Ventimiglia

Il sindaco di Ventimiglia fa sgomberare i profughi e poi si sospende dal Pd

VENTIMIGLIA Uno strappo istituzionale e uno politico. Enrico Ioculano, 31 anni, sindaco di Ventimiglia, ieri ha firmato un’ordinanza che impone lo sgombero tramite forza pubblica dell’accampamento abusivo di migranti cresciuto nelle ultime tre settimane nella sua città; una mossa brusca, mai adottata prima d’ora, per cercare di dare una risposta a una situazione che va [&hellip

Claudio Del Frate, Corriere della Sera • 28/5/2016 • Copertina, Diritti umani & Discriminazioni, Europa, Immigrati & Rifugiati • 730 Viste

VENTIMIGLIA Uno strappo istituzionale e uno politico. Enrico Ioculano, 31 anni, sindaco di Ventimiglia, ieri ha firmato un’ordinanza che impone lo sgombero tramite forza pubblica dell’accampamento abusivo di migranti cresciuto nelle ultime tre settimane nella sua città; una mossa brusca, mai adottata prima d’ora, per cercare di dare una risposta a una situazione che va di ora in ora incattivendosi. Ma poi, siccome Enrico è uomo del Pd, che ha a cuore la causa di chi scappa dalle guerre, si è sospeso dal partito. «Non è stato facile, mi sono fatto un esame di coscienza», dice Ioculano, appena uscito da una riunione convocata su due piedi dal prefetto di Imperia. Il quale ha voluto sincerarsi se quel giovane amministratore avesse davvero intenzione di piantargli questa maledetta grana. «L’ordinanza è firmata, la legge parla chiaro: spetta a prefetto e forze dell’ordine farla rispettare», tira dritto lui.

I 120 stranieri accampati sul greto del fiume Roja, tutti senza documenti, tutti decisi a non farsi identificare perché puntano a passare in Francia di nascosto, hanno 48 ore di tempo per accettare la sistemazione in un centro di accoglienza. L’ora X scadrà domani mattina e poiché il gruppo è spalleggiato dai No borders dei centri sociali, c’è il rischio che scoppi la battaglia.

Passo indietro: il 7 maggio scorso a Ventimiglia Alfano aveva garantito che al confine non si sarebbero visti stranieri perché sarebbero scattati controlli sui treni. «Il centro di accoglienza in città è stato chiuso, ci è stato detto che non sarebbe servito più. E invece due o tre giorni dopo, ecco ricomparire piccoli nuclei di sbandati: due, tre, dieci — racconta il sindaco —. Ci siamo resi conto che la situazione stava precipitando e siamo intervenuti con i mezzi a nostra disposizione. L’Asl ha certificato che in quell’accampamento ci sono condizioni igienico sanitarie di grave pericolo e abbiamo chiesto lo sgombero». Ieri Alfano ha avuto parole tranchant verso Ventimiglia: «120 profughi non sono un’emergenza», ha detto il capo del Viminale. «Posso essere d’accordo — ribatte Ioculano — però con i comitati dei cittadini devo farci i conti io, non Roma. E vedo io il degrado della mia città, l’insofferenza di chi ci vive, la tensione che sale…».

Però da un amministratore del Pd non ci si aspetta il ricorso alla forza pubblica contro dei disperati… «A me lo dite? Sto nel partito da 16 anni, quando vinse Zapatero corsi a Madrid a festeggiare con gli amici perché sentivamo che una nuova sinistra era nata e adesso mi trovo costretto a cacciare gente che non ha nemmeno un pezzo di sapone per lavarsi. Dunque, mi sono sospeso dal Pd. Ma voglio che il messaggio sia chiaro: care istituzioni, caro partito, come potete di fronte a un problema enorme come l’immigrazione, scaricare tutto sulle spalle degli amministratori locali?».

E cosa accadrà domani mattina? «Il solito cinema, temo. Arriveranno polizia e carabinieri, i migranti scapperanno, quelli dei centri sociali si metteranno di mezzo. Ma non avevamo altra scelta».

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