Francia. Lo stato di diritto in campagna elettorale

Francia sotto attacco. Hollande vara la Guardia nazionale. La destra chiede più repressione, ma non tutti sono pronti a travolgere lo stato di diritto. Assassinio di padre Hamel: anche il secondo terrorista era schedato “S”

Anna Maria Merlo, il manifesto • 29/7/2016 • Copertina, Guerre, Armi & Terrorismi, Internazionale • 578 Viste

E’ già campagna elettorale, a nove mesi dalla presidenziali, che saranno seguite a ruota dalle legislative. La destra è partita all’attacco di Hollande e del governo, che cercano di parare i colpi. Mentre è confermata l’identità del secondo terrorista di Saint-Etienne-du-Rouvray, Abdel Malik P., 19 anni, residente in Savoia, anche lui schedato “S”, cioè a rischio radicalizzazione, dal 29 giugno scorso. Tre persone a lui vicine sono in stato di fermo, una delle quali lo aveva accompagnato in un tentativo di andare in Siria.

Il contrattacco di Hollande si limita all’annuncio della creazione, probabilmente già dal prossimo settembre, della Guardia nazionale, formata da riservisti (esercito, gendarmerie, polizia) e volontari. 15mila riservisti mobilitati a breve, in prospettiva un corpo di 40mila persone, nei fatti un nuovo nome e un po’ più di consistenza a una struttura che esiste già, la riserva operativa. Hollande risponde a distanza anche a Donald Trump: “la Francia resterà sempre la Francia, è quando ci si abbassa che non si è più se stessi”.

Al centro dell’attacco di parte della destra contro l’esecutivo: lo stato di diritto. Oggi, Hollande e la maggioranza socialista difendono il diritto, dopo essersi scottati fortemente otto mesi fa con la brutta avventura della proposta di riforma costituzionale sulla privazione della nazionalità per i terroristi con doppio passaporto. Ieri, Nicolas Sarkozy, candidato non ancora dichiarato alle primarie della destra del prossimo novembre, ha ripetuto l’accusa al governo di perdersi dietro “arguzie giuridiche”. Il ministro della Giustizia, Jean-Jacques Urvoas, ha risposto che l’ex presidente vuole “la guantanamizzazione del diritto”. Il vice-segretario dei Républicains, Roger Karoutchi, sarkozista, riassume: “contro dei terroristi armati di coltelli e di kalashnikov, dovremmo batterci con il Codice? Chi stiamo prendendo in giro?”. Hervé Morin, Udi (centro-destra), ex ministro delle Difesa chiede una “israelizzazione della sicurezza”. Non tutta la destra è d’accordo con questa deriva. L’ex primo ministro, François Fillon, ricorda che l’articolo 411 del Condice penale punisce la congiura con potenze nemiche. Benoist Apparu, portavoce di Alain Juppé (candidato alle primarie della destra) condanna: “si crea artificialmente la contrapposizione tra stato di diritto e protezione dei francesi”. Marine Le Pen resta in agguato, non ha bisogno di gridare, c’è già Sarkozy che riprende le sue idee.

Il pretesto è la polemica che cresce sulla sorveglianza dei due terroristi di Saint-Etienne-du-Rouvray, entrambi schedati “S”. Dalla Germania sarebbe venuta una allerta, nei giorni precedenti l’attacco. Era stata segnalata una foto di Abdel Malik P., il 10 giugno scorso i servizi turchi avevano individuato il futuro terrorista, ma poi vengono perse le tracce e la Francia pensava fosse ancora in Turchia, mentre era già rientrato l’11 giugno. Il 29 sarà schedato “S”. Sulle reti sociali Adel K., il primo terrorista, invitava a “prendere un coltello” e andare “in una chiesa”. Adel K., dopo essere stato in carcere, era sotto sorveglianza giudiziaria, liberato con braccialetto elettronico da un collegio di giudici, che avevano dato credito alle sue promesse e assicurazioni. Il pm aveva fatto appello. In Francia ci sono 10.500 persone considerate “radicalizzate”, ha indicato il governo, con grandi differenze di implicazione. Sarkozy e Le Pen chiedono che vengano chiuse in centri speciali, su decisione amministrativa (cioè senza intervento del giudice). 2147 francesi o stranieri residenti in Francia sono implicati nelle filiere jihadiste di Siria e Iraq, 898 hanno velleità di partire sul campo, più di mille sono già stati in quei paesi, 680 sono ancora li’ (un terzo sono donne, un quarto dei convertiti recenti). La Procura di Parigi ha aperto informazioni giudiziarie su 553 persone tornate dalla Siria: 268 sono state incriminate (169 sono in carcere preventivo, 93 sotto controllo giudiziario), 49 sono in attesa di giudizio, 71 sono già condannati. Negli ultimi anni, tre nuove leggi anti-terrorismo sono state approvate. E con la nuova estensione dello stato d’emergenza per 6 mesi (fino a gennaio 2017) sono state reintrodotte le perquisizioni amministrative (extra-giudiziarie). E’ stata avviata una riforma dei servizi segreti. A maggio sono state approvate 80 misure, tra cui un piano di lotta al finanziamento del terrorismo. Dall’aprile 2014 c’è un numero verde per segnalare le radicalizzazioni, a settembre sarà aperto il primo centro di reinserzione e altri seguiranno. Esiste, cioè, già un enorme arsenale anti-terrorismo, uno dei più importanti in Europa, che è stato usato anche come arma di repressione contro le manifestazioni sociali (Cop21, Loi Travail).

Intanto, le derive dei politici alimentano un clima di tensione. In Corsica, l’Flnc minaccia Daech: ci saranno “risposte determinate” in caso di attacchi sull’isola. A Cannes, il sindaco di destra ha proibito “le borse voluminose e opache”. Per cercare di ritessere un’unità, il Cfcm (culto musulmano) ha invitato i musulmani ad andare a messa domenica in chiese cattoliche. Aumenta il numero dei media che aderiscono all’impegno di non pubblicare più nomi e foto dei terroristi, una deputata Lr propone una legge. A Saint-Etienne-du-Rouvray c’è stata una cerimonia in omaggio a padre Hamel.

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