Stop al caporalato, ci prova un protocollo

Firmano tre ministeri, cinque Regioni, imprese, sindacati e associazioni. Aiutare i braccianti a trovare una casa e a ricevere servizi dignitosi. Flai Cgil e Uila: «Almeno 430 mila sfruttati, bisogna approvare subito il ddl 2217 fermo in Senato»

Antonio Sciotto, il manifesto • 28/5/2016 • Copertina, Lavoro, economia & finanza • 905 Viste

Un protocollo per contrastare il caporalato: con precisi impegni per le ispezioni, il soccorso, l’assistenza ai lavoratori impiegati nei campi, spesso immigrati. Lo hanno firmato ieri a Roma tre ministeri – Interni, Lavoro e Agricoltura – con cinque Regioni – Sicilia, Calabria, Puglia, Basilicata e Campania – i sindacati, l’Ispettorato nazionale del Lavoro, le imprese e le associazioni. Tra gli altri, Flai Cgil, Fai Cisl, Uila, Croce Rossa, Libera, Caritas, Cia, Coldiretti, l’Alleanza delle cooperative. Un «passo importante» hanno convenuto tutti i firmatari, ma i sindacati hanno chiesto che si proceda presto all’approvazione del ddl 2217, ancora fermo in Senato nonostante i ripetuti impegni presi dal governo e dai partiti.

Ciascuna delle parti, secondo il ruolo che istituzionalmente le spetta, dovrà impegnarsi per la realizzazione di 15 obiettivi, che verranno monitorati da un Gruppo di coordinamento e controllo (con rappresentanti di tutti i firmatari) costituito presso il ministero del Lavoro.

Il trasporto è importante
Ecco i 15 obiettivi: 1) Concludere convenzioni per il servizio di trasporto gratuito che copra l’itinerario casa/lavoro; 2) istituire presidi medico-sanitari mobili per prevenzione e primo soccorso; 3) destinare gli immobili disponibili o confiscati alla criminalità organizzata all’istituzione di centri di servizio e di assistenza socio-sanitaria.

L’acqua e gli spettacoli
4) Organizzare servizi di distribuzione gratuita di acqua potabile e/o viveri; 5) potenziare le attività di tutela e informazione ai lavoratori, anche sulla salute e sicurezza, in collaborazione con personale Inail. 6) organizzare iniziative di animazione culturale e ricreativa ed eventi in onore della memoria delle vittime del caporalato; 7) creare sportelli per l’incontro domanda e offerta di servizi abitativi.

I centri per l’impiego
8) Attivare servizi di orientamento al lavoro mediante i Centri per l’impiego e i servizi gestiti dalle parti sociali, in prossimità del luogo di stazionamento dei migranti; 9) aprire sportelli informativi attraverso unità mobili provviste di mediatori linguistico-culturali, psicologi e personale competente sui diritti sindacali e socio-sanitari; 10) fare collocamento anche per mezzo di agenzie autorizzate o tramite la bilateralità, con la possibilità di fornire l’attività di trasporto; 11) sperimentare l’impiego temporaneo di immobili demaniali per i casi urgenti di accoglienza.

Le ludoteche per i bimbi
12) Creare ludoteche per i minori, centri per sport e alfabetizzazione; 13) istituire corsi di lingua italiana, ciclofficina, piccola falegnameria, di pizzaiolo, florovivaismo, sicurezza sul lavoro; 14) sperimentare bandi per promuovere l’ospitalità dei lavoratori stagionali in condizioni dignitose e salubri; 15) Creare centri di ascolto e di supporto.

Ricordando che i braccianti vittime del caporalato «sono almeno 430 mila in Italia, per un giro d’affari di 17 miliardi di euro», la segretaria Flai Cgil Ivana Galli ha chiesto «la veloce approvazione del ddl 2217». Stessa richiesta anche dalla Uila. Per i sindacati bisogna estendere il reato di caporalato anche agli imprenditori che vi ricorrono.

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