I veleni del serpentone elettromagnetico

I veleni del serpentone elettromagnetico

È un serpente elettromagnetico lungo centinaia di chilometri. Attraversa l’intera Calabria, dal Pollino all’Aspromonte. Arrivato a Rizziconi, ora è pronto per la traversata nello Stretto, via Scilla, direzione Sorgente, sul Tirreno messinese.
Sono trascorsi ormai dieci anni dal 31 ottobre 2005, da quando l’elettrodotto a 380 Kv Laino-Feroleto-Rizziconi, della multinazionale Terna spa, è stato energizzato. Varca un’area densamente popolata. È un decreto ministeriale, il D.M. Ambiente e Tutela del territorio 6102/2002, ad averlo autorizzato. Fissa in 3µT l’obiettivo di qualità del campo magnetico in normali condizioni di esercizio.

Le proteste dei comitati

Ma le misurazioni effettuate dall’Unical, tra le frazioni di Pianette e Lucchetta nel comune di Montalto Uffugo, nei pressi di Cosenza, dicono ben altro: la popolazione residente sarebbe esposta a valori superiori ai 3µT, soprattutto nelle sue prossimità. L’agenzia dell’Oms (Iarc), in base a diversi studi epidemiologici, ha classificato i campi magnetici a 50Hz come possibili agenti coinvolti nello sviluppo di neoplasie, in particolare di leucemia infantile, glioblastomi e tumori dell’apparato digerente, a causa di esposizioni a campi magnetici superiori a 0,3-0,4 µT.

No terna 4

Nonostante le proteste dei comitati, i montaltesi sono così costretti a vivere a contatto con i cavi dell’alta tensione a 380 kw, malgrado sia provato che ad una distanza compresa tra i 4-500 metri da un elettrodotto si muoia facilmente di cancro e leucemia. In passato gli abitanti delle località ove sorgono i tralicci hanno cercato di raggiungere un accordo con Terna. Hanno provato ad ottenere l’interramento dei cavi o il loro trasferimento sulle colline della catena costiera, in una corsia lontana dai centri abitati. Solo promesse, tutte quante disattese. Sistemata la pratica Laino-Rizziconi, Terna si è in questi anni occupata della prosecuzione via mare dell’elettrodotto, il Rizziconi-Sorgente.

Oggi Renzi lo inaugura, in pompa magna com’è suo solito. «Si tratta del ponte sullo stretto energetico, un’opera straordinaria», ha dichiarato dal Giappone, durante il G7. L’opera costata 700 milioni di euro, «consentirà di risparmiare fino a 600 milioni l’anno sulla bolletta elettrica» dicono all’unisono Terna, Renzi e il neo ministro allo Sviluppo economico, Carlo Calenda.

Silenzio (assenso) da parte del ministro dell’Ambiente, Gianmario Galletti. Nonostante siano tanti (e pertinenti) i dubbi sulla legittimità dell’iter autorizzativo, messi nero su bianco dalla magistratura che ha provveduto a sequestrare due piloni di sostegno, il numero 40 e il numero 45. E se il primo è stato dissequestrato, ma è oggetto di processo penale in corso, il secondo risulta tuttora requisito.

Tralicci sotto processo

«Come è possibile, dunque, inaugurare un’opera sottoposta ad accertamenti e provvedimenti di così grave natura?» si chiedono gli ambientalisti dello Stretto, a partire dall’agguerrito Comitato Mamme per la vita. Reclamano la riprogettazione dell’opera con l’interramento dei cavi in profondità, così come approvato, con mozione passata all’unanimità, dall’Ars nel 2013.

No terna 5

Intanto, il 3 maggio scorso si è tenuta la prima udienza del processo sul traliccio 40 dell’elettrodotto. Era stato un esposto, presentato nel maggio del 2013 dall’associazione Mediterranea natura (Man), a dare impulso alle indagini. In quella denuncia era emerso come il progetto di Terna e le relative autorizzazioni fossero in contrasto con il Piano paesaggistico siciliano adottato nel 2009. Il Piano individuava i punti forti del patrimonio paesaggistico peloritano e i livelli di tutela da applicare con i relativi divieti. Individuava nel comune di Saponara un crinale secondario che scende dai Colli San Rizzo a Monte Raunuso, passando per il Serro Tondo, e lo poneva sotto tutela di livello 3 con fascia di metri 200+200 ai lati, il massimo previsto, per la particolare rilevanza paesaggistica.

Proprio lungo questo crinale Terna ha già installato uno dei tralicci, il numero 40, e ha proseguito i lavori per l’arredamento e la collocazione dei cavi. Da qui il provvedimento di sequestro disposto dalla magistratura.

«La scelta politica di trasportare energia, piuttosto che modernizzare le centrali di produzione locali e diffuse, sta portando ad un crescendo di progetti di nuovi elettrodotti, anche per le criticità che accompagnano la presenza dei tralicci» sostengono gli attivisti. C’è poi la questione spinosa del monopolio: tutta la trasmissione nazionale dell’energia è in mano a Terna spa.

Il caso del pilone 45

Gli ambientalisti chiedono che anche questo regime di monopolio venga rivisto. «L’accoglimento dei diktat della multinazionale sarebbe un disastro per la tutela del nostro territorio perché privato di uno strumento importantissimo di salvaguardia ma anche di un qualificante indirizzo di sviluppo delle nostre comunità verso la naturale vocazione del nostro patrimonio paesaggistico e archeologico» rilevano i combattivi attivisti del Man.

Infine, c’è la questione del pilone 45, anch’esso finito sotto la lente degli inquirenti e posto sotto sequestro. Si trova nel comune di Villafranca Tirrena. L’indagine disposta dalla procura di Messina, su segnalazione dell’Ispettorato delle foreste, ha rilevato anomalie che si rischiano di ripercuotersi sull’assetto idrogeologico. Tutto questo nell’area notoriamente più franosa d’Italia.



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