Addio ospedali psichiatrici ma per duecento pazienti trovare posto è un’impresa

Lo spirito delle Rems è più sanitario che carcerario L’obiettivo è il recupero di soggetti pericolosi “Va meglio nelle Regioni che hanno creato formule intermedie di assistenza come le case famiglia”

MICHELE BOCCI, la Repubblica • 10/6/2016 • Carcere & Giustizia, Copertina, Salute & Politiche sanitarie • 787 Viste

PROCURE, gip e tribunali di sorveglianza fanno richiesta, ma trovano tutte le porte sbarrate. Oggi in Italia ci sono 195 persone per le quali non c’è spazio nelle Rems, le residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza che devono archiviare per sempre la buia stagione degli Opg, gli ospedali psichiatrici giudiziari. La filosofia alla base delle nuove strutture è più sanitaria che carceraria, mira all’assistenza e al recupero di malati psichiatrici giudicati socialmente pericolosi. E infatti non è prevista la presenza della polizia penitenziaria ma solo di personale sanitario.

Gli oltre 500 posti a disposizione nelle Rems già non bastano ad accogliere tutti. Ma viste le richieste, c’è il rischio che anche in futuro, quando la riforma sarà definitivamente partita e la capacità di accoglienza salirà a 600, ci si trovi un sistema sottodimensionato. «Il problema è che le Rems oggi vengono usate anche per quello che non sono. Cioè i magistrati chiedono di mandarci persone la cui posizione non è ancora definita dal punto di vista giudiziario, quindi per misure di sicurezza provvisorie. Invece dovrebbero andarci malati con misure definitive, cosa che vorrei fosse chiarita con un decreto legge». A parlare è Franco Corleone, commissario del Governo per l’applicazione della legge che ha stabilito la chiusura degli Opg indicando tra l’altro come termine il 31 marzo 2015. Il lavoro non è finito, visto che restano ancora aperti gli ospedali psichiatrici giudiziari di Montelupo Fiorentino e Barcellona Pozzo di Gotto (Messina) con dentro una cinquantina di persone. La prossima settimana finalmente chiuderà Aversa, il manicomio criminale più antico d’Italia.

Al posto degli Opg stanno nascendo le Rems: oggi sono 24 sulle 30 previste e ospitano circa 520 persone. Ma 195 sono ancora fuori. «Se si procede così i posti non basteranno mai — spiega Corleone — Ne abbiamo parlato anche mercoledì in una riunione con le Regioni e i ministeri della Giustizia e della Sanità. Chi aspetta il giudizio va mandato, anche a seconda della gravità di ciò che ha fatto, nella sezione sanitaria di un carcere, o in un reparto psichiatrico dell’ospedale. Ma ci sono anche Regioni che hanno creato strutture “intermedie” di assistenza, come ad esempio case famiglia, e che quindi “soffrono” di meno. In Emilia Romagna ci sono 5 ordinanze non eseguite per mancanza di letti nei Rems contro le 44 della Sicilia».

Gli Opg in alcuni anni sono arrivati ad ospitare anche 1.400 persone, più del doppio della disponibilità delle Rems. Secondo Corleone non è questo il problema, perché la nuova legge ha cambiato completamente l’approccio verso i malati psichiatrici pericolosi. «Negli Opg c’erano i cosiddetti “ergastoli bianchi”, con le persone che restavano dentro tutta la vita. Nei Rems, la misura detentiva è equiparata alla pena per il reato commesso. Se sono previsti 10 anni, si resta dentro non di più. E poi c’è il grande tema dell’assistenza mirata a recuperare queste persone e a reinserirle nella società. Le strutture sono piccole, ci sono stanze a due letti con il bagno, si mangia insieme». Anche dei più pericolosi si occupa comunque il personale sanitario e non ci sono portoni o cancelli a chiudere dentro gli ospiti. Tutti particolari che hanno fatto dire ai sostenitori della riforma che siamo di fronte alla rivoluzione più importante nel mondo delle malattie mentali dai tempi della legge Basaglia.

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