Rouen, orrore premeditato sulla messa

Francia . Due terroristi irrompono nella chiesa di Sant Etienne, sequestrano il prete e lo sgozzano. Grave un’altra persona. I killer sono stati uccisi. Uno dei due, francese di 19 anni, già arrestato per terrorismo

Anna Maria Merlo, il manifesto • 27/7/2016 • Copertina, Guerre, Armi & Terrorismi • 819 Viste

L’ultimo attacco ha avuto luogo ieri mattina a Saint-Etienne-du-Rouvray, cittadina operaia di 28mila abitanti a sud di Rouen in Normandia. Dodici giorni dopo Nizza nel giorno della Festa nazionale, il bersaglio è stato un altro simbolo: una chiesa cattolica al momento della messa, il cattolicesimo è la principale religione in Francia. L’abate Jacques Hamel, 86 anni, è stato sgozzato con un coltello, 5 persone sono state prese in ostaggio e c’è un ferito grave, ieri tra la vita e la morte. Una suora è riuscita a scappare: «sono entrati bruscamente, hanno occupato lo spazio, parlavano arabo. Ho visto il coltello. Sono scappata quando cominciavano ad aggredire padre Jacques», hanno gridato «Allah Akbar».

Gli assalitori erano due, sono stati abbattuti dalla Bri, di fronte alla chiesa, quando sono usciti per affrontare le forze dell’ordine, c’era timore che avessero cinture esplosive (ma si sono rivelate finte). La rivendicazione di Daech, attraverso l’agenzia Amaq, è arrivata tre ore dopo: «gli autori dell’attacco contro una chiesa in Normandia sono due soldati dell’Is che hanno realizzato l’operazione in risposta agli appelli a prendere come bersaglio i paesi della coalizione internazionale crociata». Il Procuratore di Parigi, François Molins, ha rivelato che c’è stato un tentativo di negoziato con i terroristi. Fallito, perché gli ostaggi sono stati usati come scudo.
François Hollande, che in mattinata si è recato a Saint-Etienne-du-Rouvray con il ministro degli Interni, Bernard Cazeneuve, ha subito indicato Daech come responsabile, «che ci ha dichiarato guerra». Il presidente, pur parlando ormai di «guerra», ha fatto appello «all’unità e alla coesione» del paese. Ieri sera, ha ribadito che «deroghe allo stato di diritto» dividerebbero soltanto il paese, ma non verranno «ristrette le libertà», ma solo applicate le leggi, «amplificate» dallo stato d’emergenza. Valls ha parlato di «guerra lunga» e che bisogna «prenderne coscienza».

Ma la destra è partita immediatamente all’attacco e questa volta si fa forte di nuovi argomenti: uno dei terroristi, Adel Karmich, 19 anni, originario della periferia di Le Havre, portava un braccialetto elettronico. Era stato condannato al carcere nel 2015, dopo essere stato estradato dalla Turchia, dove aveva cercato di andare a combattere in Siria. Aveva usato false identità, fermato in Germania e in Svizzera. Nel marzo scorso era stato liberato e messo sotto controllo giudiziario, contro il parere della Procura antiterrorista. La polemica, quindi, esplode: la destra chiede da tempo di chiudere in centri speciali, una Guantanamo alla francese, tutti i sospetti schedati «S» (sono 13mila) o quelli considerati maggiormente pericolosi (2100 francesi sono in Siria o tornati da quel campo di battaglia). Nicolas Sarkozy ha ingiunto al governo di agire «con grande lucidità» e «capire finalmente che dobbiamo cambiare profondamente la visione, la dimensione, la strategia della risposta». Per l’ex presidente candidato in pectore alle prossime presidenziali, «non sono più ammissibili arguzie giuridiche, precauzioni, pretesti» per giustificare «azioni incomplete» nella guerra ai terroristi.

