Il Polisario piange il suo leader

Il Polisario piange il suo leader

Si è spento ieri in un ospedale algerino Mohamed Abdelaziz, presidente della Repubblica araba saharawi democratica (Rasd) e leader storico del Fronte Polisario, la formazione che da oltre 40 anni conduce la sua lotta per l’indipendenza del Sahara occidentale dal Marocco.

Abdelaziz aveva 68 anni ed era malato da tempo. Non a caso aveva implorato i delegati del 41mo congresso del «frente», tenutosi lo scorso dicembre nel campo profughi di Dakhla da poco devastato da una terribile alluvione, di trovarsi un nuovo leader, perché quello che avevano dal 1982 era stanco e malato. Più facile a dirsi che a farsi: unico candidato ufficiale, Abdelaziz è uscito suo malgrado vincitore di un dodicesimo mandato con oltre il 90% delle preferenze.

Pur in assenza di un ricambio generazionale al vertice, dalla componente più giovane erano comunque uscite indicazioni e prese di posizione forti; prima fra tutte quella di non escludere l’opzione della lotta armata, nel caso in cui l’offensiva diplomatica e l’«intifada» non violenta in corso non avessero prodotto risultati apprezzabili in tempi ragionevoli. «Lungi dall’essere strumento di minaccia – aveva chiosato Abdelaziz – la lotta armata è un dovere sacro per tutti i membri del Fronte Polisario, un legittimo diritto sancito dalla Carta costituzionale e avallato da varie risoluzioni delle Nazioni Unite. Rimarrà un’opzione permanente fino a che non si raggiungerà la fine dell’occupazione».

Il Marocco occupa dal 1975 l’ex Sahara spagnolo. Il conflitto che va avanti da allora tra il Fronte Polisario e la monarchia di Mohammed VI ha causato decine di migliaia di profughi che hanno trovato perlopiù rifugio nel sud dell’Algeria, come del resto il governo saharawi in esilio. La mediazione dell’Onu aveva portato a un cessate il fuoco nel 1991, ma la repressione nei territori occupati non è mai cessata e l’impasse si è fatto di anno in anno più palpabile. Oggi il Fronte Polisario insiste sul referendum che il Marocco, anche su input delle Nazioni unite, avrebbe dovuto consentire nelle zone occupate e nei campi profughi in Algeria. Ma Rabat non intende rinunciare alla propria sovranità sulle terre contese – lande desertiche ma bagnate da acque molto pescose e con ingenti riserve di fosfati nel sottosuolo – e non sembra sia disponibile ad andare oltre la concessione di una semi-autonomia.

La Spagna per i suoi trascorsi coloniali e le odierne dispute politico-commerciali con il Marocco è diventata principale e naturale meta europea della diaspora e sponda per le rivendicazioni internazionali del Fronte Polisario. Non è un caso che tra le prime reazioni alla scomparsa di Abdelaziz ci sia quella giunta via social network da Alberto Garzón, leader della formazione politica Izquierda Unida.

Profonda tristezza, unita all’incoraggiamento per il proseguimento della lotta, è quanto è stato invece espresso dalla presidente dell’Unione africana Nkosazana Dlamini Zuma. Tre i giorni di bandiere a mezz’asta nelle sedi dell’organismo di cui non fa parte il Marocco proprio per la presenza riconosciuta della Rasd .

Il Fronte Polisario nell’annunciare la morte del suo leader ha dichiarato un lutto nazionale di 40 giorni, al termine del quale ci sarà stavolta l’obbligo di eleggere un nuovo segretario generale e un nuovo presidente della Repubblica. Nel frattempo le due cariche ad interim spettano a Khatri Abdouh, già a capo del Consiglio nazionale Saharawi e figura molto vicina a Abdelaziz.

Molti analisti concordano sul fatto che la morte di Mohamed Abdelaziz non cambia granché lo scenario e non sposta di una virgola l’obiettivo finale della battaglia saharawi, che resta il raggiungimento della totale autodeterminazione. Molto più decisivo sarà quello che accadrà in Algeria, tradizionale alleato dei saharawi, una volta scomparso il presidente Bouteflika, anch’egli malato da tempo.



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