Grecia

Sì del parlamento di Atene a nuove tasse e oggi Bruxelles potrebbe varare altri aiuti

Grecia. Dall’Eurogruppo via libera a undici miliardi di euro

Teodoro Andreadis Synghellakis, il manifesto • 24/5/2016 • Copertina, Europa, Lavoro, economia & finanza nel mondo • 739 Viste

L’Eurogruppo di oggi dovrebbe dare luce verde all’erogazione della tranche di circa 11 miliardi di euro alla Grecia, secondo quanto riportato ieri dalla stampa di Atene. Anche nel governo di Alexis Tsipras c’è un certo ottimismo riguardo alla possibilità di chiudere questo capitolo nella consapevolezza, tuttavia, del fatto che non è più possibile chiedere ulteriori sacrifici ai cittadini. Allo stesso tempo, ci si attende concreti risultati dalla discussione sulle modalità che dovranno portare all’alleggerimento del debito ellenico.
Le misure proposte in proposito dal Meccanismo Europeo di Stabilità prevedono l’estensione del periodo di moratoria per la restituzione dei prestiti, l’allungamento della loro scadenza ed il mantenimento dei tassi a livelli bassi. Secondo Bloomberg degli 11 miliardi che verranno dati alla Grecia, 3,8 saranno usati per coprire parte dei debiti dello Stato verso i privati, mentre tutta la parte restante sarà assorbita, come sempre, dalla voragine del debito. Con la probabile chiusura di questa fase, Atene potrà far fronte ai suoi bisogni di liquidità, sino a novembre. Molti analisti economici continuano a sostenere che è irrealistico chiedere al paese di poter garantire un avanzo primario del 3,5% nel 2018, e questo è un punto chiave, perché un mancato raggiungimento dell’obiettivo farebbe scattare automaticamente le clausole di salvaguardia appena approvate.
In base a quanto votato domenica sera dal parlamento di Atene, se ci si dovesse discostare dagli obiettivi prefissati, si dovrebbe procedere a tagli automatici della spesa pubblica, da cui verranno esclusi, tuttavia, i settori della sanità, le pensioni sociali e i programmi di investimenti pubblici. Il governo greco si impegna, inoltre, a tenere da parte sino al mese di giugno di ogni anno, il 10% del budget di tutto il settore pubblico, in modo da poter mettere mano al salvadanaio, qualora si ritenesse necessario attivare i tagli.
Tuttavia, esiste anche un “però”: secondo fonti dell’esecutivo di Syriza, il problema si potrebbe creare, appunto, solo nel 2018, con l’obbligo di avanzo primario al 3,5%. Ma è proprio nel 2018 che finisce anche il nuovo programma di assistenza alla Grecia e, quindi, con ogni probabilità, ci potrebbe essere maggior margine di gestione del problema a livello politico di quanto non possa sembrare in questo momento.
Tra le altre principali misure approvate domenica dal parlamento, è compreso l’aumento delle imposte indirette, la riforma dei valori catastali degli immobili (che in molti casi va ad aumentare) e la creazione della «super cassa per le privatizzazioni». Quanto ricavato andrà a coprire le esigenze del debito, ma, secondo quanto promesso da Syriza, anche a sostegno degli investimenti, per aiutare la ripresa economica. Le privatizzazioni dovranno essere approvate dal ministero delle finanze, ma i lavoratori dei trasporti pubblico temono di essere tra i primi a passare in mano ai privati, ed è per questo motivo che nei giorni scorsi, hanno deciso di scioperare. La «cassa» avrà vita lunga, 99 anni ed anche su questo punto le opinioni divergono in modo molto evidente. Il governo insiste che non si deve pensare alle privatizzazioni in un orizzonte temporale limitato, che fa sotto pressione ed obbliga, spesso, a scelte sbagliate. Molti commentatori, tuttavia, sottolineano che il paese, in questo modo, viene ipotecato per tutto il prossimo secolo.
Nel frattempo, ieri a Istanbul, a margine del primo vertice umanitario dell’Onu, Alexis Tsipras ha incontrato la cancelliera Merkel con la quale ha parlato dei profughi e dei migranti, ma è stato espresso anche l’auspicio comune per una conclusione positiva dell’Eurogruppo di oggi. Nel corso del suo intervento al summit, Tsipras ha voluto ricordare che la Grecia affronta due crisi molto urgenti, quella economica e quella dei profughi, in una più vasta area geografica che presenta evidenti problemi legati alla sicurezza.

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