nucleare

Edf vende la rete per finanziare il rilancio nucleare

La Francia punta sulla ripresa dell’atomo per il quale vuole investire 50 miliardi. La cessione di Rte potrebbe fruttare fino a 6 miliardi e costituire il primo passo per un’infrastruttura europea

LUCA PAGNI, la Repubblica • 14/6/2016 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Copertina • 849 Viste

Per la Francia sarebbe una svolta clamorosa: aprire il mercato elettrico, fino a ora rimasto sotto il controllo delle società di stato, nonostante le direttive europee impongano la liberalizzazione dei servizi. Il primo passo avverrà con la cessione del 50% della sua rete elettrica ad alta tensione, una operazione che potrebbe fare da volano alla creazione di una infrastruttura europea.
Con tutta probabilità non sarebbe accaduto, se Electricite de France, il colosso posseduto all’85% dall’Eliseo, non si trovasse in una difficile situazione finanziaria. Oberata di debiti, ha appena lanciato un aumento di capitale da 4 miliardi: ripatrimonializzazione comunque non sufficente per sostenere un piano di investimenti da oltre 50 miliardi nell’arco dei prossimi dieci anni nel nucleare.
Edf, grazie alle sue 56  in Francia (e una serie di impianti sia negli Usa che Gran Bretagna) è il primo operatore al mondo del settore. Ma i costi di gestione e, soprattutto, di costruzione di nuovi impianti nell’ultimo decennio sono esplosi con il boom delle materie prime. Per continuare a finanziarli, Edf ha annunciato un piano di cessioni per una decina di miliardi, nel quale – a sorpresa – è stata inserita anche la rete elettrica nazionale.
La società Rte è la maggiore d’Europa, con oltre 100mila chilometri di cavi e tralicci: Edf ha intenzione di creare una holding sotto la quale mettere Rte per poi venderne almeno il 50 per cento. Spera di ricavare 5-6 miliardi a seconda delle valutazioni delle banche d’affari. Le quali sono già scese in campo: Edf ha già individuato Messier Maris e Goldman Sachs come advisor, mentre Citigroup e Barber Hauser assisterannoRte. Ma a chi vendere? L’ipotesi principale porta alla Caisse de Depots, l’equivalente francese della Cassa Depositi Pestiti: si verrebbe così a replicare lo schema che in Italia ha già portato sia la rete elettrica gestita da Terna, sia quella del gas affidata a Snam, sotto il cappello della Cdp.
La cessione della rete serve a Edf per finanziare i programmi per le costruzione di due impianti atomici nella regione del Sussex, sulla costa del Mare del Nord, in accordo con il governo inglese. Operazione controversa, che ha portato alle dimissioni del direttore finanziario di Edf Thomas Piquemal, contrario all’investimento. Inoltre, Edf continua ad avere problemi tencici con il cantiere della nuova centrale in Normandia, dove i costi sono triplicati e la cui inaugurazione doveva avvenire tre anni fa.
Dubbi nucleari anni parte, la cessione di Rte da parte potrebbe essere l’occasione per muovere il primo passo per la costruzione di una rete elettrica europea. Un tema caro a Bruxelles e a cui potebbe guardare anche Terna: al momento, la società guidata da Matteo Del Fante non ha progetti di acquisizioni in Europa, ma la partita potrebbe spostarsi su un piano governativo. Con un’alleanza tra reti elettriche dei paesi europei, fanno notare gli analisti, sarebbe più facile contrastare le mire delle società cinesi. Che non a caso, vogliono partecipare all’investimenti nelle centrali atomiche in Gran Bretagna e hanno già rilevato quote di minoranze nelle reti elettriche in Italia e Portogallo.

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