Papa Francesco apre alle donne diacono in futuro potrebbero sposare e battezzare

Papa Francesco apre alle donne diacono in futuro potrebbero sposare e battezzare

CITTÀ DEL VATICANO  Negli ultimi decenni, a Roma, le donne che hanno chiesto nuovi ruoli e ministeri all’interno della Chiesa sono state bollate come “sovversive”. Ma la notizia di ieri è che Papa Francesco istituirà una Commissione di studio proprio sul diaconato permanente delle donne, ruolo già esistente nella Chiesa primitiva ma mai più ammesso, ritenendo che le donne diacono siano «una possibilità per oggi».

L’ennesimo squarcio nel cielo dell’orbe ecclesiastico Bergoglio l’ha aperto ieri mattina. Ricevendo in udienza 900 religiose dell’Uisg, l’Unione internazionale delle superiori generali, ha accettato di rispondere a braccio ad alcune domande. E a un quesito diretto sul diaconato femminile e sull’ipotesi dell’apertura di una Commissione di studio in merito ha risposto in modo altrettanto diretto: «Sarebbe bene per la Chiesa chiarire questo punto», ha detto. «Sono d’accordo. Io parlerò di fare qualcosa del genere». E ancora: «Lo farò. Accetto». Una risposta spontanea, data quasi d’istinto dal Papa argentino, e che apre adesso un mondo di possibilità nuove. Sarebbe la prima volta negli ultimi secoli della storia della Chiesa, infatti, che si riapre una possibilità già considerata sostanzialmente chiusa con una decisione di Giovanni Paolo II messa nero su bianco nella “Ordinatio sacerdotalis” del 1994. Il diaconato è il primo grado dell’ordine sacro, seguito dal sacerdozio e dall’episcopato. I diaconi possono amministrare alcuni sacramenti come il battesimo e il matrimonio, possono predicare in Chiesa, ma non possono consacrare il pane e il vino. Anche se in molto Paesi, soprattutto del Nord Europa, essi di fatto sostituiscono i sacerdoti guidando da soli le parrocchie.

Prima di Francesco, il cardinale Carlo Maria Martini aveva parlato, inascoltato, della possibilità di studiare l’istituzione del diaconato per le donne, andando in controcorrente rispetto all’insegnamento di Wojtyla. L’allora arcivescovo di Milano disse: «Nella storia della Chiesa ci sono state le diaconesse, possiamo pensare a questa possibilità». Anche se subito alcuni storici della Chiesa fecero notare il fatto che le donne fossero ammesse a un particolare servizio diaconale della carità che si differenziava dal diaconato odierno inteso come primo grado del sacerdozio.

L’apertura di Bergoglio avvicinerebbe oggi ancora di più la Chiesa di Roma a quella anglicana, dove esistono da tempo donne preti e vescovi. E anche se nel cattolicesimo non si arriverà all’ordinazione presbiterale per le donne, il diaconato potrebbe comunque consentire loro di proclamare il Vangelo e di tenere l’omelia, di celebrare la liturgia delle ore e quella del battesimo, benedire le nozze, accompagnare alla sepoltura i defunti e anche di fare da direttrici spirituali. C’è poi il capitolo della presenza delle donne nelle scelte decisionali della Chiesa, arrivando magari a guidare un ufficio in Vaticano. «La Chiesa — ha detto recentemente Francesco — deve coinvolgere consacrate e laiche nella consultazione, ma anche nelle decisioni perché ha bisogno del loro punto di vista». Insomma, ciò che Bergoglio desidera è un «ruolo crescente delle donne nella Chiesa». Non si tratta di «femminismo », ma di «un diritto di tutti i battezzati: maschi e femmine».

 



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