Kamikaze ad Ansbach, 12 feriti

Kamikaze ad Ansbach, 12 feriti

Baviera ancora sotto attacco: 48 ore dopo la strage di Monaco è di nuovo terrore nel sud della Germania. Domenica un kamikaze si è fatto esplodere davanti a un ristorante ad Ansbach, 40 chilometri da Norimberga.
Si chiamava Mohammed Deleel, 27 anni, siriano, e indossava uno zaino-bomba imbottito di pezzi di metallo. L’ha fatto brillare a pochi metri dall’obiettivo: un festival musicale affollato da 2.500 persone. Il bilancio provvisorio è di 12 feriti, di cui quattro gravi.

L’agenzia di Daesh Amak rivendica l’attentato ma il link con il Califfato è confermato anche dalla polizia. «Il kamikaze ha ricevuto diverse telefonate prima di entrare in azione» comunicano gli investigatori insieme all’arresto di un presunto complice. Mentre Der Spiegel pubblica il video del giuramento di fedeltà di Deleel ad Al-Bagdadi (dove mostra le ferite di guerra e minaccia di «fare un attacco in Germania in nome di Allah») archiviato nel cellulare. «Siamo scioccati dalla violenza» fa sapere la cancelliera Angela Merkel che attende la fine delle indagini «per il quadro definitivo». Quello provvisorio invece è chiaro. Ancora una volta l’attentatore è una persona con problemi psichici conclamati. E di nuovo si tratta di un richiedente asilo, con in tasca il decreto di espulsione in Bulgaria. Per questo il governo della Baviera e la destra di Alternative für Deutschland ora chiedono il giro di vite sull’accoglienza ai profughi.

La bomba
L’ordigno scoppia domenica alle 22.10 nel centro di Ansbach, 40.420 abitanti nel cuore della Franconia. Il boato viene avvertito a chilometri di distanza e inizialmente i vigili del fuoco pensano a una fuga di gas. Finché arrivano le chiamate di soccorso dei feriti e la polizia ritrova il corpo sventrato dell’attentatore.

Ha attivato l’innesco dell’ordigno nascosto nello zaino dopo essere stato respinto (perché privo del biglietto) al festival musicale «Ansbach Open». Il concerto viene subito sospeso e i 2.500 spettatori evacuati. «La gente ha cominciato a scappare. Ho visto persone a terra con lesioni a collo e testa» racconta un testimone alla Bild. Deleel viveva in Germania da due anni. Alle spalle: la fuga da Aleppo e una richiesta d’asilo respinta il 2 dicembre 2014. Aveva precedenti per droga, problemi di depressione e due tentativi di suicidio falliti. Anche lui, come il killer di Monaco, era stato in cura in una clinica psichiatrica. «Un tipo simpatico e gentile» secondo Reinhold Eschenbacher, capo dell’Ufficio sociale di Ansbach. Deleel aveva ricevuto due decreti di espulsione, l’ultimo datato 13 luglio. E spuntano altri particolari: 2 schede sim e 6 profili Facebook attivati; mazzi di banconote da 50 euro e materiale per costruire una bomba, ritrovati nella stanza d’albergo dove alloggiava.

Pugno di ferro
Il ministro dell’interno della Baviera Joachim Herrmann punta il dito contro la politica della «porta aperta» ai migranti imposta da Merkel. «Sono sconvolto dall’abuso della protezione garantita ai richiedenti asilo. Non possiamo più andare avanti così». Non migliora il clima l’aggressione a colpi di machete di un altro profugo siriano a una donna incinta, uccisa alla fermata del bus a Reutlingen (Baden-Württemberg) domenica sera. La polizia indica il movente passionale ma non basta a placare la xenofobia dilagante. Neppure l’ineccepibile analisi della portavoce del governo Ulrike Demmer che ricorda: «Gran parte degli attacchi in Europa non è stato commesso da profughi». Non la pensa così André Poggenburg del consiglio federale di Afd per cui «la bomba ad Ansbach conferma che la migrazione porta terrorismo».

Più istituzionale ma altrettanto duro il ministro della giustizia bavarese Winfried Bausback che chiede più poteri investigativi: «Bisogna poter indagare anche su internet: le norme tedesca ed europea sono troppo restrittive». Promette giustizia invece il governatore Horst Seehofer: «Vi assicuro che non saremo morbidi con i responsabili». Sempre a Monaco il sindaco Dieter Reiter annuncia la stretta in vista dell’Oktoberfest che comincia il 17 settembre: «Oltre al controllo delle borse è allo studio il divieto agli zaini» spiega. Ma è allarme rosso anche a Bayreuth: sorveglianza raddoppiata per il festival dedicato a Wagner che ieri ha aperto in sordina. La Baviera è blindata: da domenica ad Ansbach (città gemellata con Fermo) ci sono i 200 agenti allertati fin dal 19 luglio, dopo che un 17 enne pakistano ha aggredito con un ascia una famiglia di turisti a bordo di un treno.

La rete dietro l’Olympia
Proseguono in parallelo le indagini sulla strage di Monaco: ieri il fermo di un amico 16enne del killer. «Conosceva in anticipo il piano di Ali Sonboly» spiegano gli investigatori. Qui Sonboly ha comprato la Glock utilizzata per l’attacco. Provata anche la connessione con la strage alla scuola di Winnenden commessa dal 17enne Tim Kretschmer a marzo 2009 (15 morti). Nei mesi scorsi Sonboly ha scattato foto sul luogo del massacro. A Monaco infine procede la commemorazione delle 9 vittime del centro Olympia. Per tutti è «la strage dei ragazzi»: Armela, Sabina, Can, Roberto di 14 anni, Selcuk (15) Huseyn (17) Guilliano (18) e Dijamant (20) oltre alla 45 enne Sevda.

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