MAREK HALTER: “Ma nessuno si batte contro i muri”

MAREK HALTER: “Ma nessuno si batte contro i muri”

PARIGI «Tra gli attuali leader politici non c’è nessuno che abbia il coraggio di fare una crociata per l’Europa». Marek Halter non è stupito dal discorso del Papa. «È l’unico che possa ancora difendere questo vecchio progetto di unione politica e culturale del continente» spiega l’intellettuale francese che aveva scritto al Pontefice poco dopo la sua elezione per incontrarlo insieme a un gruppo di imam francesi.

Francesco ha dato una lezione d’Europa agli attuali dirigenti dell’Ue?

«Il Papa ha detto giusto, è nel suo ruolo, segue logicamente la sua sensibilità, quella di una religione che non ha e non deve avere frontiere. Ci sono sempre state due visioni di Europa. Quella delle culture, che va da Shakespeare a Goethe, da Andersen a Hugo. E poi quella cristiana, o se vogliamo giudeo-cristiana, anche se ormai nessuno usa più quest’espressione per non offendere i musulmani».

Sta dicendo che i valori della Chiesa di Papa Francesco sono quelli a cui dovrebbe ispirarsi l’Europa?

«Non ho mai voluto polemizzare con chi rifiuta le radici cristiane dell’Europa. Semplicemente è un fatto storico. Anche i terroristi dell’Is quando attaccano Parigi e l’Europa ci chiamano “crociati”. Questo non vuol dire che l’-I-slam non sia a noi vicino. Non credo allo scontro di civiltà. Ho invece paura delle nuove guerre di religione. Ed è quello che ho detto a Francesco quando l’ho incontrato con gli imam francesi».

I continui richiami del Pontefice rischiano di cadere nel vuoto?

«Sull’emergenza profughi siamo a un bivio. Dobbiamo capire se siamo pronti ad aprire la porta a chi bussa, secondo un antico concetto di solidarietà, oppure chiuderci dietro a muri. Per il momento ho l’impressione che non ci sia nessuna rivolta per le barriere che si stanno alzando qui e là nel continente, anzi».

La sola leader europea è Angela Merkel?

«La sua reazione sull’immigrazione non è stata europea ma tedesca. È il naturale riflesso di una donna nata nella Germania comunista, dietro a un Muro, e che porta il fardello della Shoah. Merkel ha potuto appoggiarsi su una memoria collettiva, forse anche un senso di colpa condiviso. Ma abbiamo visto che poi ha dovuto fermarsi. Anche la Germania ora è in difficoltà, deve in qualche modo rimangiarsi le promesse di apertura ed è costretta a discutibili compromessi con la Turchia ».

Da dove bisognerebbe ripartire?

«Dalla scuola. Il Papa ha ricevuto il premio Carlo Magno. Bene: sono sicuro che molti ragazzi francesi, italiani o tedeschi non ricordano neppure chi è. La storia è insegnata in modo diverso nei vari paesi e se non c’è una visione comune del nostro passato, figurarsi del futuro».



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