la maggiore flessibilità per derogare ai contratti nazionali, in caso di “accordi offensivi” per conquistare mercati. Gérard Filoche, della fronda Ps, denuncia l’irruzione di “un’economia voodoo”. Il Pcf si è detto pronto a votare tutte le mozioni di procedura, anche quelle presentate dalla destra, pur di bloccare la legge. Il primo ministro, Manuel Valls, ha chiesto ai deputati del Ps di “tener conto dell’accordo con i sindacati riformisti” (Cfdt), che ha permesso l’abbandono del tetto degli indennizzi ai tribunali del lavoro in caso di licenziamento abusivo, l’estensione della “garanzia giovani” e il “conto personale di attività”, accumulazione progressiva di diritti per il lavoratore (anche se cambia datore di lavoro). Per la destra la legge originaria è “snaturata”. Per Pierre Gattaz, presidente del Medef (padronato), “una legge cosi’ fa paura”. François Hollande, che ieri ha celebrato gli 80 del Fronte popolare, la considera “un compromesso dinamico e giusto, un testo di progresso”. El Khomri accusa i contestatori di esserci lasciati andare a “un gioco di ruolo” facendo la “caricatura” del testo di legge.

Il governo ha deciso di farla finita con la Nuit Debout. Dopo un primo maggio, a Parigi, molto teso, con una gestione violenta da parte della polizia, presente in forza (più di mille agenti), al punto che Jean-Luc Mélenchon (Parti de Gauche) teme che prima o poi ci scappi un morto (mille fermi in due mesi), il Prefetto ha messo il copri-fuoco in place de la République: dopo le 10 di sera, riunioni, alcol e musica sono proibiti. Politici di sinistra (Pierre Laurent del Pcf, Daniel Cohn-Bendit) e intellettuali (tra cui Etienne Balibar) hanno firmato un appello per chiedere la proibizione del Flash-Ball da parte della polizia (un ragazzo ha perso un occhio a Rennes il 28 aprile).

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