Nigel Farage con un cartello pro Brexit

Brexit, spaventano gli ultimi sondaggi E la Bank of England vara il paracadute

Preparato un fondo speciale per gli istituti di credito in caso di choc sui mercati

Paola De Carolis, Corriere della Sera • 6/6/2016 • Copertina, Europa • 605 Viste

LONDRA Mentre i sondaggi sul referendum del 23 giugno si rincorrono — l’ultimo dà il «leave», ovvero l’uscita dall’Ue, in vantaggio di tre punti — la Banca d’Inghilterra si prepara. Threadneedle Street ha pronta una manovra per far fronte ai costi non solo dell’incertezza, ma anche di un’eventuale Brexit.

Dal 14 giugno le banche del Paese potranno attingere a un fondo stanziato per alleviare problemi di liquidità: due ulteriori possibilità per finanziamenti straordinari sono previste per il 21 e il 28 giugno. «L’idea — ha spiegato Andrew Bailey, vice governatore della Banca d’Inghilterra e membro della Commissione per la politica monetaria dell’istituto — è di fornire un po’ di elasticità. Il messaggio è che siamo operativi e che ci aspettiamo che le banche utilizzino queste operazioni».

Il governatore Mark Carney ha sottolineato che i contatti con le banche e i fondi d’investimento sono quotidiani. «Non stiamo dicendo alle banche cosa fare, ma stiamo chiedendo loro cosa stanno facendo», ha detto nel corso di una conferenza stampa la settimana scorsa. I fondi verranno messi a disposizione prima del referendum perché dall’esperienza scozzese la banca ha imparato che concentrare gli interventi a referendum avvenuto «dà l’impressione che ci siano difficoltà anche quando non ci sono».

È da quasi un anno che la Banca d’Inghilterra studia come affrontare la possibilità di un’uscita dall’Ue. Lo scorso luglio un’email spedita per sbaglio al quotidiano Guardian indicava la costituzione a Threadneedle Street di una gruppo il cui compito era di analizzare i costi della Brexit e come sminuirne l’impatto sull’economia e la finanza. L’esistenza di un fondo per le banche era stata annunciata da Carney già a marzo. L’Europa, d’altronde, ha dato origine in passato a momenti di grande difficoltà, come il «Black Wednesday», il mercoledì nero del 16 settembre 1992, quando la sterlina fu costretta a uscire dal meccanismo di scambio europeo e la banca centrale, così come il Tesoro, fu colta impreparata.

Il crollo di Lehman Brothers e la crisi finanziaria avevano portato a un maggiore scrutinio delle attività bancarie e a un incremento dei contatti con la banca centrale, misure che adesso, in vista del referendum, tornano utili. Se con la Scozia il timore era che i risparmiatori decidessero di ritirare i soldi dai conti correnti, con il referendum sull’Europa è la possibilità che nel caso di un’uscita grosse società, nonché facoltosi clienti privati, decidano di spostare il capitale altrove.

Paola De Carolis

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