Fallimento Jobs Act: crollano i contratti stabili, boom dei voucher

Inps. La crescita dei posti nel 2016 è inferiore a quella del 2014 quando non c’era la «riforma» Renzi

Roberto Ciccarelli, il manifesto • 20/7/2016 • Copertina, Lavoro, economia & finanza, Studi, Rapporti & Statistiche • 1319 Viste

Inesorabile continua il fallimento del Jobs Act. L’osservatorio sul precariato dell’Inps ieri ha confermato: tagliati del 40% gli incentivi alle imprese per i nuovi assunti con il contratto «a tutele crescenti» – un ossimoro che può essere sintetizzato con «contratto stabilmente precario» – nel 2016 prosegue il crollo dei contratti a tempo indeterminato: -78%. Nel frattempo prosegue il boom dei voucher, liberalizzati: +43%.

Nei primi cinque mesi dell’anno sono stati stipulati 712.007 contratti a tempo indeterminato (comprese le trasformazioni) mentre le cessazioni, sempre di contratti a tempo indeterminato, sono state 629.936 con un saldo positivo di 82.071 unità. Il dato è peggiore del 78% rispetto al saldo positivo di 379.282 contratti stabili dei primi cinque mesi 2015. Il dato è peggiore rispetto al 2014 (+122.188 posti stabili in cinque mesi).

L’Inps scandaglia i dati al di là della propaganda. Le assunzioni con esonero contributivo biennale sono state pari a 159 mila, le trasformazioni di rapporti a termine che beneficiano del medesimo incentivo ammontano a 43 mila, per un totale di 202 mila rapporti di lavoro agevolati. Si tratta del 30% del totale delle assunzioni/trasformazioni a tempo indeterminato, una percentuale pari alla metà di quella registrata con l’esonero contributivo triennale nel corso del 2015 (60,8%). Quanto alla composizione dei nuovi rapporti di lavoro in base alla retribuzione mensile, l’Inps registra infine per le assunzioni a tempo indeterminato intervenute nei primi cinque mesi del 2016 una riduzione della quota di retribuzioni inferiori a 1.750 euro rispetto a quanto osservato per il corrispondente periodo 2015.

Si conferma un’antica legge del mercato del lavoro: con sgravi, o senza, indipendentemente dal governo e dall’orientamento del suo «storytelling», in Italia la stella polare resta l’assunzione a termine.

Lo spiegano i dati Inps: per i contratti a tempo determinato, nei primi cinque mesi del 2016, si registrano un milione e 441 mila assunzioni, in linea con gli anni precedenti (+ 0,6% sul 2015, e + 1,2% sul 2014). Le assunzioni con contratto di apprendistato, prosegue il report, sono state 90 mila, con un incremento del 10,4% sul 2015. Il confronto è tra questo milione e 531 mila rapporti a termine e le 202 mila con il contratto diversamente precario del Jobs Act.

Il discorso si riaprirà quando gli incentivi pubblici per i profitti privati delle imprese termineranno nel 2018. Allora i contratti a tutele crescenti scadranno e le aziende saranno libere di licenziare (Renzi ha cancellato l’articolo 18). Finita la droga degli incentivi, tutto tornerà alla precarietà selvaggia che non è mai scomparsa.

In compenso prosegue la crescita incontrollabile dei voucher, il precariato di ultima generazione. Nel periodo gennaio-maggio 2016 sono stati venduti 56,7 milioni di voucher per il pagamento del lavoro accessorio con un incremento del 43% sul 2015. Dal 2014 i voucher sono cresciuti del 75,2%. È il sintomo dell’uso improprio dei «buoni»: si allarga il mercato nero e grigio, oltre che l’elusione fiscale e contributiva che questo strumento permette, nell’imminenza della stagione estiva nel commercio, nel turismo e nei servizi.

Tutto nella tragica norma dell’ultimo anno, tranne una cosa. Ieri era assordante il silenzio mantenuto da Renzi su twitter e dai loquaci dichiaratori di professione del Nazareno.

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