Loi Travail

Loi Travail: il governo sull’orlo della crisi di nervi

Francia. A pochi giorni dall’Euro di calcio, la protesta non si ferma, spento un’incendio ne riparte un altro. L’offensiva di Mélenchon, le difficoltà del Pcf, la campagna Nuit Debout “contro il voto Ps”

Anna Maria Merlo, il manifesto • 7/6/2016 • Copertina, Lavoro, economia & finanza nel mondo • 744 Viste

Il governo è sull’orlo di una crisi di nervi, venerdì iniziano gli Europei di calcio, dovrebbero arrivare almeno 2 milioni di turisti e il paese resta in acque agitate, tra le conseguenze delle inondazioni e la crisi sociale, che non si ferma. Per il primo ministro, lo sciopero alla Sncf, la società nazionale delle ferrovie, «è incomprensibile». Eppure continua. Ieri dei ferrovieri Cgt hanno bloccato per un breve periodo le stazioni Montparnasse e Gare du Nord, a Parigi, mentre aveva luogo un interminabile incontro con la direzione delle ferrovie per cercare una via d’uscita dopo 6 giorni di sciopero. Il governo prosegue nella tattica di isolare ogni protesta, cercando di spegnere uno dopo l’altro gli incendi che si accendono. I ferrovieri fanno rivendicazione di categoria, in vista dell’arrivo della liberalizzazione della rete, nel 2020. Il nervosismo cresce: la Sncf perderebbe 15-20 milioni di euro al giorno.La protesta continua: giovedì sarà un’altra giornata di azioni, in attesa della manifestazione nazionale del 14 giugno a Parigi. Il 13 il Senato avrà cominciato a discutere il testo della Loi Travail rivisto dalla destra, che ha la maggioranza: vale a dire un ritorno alla prima versione, quella precedente le modifiche fatte dalla Cfdt, molto più liberista della versione passata con la forza del 49.3 all’Assemblée. I sindacati contestatari stanno già preparando un’altra giornata di protesta, verso fine giugno-inizio luglio, quando la legge El Khomri tornerà in discussione all’Assemblée. Il relatore della Loi Travail, il deputato socialista Christophe Sirugue, si è detto pronto a ritoccare il controverso articolo 2, che prevede la priorità degli accordi di impresa su quelli di categoria. Ma Valls non vuole che venga modificata «la filosofia» della flessibilità. Restano in agitazione, a singhiozzo, anche Edf (elettricità), le raffinerie (ma la situazione migliora), le discariche dei rifiuti, mentre sulla metropolitana parigina pesa la minaccia di uno sciopero «illimitato». Anche i piloti di Air France minacciano uno sciopero (ma non c’entra con la Loi Travail). Il governo punta a un rovesciamento dell’opinione pubblica: un ultimo sondaggio dice che ormai il 54% dei francesi non appoggia più la protesta. Euro 2016 arriva e l’«immagine» della Francia nel mondo teme di prendere dei colpi.

Le conseguenze politiche dello scontro Cgt-governo saranno notevoli. Domenica, Jean-Luc Mélenchon ha riunito 10mila persone in place Stalingrad, per il lancio della campagna delle presidenziali. Mélenchon non vuole le primarie alla sinistra della sinistra, proposte dal Pcf. Il leader del Parti de Gauche, che i sondaggi danno al 12% quasi sul punto di surclassare Hollande nell’eventualità si presenti, naviga sull’onda lunga del rifiuto dei partiti tradizionali: propone di porsi alla testa della «France insoumise», dei «ribelli» in lotta, dagli ecolo alla Nuit Debout, coniugando La Marseillaise e l’Internazionale. Mélenchon attacca frontalmente «pouf et chocolat», come schernisce Hollande e Valls che «non hanno capito che la lotta è la nostra dignità».

Il ministro dell’Economia, il controverso Emmanuel Macron, ieri ha ricevuto un uovo in testa a Montreuil, comune guidato con un sindaco comunista, dove si era recato alla sede della Posta locale per presentare un francobollo commemorativo degli 80 delle ferie pagate, conquista del Fronte popolare. Pierre Laurent, riconfermato domenica segretario del Pcf, afferma che «Hollande non può essere il nostro candidato, non può più essere nel 2017 il candidato che fa vincere la sinistra». Va più lontano François Ruffin, regista di Merci patron! tra i promotori della Nuit Debout, che ha aperto ieri una campagna contro il voto al Ps, giustificata con «l’assenza di ribellione massiccia dei parlamentari socialisti» contro la Loi Travail e la svolta liberista del partito. La Cgt intanto raccoglie i voti contro la Loi Travail in un referendum auto-organizzato sui luoghi di lavoro.

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