M5S vola a Roma e va bene a Torino Il Pd è in affanno

Ballottaggi tutti da giocare a Roma, Milano, Torino, Napoli e anche a Bologna. Con tre blocchi in campo (centrodestra, centrosinistra e M5S), nelle grandi città nessuno dei big in corsa per la poltrona di sindaco ce la fa al primo turno

Dino Martirano, Corriere della Sera • 6/6/2016 • Copertina, Politica & Istituzioni • 553 Viste

ROMA Ballottaggi tutti da giocare a Roma, Milano, Torino, Napoli e anche a Bologna. Con tre blocchi in campo (centrodestra, centrosinistra e M5S), nelle grandi città nessuno dei big in corsa per la poltrona di sindaco ce la fa al primo turno. E nella Capitale una sorprendente Virginia Raggi (M5S) lascia dietro di sé, a oltre 10 punti di distanza, Roberto Giachetti (centrosinistra) e Giorgia Meloni (destra) a combattere spalla a spalla nella notte fino all’ultimo voto per poter accedere al secondo turno.

L’ulteriore crollo dell’affluenza non c’è stato. Ma uno smottamento preoccupante ha scosso tutta l’Italia: ha votato il 62,1% contro il 67,6% del 2011 anche se nella grandi città quasi un elettore su due ha continuato a disertare le urne. Inversione di tendenza solo a Roma (+4,4 punti) e a Napoli (+3,1) mentre Milano (-12,8), Bologna (-11,7) e Torino (-9,3) abbattono la media dell’affluenza.

Alle 23, alla chiusura dei seggi, le prime proiezioni anticipavano che a Milano il candidato del centrosinistra, Giuseppe Sala, supererebbe il concorrente del centrodestra unito, Stefano Parisi. Grandissima incertezza a Roma sul nome dello/a sfidante che al ballottaggio contenderà il Campidoglio alla rivelazione Virginia Raggi (M5S) accreditata dalle proiezioni oltre il 35%. A contendersi il secondo posto — testa a testa — un Roberto Giachetti (centrosinistra) in forte rimonta e una Giorgia Meloni (FdI, Lega) che non ha mollato fino all’ultimo. Distaccato di 25 punti rispetto alla Raggi, si piazza un deludente Alfio Marchini (FI, Ncd) mentre Stefano Fassina (Sinistra italiana) avrebbe confermato un non trascurabile risultato (intorno al 5%).

E l’onda lunga dei grillini si fa sentire anche a Torino dove il sindaco uscente Piero Fassino (centrosinistra) va al ballottaggio con un modesto 40,6% tallonato a pochi punti da un’imprevedibile Chiara Appendino (M5S). E anche a Bologna, il candidato del Pd (il sindaco uscente Virginio Merola) non decolla e si ferma al 37,7% lasciando a Lucia Bergonzoni (Lega, centrodestra) una speranza al ballottaggio.

A Napoli, la candidata indicata da Renzi per le primarie, Valeria Valente, è arrivata terza dietro (di tre punti e mezzo) al candidato di centrodestra, Giovanni Lettieri, che con il suo bottino di voti sfiderà il prossimo 19 giugno il sindaco uscente Luigi de Magistris, vittorioso sui concorrenti al primo turno.

A Cagliari il sindaco uscente Massimo Zedda (centrosinistra) potrebbe acciuffare la vittoria al primo turno. A Trieste, il candidato del centrodestra, Roberto Dipiazza, dilaga e arriva vicino al 50% già al primo turno, distanziando di oltre 10 punti il concorrente Roberto Cosolini. L’altissima affluenza a Benevento fa ben sperare il sempreverde Clemente Mastella (centrodestra) che lotta spalla a spalla con il candidato di centrosinistra Raffaele Del Vecchio. E le lunghe file ai seggi registrate a Cosenza hanno elettrizzato, fino ad annunciare la vittoria al primo turno, i supporter del sindaco uscente Mario Occhiuto (centrodestra) che sfida il Pd Carlo Guccione distanziato di moltissimi punti.

Oltre 13 milioni di elettori sono stati chiamati a votare in 1.342 Comuni italiani. Alle precedenti amministrative la media nazionale dei votanti era del 67,6%. Allora si votava anche il lunedì mattina e, dunque, il dato consolidato alle 19 di ieri (46,1%) e quello finale delle 23 (62,1%) indicano un temporaneo contenimento dell’emorragia dei votanti. La differenza la fanno le grandi aree metropolitane dove si è votato meno rispetto ai capoluoghi di provincia e ancora di più in relazione ai medi e piccoli Comuni. ?La giornata elettorale si è svolta senza incidenti a parte qualche segnalazione di schede fotografate in cabina. La scheda elettorale, soprattutto nelle grandi città, era un vero «lenzuolo» e molti elettori si sono lamentati per la grafica che rendeva quasi impossibile il voto disgiunto (candidato sindaco e lista non collegati).

Dino Martirano

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