sgravi contributivi

I sessantamila «furbetti» del Jobs Act

Inps. Nel 2015 60 mila aziende hanno percepito indebitamente 600 milioni di sgravi contributivi. Coinvolti 100 mila lavoratori. Lo scorso marzo il ministero del lavoro aveva già scoperto irregolarità in 64 imprese su 338. Tra il 2014 e il 2015 sono state individuate anche 700 aziende fittizie e 30mila finti lavoratori

Roberto Ciccarelli, il manifesto • 10/5/2016 • Copertina, Lavoro, economia & finanza • 767 Viste

Sessantamila mila aziende hanno usufruito indebitamente di 600 milioni di euro in sgravi contributivi e dovranno restituire le cifre indebitamente percepite. Centomila lavoratori, su un milione e mezzo di assunti nel 2015, non hanno diritto all’esonero dei contributi previdenziali previsto dal governo Renzi nel Jobs Act.

Gabriella Di Michele, direttrice delle entrate dell’Inps, ieri ha spiegato che i 600 milioni dovrebbero essere recuperati quest’anno. Circa cento milioni arriveranno dai contributi, 500 dal gettito futuro. I settori interessati sono quello agricolo,edilizio, il lavoro domestico e le piccole aziende di servizi..Secondo quanto stabilito dall’istituto di previdenza, le aziende scoperte non usufruiranno più dello sgravio e pagheranno la contribuzione intera dal momento del controllo.

Per il presidente dell’Inps Tito Boeri, i 600 milioni individuati nell’ambito delle attività di vigilanza documentale e dall’incrocio tra le banche date Inps, agenzia delle entrate e ministero del lavoro saranno reimpiegati per abbattere la quota corrispondente di debito pubblico. L’Inps vuole assicurarsi che continueranno a pagare il dovuto per i prossimi anni.

L’istituto di previdenza ha comunicato ieri i risultati dell’attività di vigilanza contro il lavoro fittizio e le truffe pari a 160 milioni di euro realizzate da 500 aziende. Coinvolti 20 mila lavoratori, solo nel 2015, 30 mila considerando anche il 2014. L’Inps ha adottato una procedura automatizzata (Casco) che intercetta le somme a credito per anticipazioni fatte ai dipendenti sull’assegno al nucleo familiare; la malattia; la maternità e la legge sull’assistenza e l’integrazione delle persone portatrici di handicap (104/92). Il totale recuperato ammonterebbe a 850-900 milioni.

La notizia delle sessantamila aziende che hanno truccato le carte per usufruire dei generosi bonus stanziati da Renzi per il 2015 aggiunge una nuova casistica ai «furbetti del Jobs Act». Uno dei primi episodi risale al giugno dell’anno scorso quando la Cgil Emilia Romagna ha denunciato alcune aziende della regione che avrebbero licenziato alcuni lavoratori per riassumerli con il contratto «Jobs Act» e incassare lo sgravio previsto dal governo: 8.060 euro a testa, all’anno e per i prossimi tre anni. Si presume che i soldi risparmiati dalle aziende non siano andati per nuovi investimenti, ma siano serviti per allargare il margine di guadagno alle spalle del contribuente.

Gli abusi sono emersi anche da un’ispezione del ministero del lavoro nel marzo scorso. Su 338 imprese monitorate, e 1.986 lavoratori che hanno usufruito degli sgravi del 2015, il 18,9 per cento era irregolare. Il ministero ha denunciato 64 imprese all’Autorità giudiziaria. Da oggi l’abuso deigli sgravi dovrebbe interessare sessantamila aziende. E questo potrebbe anche non essere l’ultimo numero. Non solo gli incentivi del Jobs Act hanno creato una modesta «bolla occupazionale» che si sta sgonfiando.

Dopo il calo di febbraio (-0,4 per cento, pari a -87 mila untà), a marzo la stima degli occupati è salita dello 0,4 per cento (+90 mila persone occupate), tornando ai livelli di gennaio. Sull’anno, la variazione dei nuovi occupati è pressocché nulla (+0,1). La sproporzione tra le risorse pubbliche mobilitate e la modestia degli effetti degli sgravi a pioggia è sconcertante. E ora arrivano anche i dati sulle truffe.

Nella Legge di Stabilità del 2015 il governo ha stanziato 11,8 miliardi per il triennio 2015-2017 in sgravi contributivi alle imprese: 1,886 miliardi di euro per il 2015, 4,885 per il 2016 e 5,030 per il 2017, a cui vanno aggiunti i costi da corrispondere tra il 2018 e il 2019. Il costo totale dell’operazione è ancora incerta: oscilla da un minimo di 14 a un massimo di 22 miliardi a carico della fiscalità generale.

A partire dal 2016, lo sgravio è diminuito da 8.060 a 3.250 euro per ogni assunzione a tempo indeterminato o trasformazione dei contratti a termine in contratti a tempo indeterminato. La nuova decontribuzione durerà 24 mesi e non 36 mesi. Al termine degli sgravi è possibile che le imprese licenzino i lavoratori visto che l’articolo 18 è stato cancellato dal Jobs Act.

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