Spari, poi la condanna attacco al giornalista che ha sfidato Erdogan

Spari, poi la condanna attacco al giornalista che ha sfidato Erdogan

Nella Turchia impazzita di questo periodo il direttore di un giornale laico viene aggredito a colpi di pistola davanti a un tribunale. Si salva dall’attentato, rimane illeso, e viene poi condannato a 5 anni e 10 mesi di prigione per i suoi scoop anti governo islamico conservatore, giudicati dal suo aspirante killer come costruiti da «un traditore della patria».

Sono le cinque e mezza del pomeriggio di ieri, a Istanbul, di fronte all’aula del tribunale dove si sta svolgendo l’ennesima udienza del processo al direttore del quotidiano laico Cumhuriyet, Can Dundar e al suo capo redattore Erdem Gul. L’accusa è quella di spionaggio, minaccia alla sicurezza dello Stato e sostegno a gruppi terroristici armati per aver dato notizia di un camion carico di armi verso le postazioni dell’Is in Siria scortato dall’intelligence.

La sequenza viene raccontata dallo stesso Dundar, una volta messo in salvo, di fronte alle telecamere: «Stavamo uscendo dal tribunale per prendere un tè. Camminavo con mia moglie quando un uomo si è avvicinato e ha gridato “Sei un traditore”, e ha sparato contro di me. Non mi ha colpito. Il proiettile ha colpito un collega». Si tratta di un giornalista di Ntv, Yagiz Senkal, che gli ha fatto da scudo ed è rimasto ferito leggermente a una gamba. «Prima mia moglie si è lanciata sull’uomo armato, poi un deputato (Muharrem Erkek, che assisteva al processo, ndr) lo ha afferrato da dietro. Non conosco l’uomo, ma so chi ci fa diventare come un bersaglio. È da tempo che ci additano ».

A levare dal tiro Dundar e ad afferrare il mancato killer è stata la moglie del giornalista, Dilek. «Andavo verso di lui e improvvisamente ho visto la pistola, poi ha subito urlato “traditore” e ha sparato due volte, mentre lo afferravamo Can era già al sicuro », ha detto la donna. L’assalitore, Murat Sahin, 40 anni, è un uomo originario della provincia di Sivas, in Anatolia.

Il clamore per lo scampato pericolo non ha comunque fermato la macchina della giustizia, che oggi doveva arrivare a concludere la fase processuale contro Dundar e Gul. I due giornalisti rischiavano l’ergastolo, dopo aver scontato nei mesi passati 92 giorni di carcere. Erano stati liberati da una decisione della Corte Costituzional. Il Capo dello Stato, Recep Tayyip Erdogan, si era ribellato dicendo di non riconoscersi nella disposizione promettendo che avrebbe continuato a seguire il dibattimento.

Alle otto e mezza di sera la decisione della corte: cinque anni per entrambi, che restano a piede libero in attesa della Cassazione.

Un’altra giornata nera per la libertà di stampa in Turchia dunque.

E’ arrivato anche l’annuncio della chiusura, il prossimo 15 maggio, di Zaman, il principale mezzo di informazione dell’opposizione. Era stato da qualche mese normalizzato dal governo che ne ha preso la direzione, passando da 500 mila copie a 2 mila giornaliere.

Una situazione imbarazzante per l’Europa che ha stretto con la Turchia un accordo sul rimpatrio dei migranti e proprio in questi giorni sta formalizzando la decisione di abolire i visti di ingresso per i cittadini turchi in Europa. «Quanto sta accadendo in queste ore in Turchia pone sotto un’altra luce l’accordo con la Turchia, solleva un ulteriore interrogativo», ha commentato il premier italiano Matteo Renzi.

Erdogan lancia però un altro schiaffo all’Europa: al Parlamento intima di non cambiare la deginizione di terrorismo nel senso chiesto da Bruxelles: «Noi andremo per la nostra strada, voi per la vostra».



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