«Sono dell’Isis». Uccide due agenti Il killer era già stato condannato

Parigi, la rivendicazione sui social network mentre tiene in ostaggio un bambino. Poi il blitz dei corpi speciali

Stefano Montefiori, Corriere della Sera • 15/6/2016 • Copertina, Guerre, Armi & Terrorismi • 822 Viste

PARIGI Alla fine del 2010, Larossi Abballa si allenava e pregava assieme ai correligionari musulmani nei parchi alle porte di Parigi. Una volta, nella foresta di Cormeilles-en-Parisis, il ragazzo francese di origine marocchina ha provato a sgozzare i conigli, in previsioni di azioni più importanti.

«Dobbiamo cominciare la festa, ho sete di sangue e Allah mi è testimone», disse a uno dei complici, secondo l’indagine che portò alla condanna a tre anni per «associazione a delinquere con finalità terroristiche». Quel processo nel 2013 evitò che il gruppo di sei giovani partisse a fare la jihad nelle zone tribali al confine tra Pakistan e Afghanistan, ma alla fine della pena — trascorsa in parte fuori dal carcere, in libertà vigilata — Abballa non ha dimenticato quella vocazione.

Sapeva che poco lontano da casa sua, a Magnanville, a una cinquantina di chilometri da Parigi, abitavano Jean-Baptiste Salvaing, 42 anni, comandante di polizia a Les Mureaux, e la sua compagna Jessica Schneider, 36, impiegata al commissariato di Mantes-la-Jolie. Due sere fa Abballa si è nascosto dietro il cancello del giardino, e ha aspettato che il poliziotto tornasse a casa.

Quando Salvaing è arrivato, intorno alle 20.20, il terrorista gli ha inferto le prime due coltellate. Il comandante ha cercato di scappare, gridando ai vicini di mettersi in salvo e di chiamare i soccorsi, ma è stato raggiunto da Abballa che lo ha finito con nove colpi all’addome.

Poi il terrorista è entrato in casa e ha sgozzato Jessica Schneider, sotto gli occhi di Mathieu, il loro bambino di tre anni e mezzo. Alle 20 e 52 posta su Facebook Live, con il profilo «Mohamed Alì» un video di 13 minuti. Appare calmo. «Gli Europei saranno un cimitero — dice —. Anche noi Hollande, non ho dimenticato le tue parole, saremo spietati».

«Saremo spietati» è l’espressione usata dal presidente della Repubblica dopo i massacri del 13 novembre. Nel video il terrorista dice di avere accolto l’invito del portavoce dello Stato Islamico, lo sceicco Adnani, che chiedeva di uccidere «i miscredenti» e in particolare i poliziotti. Poi passa a minacciare: giornalisti, esperti di terrorismo, rapper.

Il bambino è dietro, sul divano. «Non ho ancora deciso che cosa farò di lui», dice l’assassino. Mathieu sarà salvato dalle forze speciali, che intorno a mezzanotte fanno irruzione. Il RAID uccide il jihadista e prende in custodia il bambino, che secondo il procuratore anti-terrorismo François Molins in quel momento «si trova in stato di assiderazione ma indenne». Mathieu Salvaing viene ricoverato all’ospedale Necker di Parigi. A tre anni, ha assistito all’assassinio di padre e madre.

Negli ultimi mesi Larossi Abballa era controllato dai servizi, ma non aveva destato sospetti precisi. Si faceva chiamare «Dr Food» perché aveva creato un servizio notturno di consegna di panini halal. Nel suo profilo Facebook postava foto del furgone pieno di vivande, un video in cui si lamentava della scarsa gentilezza delle persone — «scambiate un sorriso, ogni tanto» —, una scritta «Je Suis Leicester» in omaggio al trionfo della squadra di Ranieri nel campionato inglese e, la mattina prima del crimine, un manifesto degli Europei 2016 in versione complottista, con un crocifisso e simboli massonici occulti che lui aveva saputo smascherare, e il commento: «Poi dite che vediamo il male ovunque…».

La paura del terrorismo si fa strada. A Rennes, una ragazza di 19 anni è stata accoltellata alla fermata dell’autobus ed è stata ricoverata in gravi condizioni. L’aggressore, musulmano in cura per schizofrenia, ha ubbidito alle voci che gli chiedevano di «fare un sacrificio per il Ramadan».

Stefano Montefiori

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