Georges Fenech, presidente della commissione parlamentare sul terrorismo, ha ieri chiarito la proposta della destra per non travolgere troppo lo stato di diritto e mettere il governo con le spalle al muro: creare un nuovo reato per gli «atti di preparazione» di un attacco terroristico. Secondo questo deputato, l’assalitore con il braccialetto elettronico non sarebbe uscito di galera, perché aveva frequentato la moschea salafista radicale di Saint-Etienne-du-Rouvray e consultato siti jihadisti.

L’estrema destra ha subito preso di mira il giudice delle libertà che aveva permesso al terrorista di uscire di prigione: «quale è il suo nome? Chi è il giudice che lo ha liberato?».

L’uomo poteva uscire di casa dalle 8,30 alle 12,30. Per Marine Le Pen c’è «la responsabilità immensa di coloro che ci governano da trent’anni, vederli chiacchierare è rivoltante». Ancora più virulenta Marion Maréchal-Le Pen: «svegliatevi, uccidono i preti, uccidono i nostri figli».

Il primo ministro, Manuel Valls, continua a insistere sullo «stato di diritto», ma lo scontro all’Assemblée dopo Nizza con il deputato-presidente della regione Rhône-Alpes, il falco Wauquiez, annunciava già i toni della prossima campagna elettorale.

Per l’ex primo ministro, François Fillon, «indignarsi non è più sufficiente». Il deputato Républicain, Eric Ciotti, ha chiesto l’espulsione immediata di tutti gli stranieri schedati e la «sospensione» dell’immigrazione dai «paesi a rischio».

Un governo debole, un presidente senza consensi, riusciranno a impedire confusioni e derive repressive? Che peso hanno in un paese ormai profondamente scosso le parole di Ségolène Royal «non riusciranno a seminare odio e paura»? O quelle del ministro degli Esteri, Jean-Marc Ayrault, «restiamo uniti di fronte all’orrore»? Il relatore della commissione parlamentare sul terrorismo, il socialista Sébastien Pietrasanta, ha ricordato che l’intervento della Bri, le teste di cuoio francesi, è avvenuto molto rapidamente, grazie alle ultime misure prese da Cazeneuve, peraltro oggetto di forti critiche per le falle nella sicurezza a Nizza (dove ci sono stati due nuovi fermi). «Restiamo assieme contro la barbarie» ha invitato il sindaco Pcf di Saint-Etienne-du-Rouvray, Hubert Wulfranc.

Hollande ha parlato con il papa, ha ricevuto ieri sera l’arcivescovo di Rouen, monsignor Lebrun, che è rientrato precipitosamente da Cracovia, dov’era per le giornate dei giovani cattolici. Stamattina il presidente riceve all’Eliseo i rappresentanti delle religioni di Francia. Tutte hanno condannato, dai protestanti agli ebrei.

Il Consiglio francese del culto musulmano ha parlato di «atto terroristico vigliacco e barbaro» e ha invitato a mantenere la «coesione nazionale». E’ il messaggio di tutte le confessioni, che temono una guerra di religione (c’era già stato un tentativo di attentato nel 2015 contro una chiesa cattolica a Villejuif, sempre nel 2015 dopo Charlie Hebdo era stato preso di mira a Parigi l’HyperCacher, un mini-market, nel 2012 ha avuto luogo il massacro alla scuola ebraica di Tolosa).

L’inchiesta è affidata all’antiterrorismo. Un minorenne, nato in Algeria, è stato messo in stato di fermo ieri in Normandia. La polizia ha cercato per varie ore un’eventuale presenza di esplosivi nella chiesa. Saint-Etienne-du-Rouvray era ieri una città morta, chiusa nella paura.

Le polemiche gonfiano anche sulla protezione dei luoghi di culto, che sono più di 50mila. Valls, qualche mese fa aveva precisato che sono sotto protezione 700 sinagoghe e scuole ebraiche, un migliaio di moschee e 178 chiese cattoliche.

Condanne da tutto il mondo sono arrivate in Francia. Gli Usa offrono aiuto. La guerra sarà intensificata in Iraq e in Siria. Rinforzi da subito in uomini e materiale da Parigi e in autunno arriva nella zona la portaerei nucleare Charles-de-Gaulle, con una presenza bellica triplicata.

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